Diari – Il mio primo Big Year (Parte III)

365 giorni tra paludi, foreste, prati e montagne, sempre con il binocolo al collo e la macchina fotografica in mano. 365 giorni alla scoperta delle tante specie di uccelli che scelgono il nostro Paese per nidificare, svernare, sostare brevemente durante una lunga migrazione o ancora trascorrere la loro intera esistenza selvatica. 365 giorni di grandi e piccole emozioni, lunghe attese, fallimenti e successi.

La maestosità della regina: l’aquila reale (Aquila chrysaetos)

Una conta appassionante, questo Big Year 2021 (leggi anche le parti I e II), che con il 31 Dicembre ormai alle porte sembra essersi arrestata a 229 specie diverse di uccelli. Un risultato di cui non posso non essere orgoglioso mentre, in prossimità dell’abitato di Caorle, piccolo comune veneto affacciato sul mar Adriatico, mi godo il tramonto di fronte a centinaia, migliaia di oche lombardelle intente a foraggiarsi su un campo coltivato.

Uno spettacolare stormo di oche selvatiche e lombardelle (Anser anser e Anser albifrons)

Stormi di decine e decine di individui continuano ad arrivare fendendo l’aria nella tipica formazione a V: con il sole che si appresta a scomparire oltre l’orizzonte, le mie speranze di ricevere un ultimo regalo da questo luogo sospeso tra terra e mare sembrano svanire. Eppure, a ennesima riprova che se esiste una virtù che un vero birdwatcher deve costantemente allenare questa è la pazienza, attendo ancora qualche minuto. Incrociando le dita e aguzzando la vista seguo con il mio binocolo Leica il volo di un ultimo drappello di oche. Chiaramente distinguibile tra le grigie oche selvatiche e lombardelle, appare come in un miraggio una singola, bellissima oca facciabianca. una visitatrice accidentale del nostro Paese, che nidifica nell’estremo Nord dell’Europa e che rappresenta la ciliegina sulla torta di questo anno memorabile.

Per concludere questa mia avventura non avrei potuto scegliere una location migliore: il tratto di costa che dal Golfo di Trieste scende fino alla Laguna Veneta non ha niente da invidiare al più rinomato Delta del Po: anche qui, come alla fine del Grande Fiume, è la massiccia quantità d’acqua, dolce, salata e salmastra ad attirare un numero spropositato di uccelli. Se ogni angolo di quest’area può riservare incredibili sorprese agli appassionati di penne e piume, esiste tuttavia una sola riserva, nei pressi della foce del fiume Isonzo, in grado di fregiarsi del titolo di Eden per la vita alata.

La foce del fiume Isonzo

Hotspot: la Riserva Naturale Regionale della Foce dell’Isonzo

La Riserva Naturale Regionale della Foce dell’Isonzo, situata in Friuli Venezia Giulia, si estende per 2338 ettari lungo l’ultimo tratto del corso dell’omonimo fiume. Istituita nel 1996, questa oasi ha visto avvicendarsi, nel corso di più di 20 anni, oltre 320 specie di uccelli.

Due sono i sentieri che attraversano la grande zona umida. Quello più breve è un percorso ad anello, che si snoda intorno a un’area paludosa dove il livello dell’acqua risulta ideale per anatidi e ardeidi. Nel periodo invernale sono letteralmente migliaia le oche, lombardelle e selvatiche in gran parte, che trascorrono le ore centrali del giorno nel cuore della palude principale, prima di spostarsi verso i campi dove si alimentano sul far della sera e dove si osservano anche molto presto la mattina. Poiane, falchi di palude e albanelle reali volano radenti sui fitti canneti, terrorizzando folaghe e gallinelle d’acqua, che subito cercano riparo nel folto, da dove si alza rauco il canto del timido porciglione e dell’invisibile tarabuso.

Il mimetico tarabuso (Botaurus stellaris)

A chi ha poco tempo a disposizione, le tante schermature disseminate qua e là lungo il percorso offrono buone opportunità di avvistare il coloratissimo martin pescatore e una decina di specie di anatre svernanti, tra cui meritano una menzione alzavola, moretta, codone e mestolone. Dove le acque si fanno un po’ più profonde pescano cormorani e marangoni minori, ma anche diverse specie di svassi.

Avendo scelto di dedicare un’intera giornata all’esplorazione della riserva, dopo aver trascorso diverse ore presso l’osservatorio della Martinetta e dopo aver pranzato presso il suggestivo ristorante con vista sulla palude, decido di avventurarmi sul sentiero che conduce alla vera e propria foce dell’Isonzo.

