Diari – Tra starne e sterne: un tuffo nella meravigliosa biodiversità del Parco Regionale del Delta del Po

Può sembrare strano ma anche qui, nella Bassa Pianura dell’Emilia Romagna, in mezzo a centinaia e centinaia di ettari di terreno intensivamente coltivato e ad uno sviluppo edilizio cresciuto tra gli anni ’70 ed ’80 in misura spropositata, la natura è comunque riuscita a sopravvivere in tante zone, permettendo di tutelare l’incredibile biodiversità originaria di queste zone. Siamo in provincia di Ferrara, nel Parco Regionale del Delta del Po. Un Parco ‘difficile’, perché per scoprire le sue bellezze occorre aver pazienza: un giro in auto, magari dopo pranzo in un fine settimana primaverile od estivo, in mezzo alla calca dei turisti mordi e fuggi, non vi permetterà probabilmente di veder nulla. Se, invece, siete disposti a rinunciare a qualche ora di sonno per esser all’alba, anzi, prima dell’alba, nelle Valli (non valli alpine, che qui non esistono, ma le valli di acqua salmastra che si sono salvate dalle bonifiche), ecco che inizierete a sintonizzarvi con queste zone.

Nei giorni scorsi sono andato al cinema a vedere il film ‘Sulle ali dell’avventura’ e guardando i bellissimi paesaggi della Camargue ove è ambientato, mi sono ritrovato esattamente in queste zone. Soprattutto i suoni dei canti degli uccelli che sentirete se andrete a vedere il film, sono gli stessi di queste zone.

Ed è per questo che vi consiglio di esser in Valle prima dell’alba, perché assistere al risveglio degli uccelli immediatamente prima che si alzi il sole è un qualcosa che vi rimarrà dentro. Prima che una luce dorata si diffonda ovunque, prima ancora di riuscire a vederli, sarete travolta dai richiami dei fenicotteri, dei cavalieri d’Italia, delle avocette e di altre decine e decine di specie di uccelli, diverse ovviamente anche in base al periodo della vostra visita, perché il Delta è zona di transito durante i periodi migratori per alcune specie, è zona di nidificazione per altre specie, è zona frequentata abitualmente tutto l’anno da altre specie ancora, come ad esempio i fenicotteri.

Frequento spesso la zona delle saline di Comacchio, in particolar modo la parte liberamente accessibile verso il mare. Ero là durante l’ultima nevicata lo scorso anno: evento abbastanza insolito, con un freddo che congelava le mani tanto da non sentirle più (ed una pensai bene di schiacciarla in mezzo allo sportello chiudendo l’auto …), ma ne è valsa la pena per veder nuotare e fotografare le volpoche col dorso ricoperto di un po’ di neve, od i fenicotteri che si aggiravano tra le salicornie imbiancate.

Ero là a maggio, ad osservare, a pochi metri, le liti tra sterne, gabbiani e cavalieri d’Italia per assicurarsi il miglior luogo ove nidificare; o la femmina di sterna, appoggiata su di un palo a pelo d’acqua, sotto una pioggia battente col cielo plumbeo, in attesa del compagno che le portasse un pesciolino, passandoglielo al volo. Scene veramente interessanti, frequenti, relativamente facili da fotografare; a volte nella solitudine totale (sconsiglio di lasciar attrezzatura fotografica in auto per evitar spiacevoli sorprese), a volte fianco a fianco con decine di birdwatchers. Pazienza, ci vuole solo pazienza: vi potrà capitare di assistere all’accoppiamento dei cavalieri d’Italia, od al passaggio veloce del porciglione e potrete immortalare queste scene senza grosse difficoltà.

Neanche le tanto temute zanzare sono per me un problema: munitevi del necessario repellente, fateci il bagno appena usciti dall’auto e via, potrete passare indenni in mezzo ai loro nugoli senza prender neppure un pinzo!

Ma non solo nelle Valli di acqua salmastra si manifesta la grande biodiversità del Delta. Mi piace, in particolare, accennare al grande progetto per la reintroduzione della starna italica (Perdix perdix italica) nelle Valli (bonificate) del Mezzano, un’area ZPS sita tra Ostellato e Comacchio. Area scelta perché qui la starna, ora specie considerata estinta in natura, viveva numerosa ancora alla fine degli anni ’80. Decimata dal terribile inverno del 1985, è poi probabilmente scomparsa in conseguenza degli interventi agricoli di sfalcio dell’erba in prossimità dei canali ed al margine dei campi coltivati, per la caccia indiscriminata, per l’uso di pesticidi.

Foto di Aiko Di Casa Bernardelli, che ringraziamo

La starna adulta, nutrendosi soprattutto di semi, ama i campi di cereali ed erba medica circondati da incolto ove rifugiarsi mentre i piccoli, nelle prime settimane di vita, nutrendosi di larve ed insetti, frequentano soprattutto siepi basse ed aree erbose incolte cespugliate. Tagliando le erbe incolte proprio nel periodo di riproduzione ed avvelenando gli insetti, ecco che la specie è scomparsa, anche se, di fatto, qualche raro esemplare sopravvive ancora, come testimonia questa fotografia scattata nel gennaio 2019 proprio nelle zone in questione.

