Diari – L’ultimo capovaccaio selvaggio d’Italia

Ero lì, quasi sempre da solo, ad attendere l’arrivo della primavera, quando l’aria ancora fredda e le gelate potevano colpire i mandorli ed i pruni in fiore. Finalmente l’orizzonte ampio e lucente incorniciò il loro ritorno, facendo così svanire l’ansia che mi aveva accompagnato costantemente.

Anche quest’anno il volo bianco, pulito e lineare della coppia di capovaccai (Neophron percnopterus) avrebbe colorito lo spettacolare scenario di impenetrabili forre, vertiginose falesie, antichi boschi di querce e aride steppe di Gallicchio Vetere.

_VIN6446(3)Un viaggio non banale quello per arrivare a Gallicchio, abbandonato come qualsiasi altro paese della Lucania interna, ma questo esalta la voglia di esplorare, di lasciare qualcosa allo spirito di scoperta. E anche se il viaggio si prepara a tavolino prima di partire, è la conoscenza che si acquisisce durante il percorso che resta nel nostro animo, da raccontare ai nostri nipoti. Ne vale la pena insomma. Solo qui è possibile raccontare una storia che inizia così: “C’era una volta nelle terre selvagge del meridione italiano un uccello bianco odiato dagli uomini…”

Gallicchio Vetere presenta un ambiente unico, con una incredibile biodiversità: ricco di rara avifauna tra cui la cicogna nera (Ciconia nigra), il biancone (Circaetus gallicus), il nibbio bruno (Milvus migrans), la ghiandaia marina (Coracias garrulus, di cui abbiamo recentemente parlato sul nostro blog per la rara apparizione in provincia di Varese), che arrivano nello stesso periodo per nidificare. Inoltre la presenza costante del corvo imperiale (Corvus corax), del nibbio reale (Milvus milvus), del lanario (Falco biarmicus). Dal 2010 a questa già notevolissima check-list si è aggiunta anche una colonia di grifoni (Gyps fulvus). Senza dimenticare i mammiferi (lupo appenninico (Canis lupus italicus), lontra (Lutra lutra), gatto selvatico (Felis silvestris) e una variegata fauna minore e flora esclusiva, ancora tutte da esplorare. E poi lui… il capovaccaio!

_VIN6506(2)Il capovaccaio era considerato un uccello sacro dagli Egizi. Sapere, semplicemente, della sua esistenza costituisce un componente fondamentale per l’appagamento di un bisogno interiore: la wilderness, il punto di riferimento tra uomo e natura. La sicurezza di rinnovare le proprie certezze, sempre uguali a se stesse, si incontra con l’ignoto, la paura del cambiamento spirituale del proprio io, del trapasso fisico, del nostro estremo bisogno di essere guidati per accedere in altri mondi e per poterci  sintonizzare su altri livelli. L’uomo, in decadenza, si ritrova smarrito, lontano da saggi e arcaici pensieri. E quest’uccello non ha più il suo compito, destinato anche lui a soccombere insieme alla razza umana, oramai completamente alienata dallo squallore del mondo artificiale che si è costruito.

Talora però la sorte, anche se apparentemente già segnata, è influenzata dalla nostra volontà. La natura fa spesso cose strane e gli stessi animali selvatici, che ne sono i diretti esecutori, possono col tempo tornare in una zona da cui erano scomparsi. A patto che questa sia rimasta funzionale alle loro esigenze. Così, con la reintroduzione del grifone sul Pollino, si è stimolato questo istinto, invogliando alla ricolonizzazione di antiche aree. Ben diverso è tuttavia intervenire quando la specie è di indole elusiva e ancor peggio quando questa è messaggera di convivenza armonica, che viene dal profondo dell’essenza della vita ed è diretta proprio al nostro modo di vivere. Proprio questo il nostro caso. Sono nati così “iCUSTODIdelCAPOVACCAIO”, con lo scopo di salvaguardare l’unicità di questa specie. Qui, in questi habitat così difficili, ma al contempo così selvaggi, unici.

