Interviste – A tu per tu con il camoscio appenninico: Eugenio Di Zenobio ci racconta la passione di una vita

Nel continuo navigare alla ricerca di progetti che condividano i valori su cui abbiamo fondato il nostro blog Animal Trip, ci siamo imbattuti in un libro fotografico a firma Eugenio Di Zenobio, interamente dedicato al camoscio appenninico (Rupicapra pyrenaica ornata), il più elegante tra i camosci, uno degli straordinari gioielli endemici dell’Appennino abruzzese, che personalmente abbiamo avuto l’opportunità di goderci durante una bellissima uscita sul Monte Meta qualche tempo fa. Amiamo le monografie (ad esempio, se ve lo siete perso, recuperate Le stagioni del cervo di Elisa Confortini di cui abbiamo parlato pochi mesi fa) e così contattato l’autore per farci raccontare questo suo progetto.

Ciao Eugenio, parlaci di te.

Sono abruzzese e sono da diversi anni una guida naturalistica nei Parchi Nazionali abruzzesi illustrando gli aspetti ambientali e storici del territorio, nonché gli aspetti biologici della fauna selvatica. Ho maturato una profonda esperienza nel campo della conservazione naturalistica, collaborando con parchi e associazioni in studi e progetti di ricerca. In particolare mi sono occupato di censimenti faunistici e di monitoraggio e conservazione del camoscio d’Abruzzo (Rupicapra pyrenaica ornata)e aquila reale (Aquila chrysaetos). La mia conoscenza delle montagne abruzzesi e gli studi effettuati sulla fauna appenninica, mi hanno portato poi a diventare un naturalista-fotografo: la fotografia non è il fine, bensì il mezzo per divulgare e far conoscere le bellezze naturali dell’Abruzzo nel mondo.

Da questa tua passione per la natura e la fotografia è nato il tuo ultimo progetto, concretizzatosi in un libro fotografico Il camoscio appenninico, meraviglia della natura (per maggiori informazioni sul libro e le modalità d’acquisto, rivolgersi a info@camosciodabruzzo).

Questo libro (200 pagine, formato 28X31 cm, copertina rigida) non è il fine della mia ricerca sul camoscio d’Abruzzo, non ho iniziato a studiare e seguire il camoscio per poi realizzare il libro. Il libro è semplicemente un cerchio che si chiude, dopo 30 anni di ricerca e studi sulle alte quote abruzzesi, sempre spinto dalla grande passione che ho per la montagna e per la fauna selvatica. Al camoscio d’Abruzzo devo tutto: è il primo animale selvatico che incontrai all’età di 14 anni ed è stato lui ad avvicinarmi alla natura e a farmi conoscere e scoprire le meravigliose montagne della mia regione! Tanto che nel 2000 ho creato il sito internet www.camosciodabruzzo.it (tuttora attivo) interamente dedicato all’animale e dove poi negli anni ho anche inserito la mia attività professionale di guida.

Perché proprio il camoscio, tra i tanti straordinari endemismo abruzzesi?
La fauna abruzzese è incredibile, un paio di anni fa feci una mostra fotografica dal titolo Big five d’Abruzzo dove esponevo mie foto su quelle che, secondo me, sono le 5 specie simbolo e identitarie della nostra regione: lupo, orso marsicano, aquila reale, grifone e, appunto, il camoscio d’Abruzzo. Tutti animali meravigliosi ma io fin da subito mi sono appassionato alla storia e alla bellezza del camoscio d’Abruzzo. Non un animale qualsiasi, ma un animale unico al mondo, che vive solo e soltanto sulle nostre montagne e, da pochi anni, anche sui monti Sibillini nelle Marche. La sua rarità (oltre che bellezza!) e il successo che abbiamo ottenuto sin qui per la sua conservazione deve essere motivo di orgoglio per tutti noi abruzzesi e non solo.

Nel concreto, come è nato il libro?