Col contributo dell’Unione Europea, con la collaborazione dell’ISPRA, del Parco del Delta del Po, dei Carabinieri, Legambiente e della Federazione Italiana della Caccia oltre che dell’omonima cugina francese, è partito questo ambizioso progetto per la reintroduzione di starne, allevate in alcuni centri italiani scegliendo esemplari con linee genetiche presenti in campioni storici. Ma non solo reintroduzione: quel che più mi piace è il coinvolgimento di tutti gli stakeholders, ovvero di tutte le varie categorie di persone potenzialmente interessate, comprese le guide ambientali ed escursionistiche come me, appositamente contattate e relazionate, così da far conoscere a tutti, compresi agricoltori e cittadinanza locale, quel che si sta facendo, al fine di ottenere la nostra collaborazione per monitorare, e sensibilizzare. Affiancando a questo un ulteriore fondamentale step, visto quanto accaduto in precedenza, consistente nel miglioramento ambientale, realizzando particolari aree adatte all’allevamento ed alla crescita dei pulcini, e nell’incentivare l’adozione di buone tecniche agricole. Un progetto che pone al centro la starna italica, da considerarsi però come “specie ombrello”, ovvero come portabandiera del progetto che comporterà un miglioramento ambientale per un nutrito numero di altri animali, mammiferi, uccelli ed insetti, che trarranno giovamento dalle tutele attuate per la starna. Miglioramento ambientale che, giova evidenziarlo, porterà un vantaggio anche al mammifero uomo, con una minor utilizzazione dei pesticidi, il miglioramento del terreno, un aumento dei fiori e delle piante spontanee, quindi degli insetti, delle api, un miglioramento della qualità dei prodotti alimentari, un aumento della biodiversità. E forse anche un ritorno economico, incentivando la presenza in zona di naturalisti, birdwatchers, fotografi od anche solo di persone interessate a fare una passeggiata in mezzo alla natura.

Valli salmastre, anatidi, fenicotteri, limicoli, passeracei, sterne, starne e storni (chissà perché così poca fantasia nel denominare uccelli completamente diversi tra loro). Ed un gioiello: il cervo della Mesola.

Nel Bosco della Mesola, una riserva protetta da tempo gestita dalla Forestale, c’è, esiste, resiste e persiste questo cervo che rappresenta l’unica popolazione autoctona nella penisola: sono i cervi discendenti di quei cervi che hanno da sempre popolato l’Italia, fortunosamente non incrociati dall’uomo con esemplari provenienti dal centro Europa od addirittura dall’America, con caratteristiche genetiche uniche. Il Bosco della Mesola comprende una grande area recintata, prevalentemente a lecceta con alcune particolari radure, con dune fossili e canali che la attraversano, ove, grazie all’isolamento per via delle paludi che circondavano la zona, questo cervo è riuscito a salvarsi: pochi esemplari negli anni ‘50, ora diverse centinaia, con nuclei distaccati anche in altre zone protette per evitare danni catastrofici per epidemie od eventi naturali avversi. Al Bosco della Mesola si può accedere a piedi od in bicicletta, pagando un prezzo veramente irrisorio, e si può camminare per ore sui sentieri sabbiosi cercando tartarughe (terrestri e palustri) od inseguendo le impronte dei cervi. Vederli, nel fitto del bosco, non è facile, ma se riuscirete a fare silenzio, una volta individuati potrete portare a casa scatti veramente interessanti, dal momento che sono comunque abbastanza confidenti. V’è poi, all’interno di quest’area recintata, un’area riservata, ove non si può e non si deve accedere liberamente a piedi, in cui si entra solo a bordo di un piccolo pulmino a pagamento con guida. In questo modo, l’osservazione dei cervi è quasi assicurata e la guida vi potrà illustrare tutte le particolarità della zona. A fine ottobre, prima del periodo di chiusura invernale, dopo svariate escursioni in solitaria nella zona “pedonabile” e dopo essermi veramente divertito ad osservare e fotografare decine e decine di specie diverse di funghi, rettili, anfibi ed uccelli (centinaia e centinaia ad esempio i colombacci), sensibilizzando la vista e soprattutto l’udito, ho prenotato una visita nell’area riservata. L’esser solo, con l’autista/guida, mi ha permesso di fare una scorpacciata di informazioni sull’etologia del cervo (animale che sto studiando da anni, ma non si smette mai di imparare). Era ancora il periodo del bramito (qui inizia solitamente con un lieve ritardo rispetto all’Appennino) per cui gli inseguimenti tra i maschi, i bramiti, la difesa dell’harem, gli scontri, l’allontanamento dei fusoni, ci hanno fatto compagnia. Ed ho portato a casa scatti fotografici, per me veramente belli, di questi cervi il cui adattamento alle modeste risorse trofiche ambientali li contraddistingue per caratteristiche fisiche particolari. Ma non voglio tediarvi oltre: sarà l’autista/guida a fornir una risposta a tutte le vostre curiosità.

