Diari – Svalbard, le montagne che emergono dal mare

Situato tra il 74° e l’81° di latitudine, l’arcipelago delle isole Svalbard rappresenta il confine nord della Norvegia e una delle terre emerse abitate più settentrionali del pianta.

Per lo più ricoperte di ghiaccio e neve per gran parte dell’anno, queste isole sono caratterizzate da uno skyline disseminato di montagne aguzze che ricordano quelle che disegnano i bambini.

Oltre alla particolarità del paesaggio, l’arcipelago delle Svalbard può contare su di un’importante biodiversità e qualche endemismo come la pernice bianca delle Svalbard e la renna delle Svalbard , più piccola e tozza rispetto alla sua cugina continentale.


Non mancano volpi artiche, trichechi, foche, cetacei – come i beluga – e ovviamente gli orsi polari, i veri dominatori dell’Artico che nell’arcipelago contano un nutrito gruppo di circa 3000 unità.
Nonostante il numero elevato di esemplari, avvistare e riuscire a fotografare il carnivoro più grande del pianeta è impresa tutt’altro che facile. Dato che a volte gli orsi si avvicinano ai centri abitati, è vietato chiudere a chiave le automobili in modo che in caso di emergenza possano costituire un riparo di fortuna. Uscendo dai centri abitati, invece, è fatto obbligo dotarsi di fucile oppure bisogna essere accompagnati da una guida armata.

Per affrontare il viaggio, è necessario equipaggiarsi di abbigliamento tecnico invernale perché, anche nei mesi meno freddi (maggio rappresenta l’inizio della primavera artica), le temperature sono comunque sotto lo zero e i venti forti possono accentuare la percezione di freddo anche di parecchi gradi.

Il viaggio che ho intrapreso per fotografare la fauna locale si è articolato in diversi momenti: sfruttando appieno le 24 ore di luce artica, che dal mese di maggio consentono di poter fotografare con le stesse impostazioni sia a mezzogiorno che a mezzanotte. Ho suddiviso la giornata in due parti: 8 ore dedicate ad escursioni in barca alla ricerca di orsi, trichechi e uccelli marini e altre 8 in movimento sulla terraferma, a piedi e in fuoristrada (non molto dato che la rete stradale è molto limitata) per immortalare la fauna terrestre (volpi, pernici e renne).

Uno dei momenti più interessanti del viaggio è stato sicuramente durante la visita ad una colonia di trichechi dove si è potuto sbarcare e fotografare questi colossi da una distanza ravvicinata.

Non sono poi mancati diversi avvistamenti di pinnipedi isolati o in piccoli gruppi su lastre di ghiaccio erranti.

Mentre purtroppo l’orso è stato avvistato solo da lontano, gli altri abitanti della terraferma si sono concessi di buon grado alle fotocamere, in primis le volpi artiche che si avvicinavano curiose, probabilmente alla ricerca di cibo.

Anche pernici e renne si sono rivelati soggetti collaborativi ed hanno consentito di portare a casa scatti interessanti.

Infine, sebbene maggio non fosse il mese più indicato, è stato possibile immortalare alcuni uccelli marini tra cui il variopinto re degli edredoni e l’edredone comune, il piovanello violetto, oche zampe rosee e urie nere.

Anche se il viaggio era prevalentemente improntato sulla fotografia di animali, tra uno spostamento e l’altro e durante le escursioni in barca, si è potuto effettuare anche qualche scatto paesaggistico.

Testo e foto di Paolo Manzi
©Tutti i diritti relativi a testo e immagini sono riservati

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