Fotoracconti – La spettacolare vita delle albanelle minori

Il progetto dell’albanella minore parte nella primavera del 2013 e corrisponde con l’inizio di una grande amicizia col mio “collega” di sventure Samuele Sereni. Ci incontrammo casualmente durante le assidue frequentazioni nei prati del parmense alla ricerca del gufo di palude (Asio flammeus). Fino ad allora, almeno per quanto mi riguardava, avevo frequentato solo oasi “attrezzate” dove effettuare i miei scatti. La comune passione e la voglia di spingerci oltre nel ritrarre qualcosa di interessante e unico ci portò, tramite le segnalazioni fondamentali dell’amico Maurizio Ravasini, a seguire alcune coppie di albanelle minori (Circus pygargus) che da anni nidificavano nei pressi dei territori della bassa parmense.

Foto di Filippo Pellegrini – Golena del Po

Carichi di entusiasmo, iniziammo ad osservare questa specie, fino a quel momento a me sconosciuta, in modo tale da capire come poter effettuare qualche ripresa. Cercando nei pochi luoghi noti della Golena del Fiume Po a cavallo tra le provincie di Cremona e Parma, notammo un pilone di cemento dove quasi quotidianamente si poteva osservare posata un’albanella minore. Fu così che decidemmo di posizionare un capanno mobile nei pressi di questo punto e finalmente, dopo una serie di levatacce alle quattro del mattino, fummo in grado di effettuare i nostri primi scatti a distanza ravvicinata a questa specie.

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Foto di Filippo Pellegrini – Albanella minore maschio immaturo

Stabilito il “primo contatto” si instaurò una sorta di appuntamento fisso con questo esemplare all’alba. Oggi queste foto potrei ritenerle “banali”, ma ai tempi fu un’emozione vedere questo rapace soffermarsi a pochi metri di distanza, intento ad eseguire la pulizia del suo piumaggio in assoluta tranquillità. L’estate purtroppo passò rapidamente e come di consueto l’albanella minore iniziò la sua migrazione invernale verso l’Africa.

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Foto di Samuele Sereni – Femmina di albanella minore

Contenti ed esaltati per questo incontro, decidemmo di alzare l’asticella facendoci trovare pronti per il ritorno dell’albanella minore a marzo dell’anno successivo. Costruimmo il primo capanno fisso in una zona isolata limitrofa ad una cava abbandonata. Posizionammo il capanno e il “posatoio” in un piccolo rialzamento dell’incolto in modo tale da render appetibile la sosta dell’albanella (i rapaci prediligono punti “rialzati” per ovvi vantaggi di posizione e visione). La scelta si rivelò azzeccata tanto che fummo in grado di osservare le fasi dell’accoppiamento di questo accipitride.

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Foto di Filippo Pellegrini – Accoppiamento tra albanelle minori

All’inizio della stagione ci prefissammo alcuni traguardi e ovviamente non tutti furono raggiunti. La crescente passione verso questa specie si tramutò in un lavoro estenuante che si sarebbe protratto negli anni successivi, fino ad oggi. Nel corso di questa esperienza abbiamo affrontato problemi di ogni tipo. Le osservazioni molto spesso ci costringevano a passare in mezzo a distese infinite di ortiche alte due metri tra zanzare ed altri insetti. Un giorno sistemando uno dei posatoi caduto per un temporale ci imbattemmo in un nido di vespe da terra. Avete presente le nuvole di vespe dei cartoni animati?

Raggiungere il capanno era spesso un’impresa, quasi impossibile a piedi (a causa della distanza) e da fuori di testa in auto quando iniziava a piovere per qualche giorno di fila. Due o tre volte finì con la macchina impantanata nel fango. Affrontammo anche un paio di estati particolarmente torride, tanto da render praticamente nulla l’attività delle albanelle stesse. 

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Foto di Filippo Pellegrini – Femmina di albanella minore con preda sotto la pioggia

Nonostante tutto questo, la perseveranza e il duro lavoro protratto negli anni ci hanno permesso di raggiungere molti degli obiettivi prefissati e abbiamo avuto modo di conoscere tanti aspetti di questa specie avendo osservato tutto il loro ciclo vitale nella loro permanenza nel nostro territorio.

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Foto di Samuele Sereni – Schermaglie territoriali tra femmine di albanella minore

L’albanella minore inizia ad osservarsi nei mesi di marzo ed aprile quando fa il suo ritorno dalle migrazioni africane. Gli esemplari si insediano pressoché ogni anno negli stessi punti delle annate precedenti (salvo cambiamenti ambientali naturali o dettati dall’impatto antropico) e verso la fine di aprile e nel mese di maggio è possibile ammirare i rituali di accoppiamento . Incredibili evoluzioni aeree e dispute territoriali portano alla formazione delle coppie e alla delimitazione (incredibilmente precisa) dei territori di competenza di ogni singolo nucleo familiare.

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Foto di Samuele Sereni – Maschio di albanella minore

Una volta che i partner sono stati scelti, nel corso di una/due settimane (con eccezioni dovute ad arrivi tardivi) maschio e femmina si accoppiano. Molto spesso il maschio si presenta con un dono (prede quali arvicole, ramarri, piccoli mammiferi o pulli di altre specie) per la partner femminile, la quale solo a quel punto si concede al maschio.

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Foto di Filippo Pellegrini – Scambio della preda tra albanella minore maschio e femmina sul posatoio

Una volta terminata la fase di accoppiamento, le femmine si occupano della costruzione del nido, il quale è sempre costruito a terra in punti isolati ove la vegetazione è molto fitta. Generalmente la cova di 2-4 uova dura circa 35-40 giorni.

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Foto di Filippo Pellegrini – Femmina di albanella minore di ritorno al nido con la preda tra gli artigli

In questo periodo l’attività delle albanelle rallenta. La femmina è quasi sempre in cova al nido. Il maschio invece si fa carico di portare alla femmina le sue prede. Tra le curiosità osservate, oltre agli spettacolari scambi della preda in volo e non, c’è il timing perfetto tra una consegna e l’altra. Generalmente i maschi di albanella consegnano ogni ora e mezza con gli stessi orari ogni giorno. Comportamento assai curioso e divertente. Sapevamo esattamente quando presentarci al capanno per osservare i momenti più salienti..

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Foto di Filippo Pellegrini – Sequenza dello scambio della preda tra albanelle in volo

Una volta terminata la cova, l’attività delle albanelle accelera sensibilmente per soddisfare il nutrimento dei pulli. Dopo circa 30-45 giorni, i giovani lasciano il nido e si possono ammirare i primi goffi voli e i maldestri atterraggi.

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Foto di Samuele Sereni – Schermaglie tra giovani dell’anno

A questo punto l’attività dei genitori si riduce sensibilmente. Il maschio tornerà a consegnare prede al nido in maniera meno frequente, in modo da spingere i giovani a lasciare il proprio habitat e ad iniziare un percorso di autosostentamento, sempre sotto l’occhio vigile dell’albanella madre.

Verso la fine di agosto (talvolta anche prima), le albanelle inizieranno a raggrupparsi in numero in determinati punti della golena per poi prepararsi al lungo viaggio verso l’Africa. 

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Foto di Filippo Pellegrini – Albanella minore femmina nel suo habitat

Si parte… e tutto ricomincia l’anno dopo!

Testo e foto di Filippo Pellegrini e Samuele Sereni
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