Un’ultima chicca: i daini. Il daino è specie alloctona, è specie dannosa per il bosco, è in sovrannumero: forse, probabilmente. Per me rimane un animale meraviglioso. E qui, nel Delta del Po, nella fascia boscosa che da Lido di Volano si estende fino al Lido di Pomposa, è presente in buon numero, abbastanza facilmente osservabile e fotografabile. Vi invito ad alzarvi al mattino presto ed a perdervi in questo bosco prima che sia percorso da ciclisti o passeggiatori: farete veramente incontri incredibili e fotografie interessanti, se solo disponete di una reflex con buona sensibilità agli alti ISO perché la luce, qui, è scarsa: ma vedere, meglio, intravedere nella nebbia entro il bosco un bel palancone a pochi metri da voi, od un cucciolo dell’anno curioso che si avvicina per capire cosa siete, è una bellissima esperienza, da fare anche coi vostri cuccioli d’uomo, per avvicinarli alla natura.

E quando sarete stanchi di camminare, ricordatevi che si organizzano gite in barca, sia generiche per turisti sia appositamente dedicate ai birdwatchers ed ai fotografi, nella Sacca di Goro e nelle zone limitrofe, o con partenza dalle Saline di Comacchio, per osservare decine e decine di specie diverse di uccelli.

Buon divertimento, buone passeggiate e buona luce!

Qui, nel dettaglio, qualche informazione per semplici e remunerative escursioni:

  1. Saline di Comacchio: Autostrada A13, uscita Ferrara sud; continuate per la superstrada in direzione Porto Garibaldi; all’ultima uscita (Porto Garibaldi) girate a destra in direzione Ravenna; percorrete la Strada Statale 309 Romea; dopo Lido degli Estensi, attraversato il Canale Logonovo, svoltate subito a destra. Dopo un paio di chilometri vedrete sulla vostra sinistra la valle salmastra: la strada le passa proprio accanto. Vi sono anche delle coperture in assi con le feritoie per l’osservazione. Se proseguite, trovate altre coperture. La strada poi termina in un piccolo slargo ove è possibile parcheggiare. Di solito, abbastanza di frequente ma non sempre, nella prima parte della valle si possono osservare fenicotteri ed avocette, all’alba. Più avanti, sterne e cavalieri d’Italia. Verso la fine, limicoli. Fermate l’auto proprio dietro le coperture, procedendo piano piano in silenzio. Uscite senza sbattere gli sportelli e prendetevi una sosta dal frenetico quotidiano, tenendo occhi ed orecchie ben aperte. Per fare due passi, quando la strada termina, sulla destra trovate un ponte pedonale metallico, aperto: passato questo (svassi), tenete la sinistra e procedete fin che ne avete voglia (beccacce di mare / chiurli / gabbiani vari / fenicotteri / sterne a pesca). In fondo v’è il ristorante Il Bettolino di Foce, da cui partono escursioni in barca. Consiglio di esser alle prime coperture, ove si arriva in auto, poco prima dell’alba: la luce è alle spalle. In fondo, verso il Bettolino di Foce, varie volte mi è capitato di assistere ad un continuo volo di fenicotteri, a volte alti, a volte bassi, da una parte all’altra dell’argine ove passa il sentiero, soprattutto verso sera.
  • Pineta di Lido di Volano: una volta arrivati a Lido di Volano proprio ai parcheggi in fondo attaccati alla spiaggia (vi sono alcuni ristoranti), sempre in auto prendete la strada sulla vostra destra, per lasciarla dopo qualche centinaio di metri parcheggiando sulla vostra destra. Vi trovate davanti la Pineta di Volano (anche se più che pineta, è lecceta). Inoltratevi per uno degli stradellini pedonali (ce ne sono diversi) e quindi procedete, a piedi, tenendo la vostra sinistra, seguendo il sentiero principale nel bosco. Andate avanti finché ne avrete voglia (qualche chilometro): perdetevi lungo i sentieri che trovate e che intersecano il sentiero principale. Tutto in silenzio: loro, i daini, vi osservano e prima o poi anche voi dovreste vederli.
  • Bosco della Mesola: vi è un’unica entrata, a pagamento (informatevi perché da fine ottobre a marzo solitamente è chiuso): non entrate con l’ossessione di vedere i cervi, ma per immergervi in un bosco planiziale antico. Porterete a casa scatti interessanti. Eventualmente, potete prenotare la visita in pulmino nell’area riservata ai cervi (anche se ve ne sono anche nell’area aperta al pubblico). Su internet trovate tutti i numeri e le indicazioni.

Testo e foto di Paolo Pifferi, guida ambientale ed escursionistica
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