_VIN6444(2)Proteggere i capovaccai però lasciandoli in piena libertà, senza l’arroganza umana di cercare di usarli per mero interesse personale. Questo lo sentiamo come un dovere, una missione: contrastare l’ostilità dell’uomo di volere a tutti i costi risollevare le sorti di una popolazione in via di estinzione, sostituendosi artificialmente al serbatoio naturale, allevando gli animali in cattività e poi liberandoli.

Per noi la coppia di Gallicchio è sacra, vogliamo interpretarne il messaggio di esigenza di armonia e convivenza. Vogliamo tutelare le esigenze dei nostri habitat naturali, che dovrebbero rimanere integri. Ogni singolo elemento, collegato da una fitta trama di rapporti, è essenziale alla sopravvivenza degli altri, con una complicata rete di fili invisibili di fondamentale importanza che la nostra mente non riesce nemmeno ad immaginare.

L’emozione straordinaria di vedere la coppia di capovaccai sorvolare tranquillamente il centro abitato del paese ci porta a dire che la strada appena imboccata è quella giusta. Andiamo avanti e difendiamo il capovaccaio!

Testo di Luigi Apicella, foto di Vincenzo Torzullo per Animal Trip

PS Per chi volesse approfondire lo spirito della nostra associazione di volontari e conoscere le nostre iniziative, sul sito www.icustodidelcapovaccaio.com sono presenti statuto, attività, video, foto e contatti!

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5 commenti

  1. Come si fa ad inculcare una nuova rotta di migrazione se i soggetti provengono da altri paesi (Spagna)e hanno la propria rotta nel DNA (stretto di Gibilterra) ? Molto probabile che facciano rallentare tutto il gruppo mettendo in pericolo loro e la coppia selvaggia! X ME QUESTI SONO TUT’ALTRO CHE STUDIOSI.

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  2. Cara Annamaria, ti riferisci senz’altro al progetto di rilascio attualmente in corso in quel comprensorio. L’arroganza degli uomini di violentare ogni anfratto dove la natura è libera, è risaputo. Ancor piu in questo caso che, chi interviene sono proprio zoologi e ricercatori autorizzati! Il bello in Italia, è che nessuno interviene contro queste lobby, vuoi perche non si comprende la gravità del problema, vuoi per quieto vivere.

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  3. I curatori del blog animaltrip.com ricordano che la responsabilità di quanto scritto nei commenti agli articoli è di esclusiva pertinenza dell’autore stesso del commento in ogni sede. Pertanto i curatori del blog non avallano nessuna posizione sostenuta in nessun commento che non sia a loro firma. Nei limiti del diritto di critica, auspicano che ogni intervento sia utile a sviluppare un dialogo che abbia la finalità di tutelare in ogni modo possibile questo splendido animale.

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  4. Non so se sia eticamente e scientificamente giusto reimmettere in natura animali estinti o che per forze di cosa abbiano dovuto abbandonare un ambiente, tanto meno nel caso del capovaccaio. Credo comunque che in alcuni casi i risultati siano stati positivi.

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  5. Grazie Piero, del tuo intervento. Pienamente in accordo con te riguardo le reintroduzioni. Queste vanno fatte con la massima competenza, oltre che col rispetto della vita degli esemplari trattati. Il fattore determinante, però, rimane la preparazione capillare del sub strato su cui la specie in oggetto andrà a rioccupare: non solo le capacità trofiche e le interconnessioni dei fattori primari degli habitat, ma soprattutto la preparazione psico culturale e scientifica dei residenti locali, dalle scolaresche agli allevatori direttamente interessati. Faccio notare che la reintroduzione del Grifone, nel nostro sud, benché molto più facile e fatto, comunque bene da Pappaterra nel Pollino, ha avuto un esito catastrofico proprio qui, alle Murge di S.Oronzio, per l’incapacità di un ente, che sulla carta dovrebbe salvaguardare le risorse ambientali per le generazioni future!

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