Era un po’ che pensavo al libro, di dedicare cioè un libro interamente al camoscio. Avevo raccolto tanto materiale, tanti dati, in tutti questi anni. E così l’anno scorso, complice il lock-down, mi sono messo a tavolino a scrivere i testi e a selezionare le foto. La parte più difficile è stata quella di selezionare le migliaia di foto realizzate negli anni in tutti e cinque i parchi dove vive il camoscio, e poi lavorarle. In un mese ho realizzato il libro.
Un libro sicuramente fotografico, con più di 200 foto, tutte inedite, che mira ad illustrare la specie nelle quattro stagioni dell’anno, con didascalie e descrizione degli aspetti comportamentali e sociali sulla base delle mie osservazioni sul campo. Ma vi è anche un ampio testo (tradotto anche in inglese) sulle origini e la storia del camoscio, sullo status della popolazione, sulla gestione e tanto altro.

Quali sono state le maggiori difficoltà che hai incontrato?

La prima, come detto, è stata la selezione del materiale: nel controllare i miei hard disk, ho contato più di 300 uscite al camoscio in 30 anni di ricerca. Un’enorme mole di lavoro, e fatica, che ai miei occhi giustifica pienamente questo libro. Significa aver percorso centinaia di chilometri sulle alte quote d’Abruzzo, aver percorso per ogni uscita, in ogni stagione dell’anno, dislivelli di almeno 1000 m alla volta per arrivare lassù, dove vivono i camosci. E spesso in condizioni atmosferiche avverse (freddo, nebbia, vento, neve alta…) che a volte mi hanno fatto desistere e tornare indietro. E poi… il peso dello zaino. Come sa qualunque fotografo naturalista, fare tutto questo con un zaino sulle spalle pieno di attrezzatura fotografica e ottiche per l’osservazione dal peso di 10 Kg non è mai comodo!

Inoltre fotografare in particolare il camoscio appenninico non è affatto facile, come molti pensano. Intanto, come dico sempre, ci devi arrivare lassù, oltre i 2000 metri di quota, dove vive il camoscio. Questo presuppone una buona conoscenza della montagna e sapersi muovere nei difficili ambienti di alta quota. Fotografare e riprendere la Rupicapra ornata in inverno è ancora più difficile: infatti in inverno i camosci sono soliti sempre stazionare su cenge e ripide pareti esposte a sud. Questo per sfuggire ai predatori. E capita spesso di non poterli raggiungere, per le difficoltà ambientali.

Tra le fatiche, molte saranno sicuramente state le soddisfazioni e i momenti magici.               

Certamente, le soddisfazioni superano sempre le fatiche. Ricorderò sempre quella volta, in una fredda giornata autunnale di qualche anno fa, quando mi trovavo da solo a 2600 metri, sulle alte vie della Majella. Stavo osservando e fotografando un branco di camosci che si stava alimentando, quando all’improvviso ad una cinquantina di metri da me, vidi uscire da dietro una roccia un lupo. L’emozione fu enorme! Il lupo subito si accorse di me e ritornò sui suoi passi, ma ci guardammo fissi negli occhi per minuti interi….lui forse più sorpreso di me perché non si aspettava di incontrare una persona lì, in quel momento. Riuscii a immortalarlo, e la foto è presente nel libro. Per me quella foto è il racconto di una giornata memorabile in cui ho avuto il privilegio di incontrare un lupo in alta quota, cosa che fino ad allora non mi era mai accaduto. Incontro e seguo lupi da anni, ma non mi era mai capitato di incontrarne uno a 2600 m!

Che taglio hai voluto dare al libro?                                   

Ho scelto un taglio divulgativo, ma non mancano dati e nozioni scientifiche per far meglio conoscere la Rupicapra ornata. Il mio intento è quello di far conoscere il camoscio d’Abruzzo a più persone possibili, anche all’estero. E questo spiega anche la traduzione dell’intero testo in inglese. Spero anche che il lettore colga dal libro il mio impegno, l’amore che ho per le mie montagne d’Abruzzo e la passione che ho impiegato (e che metto sempre!) per realizzare questo lavoro. Perché… sicuramente Il camoscio appenninico, meraviglia della natura è un libro, ha cioè la forma di un libro. Ma per me è molto di più. È un contenitore di storie degli ultimi 30 anni della mia vita spesi sulle tracce dell’camoscio appenninico. Ogni foto pubblicata nel libro mi riporta indietro negli anni e mi fa rivivere i momenti trascorsi su quella precisa montagna; mi fa ripensare alle fatiche ma anche alle gioie vissute con i camosci e a volte condivise con amici, che mi hanno accompagnato nelle mie uscite.

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