Ma non erano estinti questi animali? Tra effetto Lazzaro ed errore di Romeo

Quante volte ultimamente vi è capitato di leggere di specie animali (e vegetali) ritenute estinte da tempo e invece improvvisamente riapparse? E’ il cosiddetto “Lazarus effect”, per il quale “risorgono” in modo del tutto imprevedibile specie che la scienza ritiene perse per sempre. Non è certo una novità, basti ricordare il clamore suscitato dal ritrovamento di un celacanto, un grosso pesce di profondità dell’Oceano Indiano che si riteneva estinto da 65 milioni di anni, nel 1938 ad opera di Marjorie Courtenay Latimer, curatrice del museo di Storia Naturale di East London in Sudafrica. La storia finì su tutti i giornali.

Di recente il ritmo di questi ritrovamenti è però cresciuto notevolmente, per il fatto che il nostro pianeta è sempre più piccolo e antropizzato e anche le aree meno accessibili stanno purtroppo entrando in contatto con la civiltà sotto la spinta dell’urbanizzazione e della deforestazione. Negli ultimi 120 anni si stimano circa 300 ritrovamenti di animali considerati ufficialmente estinti! E’ il caso del ratto delle rocce laotiano (Laonastes aenigmamus), ad esempio, per caso avvistato su alcuni banchi alimentari nel Laos centrale dalla zoologo della Wildlife Conservation Society Robert Timmins o, più recentemente, di un grande uccello del Borneo, la Macalocincla perspicillata, un uccello canoro della famiglia Pellorneidae di cui si conservava un solo individuo impagliato. E poi alcuni imenotteri, tra cui l’ape più grande del mondo – Megachile pluto – oltre 4 cm con un’apertura alare di 6 cm, descritta per la prima volta dal naturalista Alfred Russel Wallace, diversi anfibi… insomma davvero la riscoperta di mondi ritenuti perduti per sempre!

Certamente il progresso tecnologico aiuta, le fototrappole sono diventate fondamentali in questo genere di ricerche ma anche una rinnovata attenzione è fondamentale.

Purtroppo esiste anche un effetto opposto al “Lazarus effect”, il cosiddetto “errore di Romeo”, dal nome del celebre personaggio shakespeariano, introdotto in letteratura scientifica nel 1998 dall’ornitologo Nigel J. Collar per indicare il notevole decremento di possibilità di sopravvivenza di una specie ritenuta estinta. E’ il caso della maestosa tigre del Caspio (Panthera tigris virgata), ritenuta scomparsa nel 1970 e invece sopravvissuta con ogni probabilità fino al 1990 e per la quale sarebbe stato possibile sicuramente tentare qualche iniziativa di conservazione.

Ma forse senza aspettare Lazzaro o chiudere gli occhi con Romeo, cercando un approccio diverso, potremmo tutelare in modo più efficace la straordinaria biodiversità del nostro pianeta. E’ arrivato decisamente il momento!

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