Otto montagne e oltre. Paolo Cognetti ci racconta il suo “Richiamo della foresta”… e qualcosa di più

2007_10_Estoul_0155Dal 21 al 23 luglio i prati e i boschi di Estoul, una piccola frazione di Brusson in Val d’Ayas (Aosta), ospiteranno la prima edizione della rassegna “Il richiamo della foresta”. Noi di Animal Trip speriamo di farcela e di essere presenti ma per portarci avanti abbiamo intervistato per voi il curatore dell’evento, Paolo Cognetti. Pensavamo che la recentissima vittoria del Premio Strega e i mille impegni conseguenti lo avessero prosciugato di energie e che solo la passione per la montagna che da sempre lo anima gli avesse permesso di trovare tempo e forze anche per l’organizzazione di una realtà tanto complessa. E invece…
Ciao Paolo, il tuo amore per la montagna ha vinto anche questa volta e, tra i tuoi mille impegni, sei riuscito a trovare il tempo anche per “Il richiamo della foresta”. È stata dura, soprattutto in questo particolare momento della tua vita, dopo la vittoria del premio Strega?
2007_07_Estoul_0596Ciao, tutt’altro, è capitato invece nel momento ideale, il festival “Il richiamo della foresta” chiude il cerchio, arriva nel momento più alto e costituisce la conclusione del tutto. Ci abbiamo lavorato tanto e ci aspettiamo tanto. Oltre ai duecento che vivranno questa esperienza in tenda nel bosco (e saranno il cuore pulsante di tutta la rassegna), arriverà moltissima gente da tutta Italia, dalle grandi città, da Milano, Torino, Bologna, Napoli…
Vogliamo che questa edizione del festival sia un inizio, qualcosa da cui partire per una nuova visione della montagna. Tengo particolarmente alle due tavole rotonde di sabato e domenica mattina quando i nuovi montanari e le donne della montagna affronteranno temi a me molto cari, in primis quello del ripopolamento della montagna. Speriamo che ciò possa costituire un punto di partenza per una rete di contatti e associazionismo che stravolga l’attuale urbanocentrismo esasperato.
Cosa non ti è riuscito (o almeno avresti voluto fare diversamente?)?
Per ragioni diverse, alcuni temi molto delicati, legati ad esempio all’ambientalismo, non sono stati affrontati in modo molto approfondito in questa edizione, ma la sfida sarà nelle prossime edizioni trovare anche per loro una giusta collocazione. Come dicevo, questo è solo l’inizio…

Tu, Folco Terzani, Mauro Corona, Hervé Barmasse… e poi Primo Levi e Mario Rigoni Stern, davvero la letteratura di montagna è protagonista assoluta. Quanto c’è di tuo in questa scelta? Avresti voluto aggiungere qualche altro nome a questo già prestigioso elenco?
2007_07_Estoul_0203C’è naturalmente molto di mio perché la letteratura è il mio mondo (invece per la componente musicale, ad esempio, molto presente anch’essa, altri hanno supervisionato le scelte).
Ho voluto intessere un ideale dialogo tra montagna e città, portare l’alta quota a contatto con il respiro nazionale e urbano, per questo ho voluto coinvolgere scrittori così diversi tra loro. Mauro Corona rappresenta la montagna, la montagna difficile, maltrattata, povera, da cui lui, grazie alla scrittura e forse anche al rapporto con il pubblico, è riuscito a sopravvivere. Io invece, milanese, rappresento una visione cittadina della montagna. Lo stesso ideale rapporto si può riscontrare tra Mario Rigoni Stern e Primo Levi, uomo di montagna il primo, torinese di città il secondo, amici ma diversissimi tra loro e con concezioni completamente diverse ma dialoganti.
Barmasse, alpinista valdostano, per fare quello che fa ha dovuto confrontarsi con la città e con i nuovi mezzi di comunicazione, rappresenta quindi una sorta di compromesso tra le due realtà.
Avrei voluto coinvolgere altri nomi importanti, Marco Belpoliti su Primo Levi, Erri De Luca, il cui amore per la montagna ha radici profonde, Nives Meroi, la straordinaria alpinista e scrittrice e molti altri… ma ognuno ha i suoi impegni. Sarà per l’anno prossimo.