Mai abbassare il binocolo!

Un camminamento lungo ma spettacolare, che permette di scoprire il cuore selvaggio di questa area protetta. Percorro il sottile lembo di terra che conduce a Punta Spigolo con il mare da una parte e il lento scorrere del fiume dall’altra: immensi stormi di oche e cormorani fendono l’aria sopra la mia testa, mentre in distanza migliaia e migliaia di limicoli si muovono sui banchi di sabbia alla ricerca di qualcosa di cui nutrirsi. Tra di loro anche gli inconfondibili chiurli, chiassosi e schivi trampolieri dal becco ricurvo, simbolo di questa splendida riserva.

Avvistamenti emozionanti: il gipeto (Gypaetus barbatus)

Non tutti gli avvistamenti di questo Big Year sono avvenuti a livello del mare o in prossimità di zone umide come quelle di cui ho appena raccontato. Per provare a trasmettervi anche solo un briciolo dell’emozione provata in occasione di un incontro davvero magico, vi devo trascinare in una scarpinata non da poco. Il nostro punto di arrivo, infatti, è situato nel cuore del Parco Nazionale Gran Paradiso, a oltre 2000 metri di quota. Lassù, dove volano alcuni tra i più grandi rapaci del mondo.

Uno spettacolare primo piano di un gipeto (Gypaetus barbatus)

Il gipeto, maestoso avvoltoio caratterizzato da un’apertura alare che sfiora i tre metri, è il grande obiettivo della mia giornata fotografica. Estinta sulle Alpi dall’inizio del XX secolo a causa di una persecuzione indiscriminata, alimentata da falsi miti e infauste credenze popolari, questa specie è stato oggetto di un fortunato progetto di reintroduzione che ha interessato tutto l’arco alpino: tra i territori protagonisti di questo ritorno non poteva mancare il Parco Nazionale Gran Paradiso, dove nel 2011 è nato il primo pulcino di gipeto italiano a distanza di quasi 100 anni dall’ultimo abbattimento di questo avvoltoio nel nostro Paese.

Avevo già avuto la fortuna, in passato, di scorgere l’inconfondibile e mastodontica sagoma di questo uccello stagliarsi contro il cielo, ma purtroppo quasi sempre a distanze ragguardevoli, tali da impedirmi di apprezzare a pieno le dimensioni e l’aspetto regale della specie. Insomma, nulla a confronto dell’emozione provata in una fredda mattinata di questo indimenticabile Novembre.

Sono seduto ormai da diverse ore su una cengia rocciosa, quando da lontano scorgo un bellissimo esemplare adulto in avvicinamento. Sembra che si lasci trasportare dal vento: non un singolo battito d’ala. Inquadro l’animale con il mio teleobiettivo, quasi non riesco a metterlo a fuoco da quanto è vicino. Il cuore batte forte, mentre con un atteggiamento incuriosito l’immenso volatile sorvola la mia testa. Mentre osservo ammaliato l’intenso colore giallo del suo capo, percepisco come un sibilo: è il vento, che si incunea e soffia tra le lunghe remiganti del gipeto, colorate d’ardesia. Mentre l’avvoltoio si allontana trattengo il fiato e cerco di capire se sono riuscito o meno a scattare almeno una foto nitida. Uno sguardo fiero, cerchiato di rosso carminio, mi osserva dal retro illuminato della mia fotocamera. Uno sguardo selvaggio, testimonianza vivente di quanto l’uomo sia in grado di fare, quando si ingegna per porre rimedio ai propri errori.

Luca Giordano Fotografo professionista dal 2015, da diversi anni organizza viaggi fotografici, corsi e workshop in Italia e in diverse aree d’Europa. Collabora come fotografo naturalista e scrittore freelance con svariati enti e riviste, mentre le sue immagini sono state segnalate e premiate in occasione di numerosi concorsi fotografici nazionali e internazionali. Raccontare la natura e gli animali selvatici al grande pubblico è lo scopo del suo lavoro: in questa direzione vanno letti i suoi saltuari interventi a GEO (Rai3), così come le tante proiezioni di foto naturalistiche che tiene presso associazioni, scuole e circoli fotografici. Si è laureato in Economia Aziendale e in Direzione d’Impresa, Marketing e Strategia, con una tesi sulla valorizzazione del territorio nel Parco Nazionale Gran Paradiso e nelle Aree Protette Alpi Marittime. Per vedere i suoi lavori e seguire le sue iniziative www.lucagiordanophoto.com

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