Per sentieri poco battuti nel Parco del Campo dei Fiori in provincia di Varese

Sentieri poco frequentati nel parco

A volte anche in parchi molto frequentati è possibile trovare itinerari poco battuti, dove non incontrare nessuno o al più qualche rarissimo compagno di avventura e massimizzare in questo modo la possibilità di imbattersi nella fauna nel suo habitat. Certo, a patto di conoscere bene il territorio e di non temere fatiche supplementari. Così capita anche nel contesto del Parco regionale del Campo dei Fiori, in provincia di Varese. 

Uno dei numerosi caprioli che abitano il parco

Il parco del Campo dei Fiori domina la zona collinare varesina ed è delimitato a nord ovest dalla Valcuvia, a est dalla Valganna ed a sud dalla città di Varese. Comprende due importanti massicci, il Campo dei Fiori (1227 mslm) e la Martica (1032), separati dalla Valle della Rasa, da dove nasce l’ Olona, fiume che molto potrebbe raccontare della storia industriale di queste terre.
La particolare collocazione geografica e le caratteristiche geologiche del territorio hanno favorito l’instaurarsi di una vegetazione molto varia, con boschi di castagni e faggi, aree di flora rupicola e aree umide (da segnalare, per gli appassionati di botanica, anche la presenza di alcune varietà di orchidee come Ophirys apifera e  insectifera e Gentiana pneumonanthe).

La rara apparizione di un cervo durante il bramito

Quanto alla fauna, oltre a numerosi invertebrati, I boschi del Parco ospitano ufficialmente una discreta varietà di rapaci sia nidificanti (nibbio bruno, falco pecchiaiolo, poiana, sparviero, astore, falco pellegrino) sia in migrazione (biancone, falco di palude), oltre alla consueta avifauna prealpina, tra cui spiccano alcuni picidi e corvidi. Molti i cinghiali e i caprioli, qualche piccolo roditore, qualche cervo e altri mammiferi come il tasso. Sono inoltre da anni in corso diversi progetti che hanno come scopo la tutela dei chirotteri, presenti con diverse specie. 

Poiana sullo Scarpone luvinatese

Niente orsi, niente lupi, niente linci (magari!!!), nessun affascinante grande predatore… eppure c’è molto da osservare per animaltrippers e birdwatchers.

La vicinanza alla città, l’ottima segnaletica di alcuni sentieri molto amati da varesini e varesotti (come il sentiero 10) rendono però questo parco, in alcune sue aree e in alcuni giorni, piuttosto affollato, condizione non ideale per l’avvistamento di fauna.  

Numerosissimi i cinghiali, in questa foto un piccolo

Ma, come detto, basta poco per “perdersi”. Noi qui lo facciamo spesso, in tutte le stagioni, con il sole e con la pioggia, con il vento e con la nebbia. Succede ad esempio sullo “Scarpone luvinatese”, un sentiero che, partendo all’interno del parco dalla Cascina Zambella, passa dal Sass del Signur e segue poi il canalone lungo il sentiero Dal Zotto, fino a sbucare sulla strada militare che porta al forte di Orino. Ripido, scomodo, curato solo nei giorni precedenti alla omonima gara podistica (breve ma durissima, 5.6 km con un dislivello di 800 metri, da Piazza Cacciatori delle Alpi a 425 m s.l.m all’Osservatorio a 1225 m s.l.m), altrimenti con fondo irregolare, coperto di foglie cadute e rami (fino allo scorso anno era anche osservabile il relitto di un piccolo aereo da turismo caduto). Lo Scarpone offre al camminatore l’immediata percezione della wilderness che solo le montagne poco frequentate offrono.

Uno scoiattolo rosso tra i rami

I continui ostacoli, gli alberi caduti, le ancora ben visibili tracce dei gravi incendi degli anni scorsi… tutto concorre a creare la magica sensazione della natura selvaggia. Qui non è raro l’incontro con caprioli, cinghiali, poiane, così come basta tendere l’orecchio per sentire il canto inconfondibile del picchio nero (che sta colonizzando le vaste aree di alberi morti o in sofferenza del parco), il tambureggiare del picchio rosso, il gracchiare di cornacchie e ghiandaie o il volo veloce di merli, cince e codibugnoli.

Non è difficile scorgere lo scricciolo, con il suo volo scattante e imprevedibile

Succede anche sull’altrettanto poco battuto sentiero delle grotte (ricche di chirotteri) che partendo dal Mattello di Comerio o, più avanti, da una diramazione del Sentiero 10, in pochi minuti di ripida salita conduce verso una delle più importanti tra le numerose grotte presenti nell’ambito del massiccio del Campo dei Fiori, la Grotta del Remeron (tanto capiente da permettere ai fedeli di assistere a Ferragosto alla Santa messa nelle sue profondità), da cui si può continuare per la grotta della Scondurava e quindi salire alla strada militare del Forte di Orino. Ma succede lungo i tanti sentieri appena segnati che salgono da ogni parte verso la vetta o portano a rocce scoscese, passaggi difficili, alvei di ruscelli in secca.

Girini di salamandra pezzata

E allora il nostro invito è ad abbandonare gli itinerari conosciuti, a prendere la via che il vostro cuore vi consiglia, senza pensare a dove possa portare o alla paura di perdersi, ma semplicemente godendosi la natura e i suoi meravigliosi abitanti… scoprirete luoghi e stati d’animo inaspettati!

Tramonto tra le abetaie morte del parco, habitat del picchio nero

Prof. Gip. Barbatus

Foto di Ale.Zoc

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