Raccontaci cosa è per te la montagna, come la vivi.
La montagna per me è un amore antico, che ho riscoperto pienamente più tardi in un momento di difficoltà. Rappresenta la libertà, ma anche la possibilità di un nuovo inizio, sempre, non ho mai vissuto il lato tragico dell’emarginazione, del paese isolato, dello spopolamento… per me la montagna è altro.

web_IRDF-locandina-webVeniamo ad un aspetto per noi di Animal Trip fondamentale: gli animali della montagna. Raccontaci dei tuoi incontri con questi silenziosi compagni di viaggio. Tra l’altro nella locandina della rassegna, bellissima, capeggia uno splendido lupo…
Parto da una premessa: io ho massimo rispetto per la vita in tutte le sue forme. Ormai da tre anni sono diventato vegetariano e sono molto felice di questa scelta. Da quando, appunto tre anni fa, in Nepal, entrando in una valle sacra che portava verso l’Annapurna, ho letto un cartello destinato ai trekkers come me che chiedeva, per onorare la montagna, che da quel punto in poi non si uccidesse né mangiasse carne di animale, non ho voluto più toccarne. Non ho voluto poi in un certo senso più tradire quella montagna, e la montagna in generale, rispettando la vita.
Per tornare alla domanda, frequentando con grande regolarità la montagna, e spesso in solitaria, ho avuto numerosi incontri con animali. Sottolineo “in solitaria” perché ho notato la grandissima differenza se si procede da soli rispetto a quando si è in compagnia. Probabilmente gli animali percepiscono un pericolo minore nel camminatore solitario e, pur diffidenti, si avvicinano maggiormente.
Non posso non ricordare la volpe e la lepre che frequentavano la mia baita oltre dieci anni fa, la prima che veniva con regolarità a sera a cercare cibo, la seconda invece che, inizialmente diffidente, si era poi fatta più coraggiosa e si avvicinava molto. Purtroppo, per la lepre non c’è stato un lieto fine: l’ho vista uccisa nel carniere di un cacciatore all’apertura della stagione venatoria. Da quel momento ogni retorica positiva sulla caccia (forse derivante dalla lettura dei tanti bellissimi brani che Mario Rigoni Stern le dedica) è sparita e ho visto solo la crudeltà inutile che si cela in questa attività. L’apertura della stagione venatoria, i silenzi della natura che vengono violentati dai colpi di fucile, gli animali che diventano prede incolpevoli mi sono insopportabili.
Altri ricordi, decisamente più positivi, li ho di incontri con stambecchi e camosci in quota. La fierezza degli stambecchi, che non temono l’uomo e si lasciano avvicinare, le loro enormi corna che nei più anziani sembrano addirittura troppo pesanti da sorreggere, gli scontri tra giovani maschi, il momento della muta e le corna che diventano uno strumento per alleviare il prurito, l’allattamento dei più piccoli da parte delle madri… sono tutte immagini che porto con me.
I camosci invece sono più timorosi e difficilmente si lasciano avvicinare dall’uomo.
A proposito di animali elusivi, infine, non posso non citare il lupo, che dopo decenni è tornato anche in Val d’Aosta, anche in piccoli branchi, anche a Pian del Lupo, rinominato così dopo che negli anni Sessanta erano stati abbattuti gli ultimi esemplari. Ne ho scorto qualcuno e addirittura ne ho trovato le orme nella neve in prossimità della mia baita. MI aspetto nuovi incontri nel futuro.
Direi che è tutto, grazie del tuo tempo Paolo, grazie davvero, e in bocca proprio al lupo per “Il richiamo della foresta”!

 

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