Diari – Wild Sardegna: la vita degli uccelli migratori nelle zone umide del cagliaritano

La Sardegna vista dall’alto ha una forma irregolare e frastagliata. Tutti o quasi, almeno una volta nella vita abbiamo avuto la fortuna di ammirarla dall’oblò di un aereo. Lo spettacolo ha inizio quando, ricevuto il consenso all’atterraggio, il pilota vira lentamente permettendo a chiunque di godere appieno del panorama sottostante: litorali rocciosi, arenili sabbiosi, montagne a picco sul mare, costellazioni di lagune e paludi.

Tra cielo e terra (foto di Bobore Frau)

Per una manciata di minuti, probabilmente avvertiamo le stesse emozioni che provano migliaia di uccelli migratori che ogni anno scelgono di passare l’inverno nelle confortanti zone umide del Cagliaritano: lagune, acquitrini e stagni sono incredibili casseforti colme di vita.

Atmosfere di palude (foto di Bobore Frau)

Questi ecosistemi durante l’inverno rappresentano una forte attrazione per ardeidi, anatidi, trampolieri e rapaci. Arrivano dalle fredde taighe o dalle brughiere del nord-est e, guidati dal loro istinto migratorio, approdano nei nostri stagni con la speranza di trascorrere una serena “vacanza invernale” . Rifuggono ogni anno dalle nevicate e dalle tormente, consapevoli di trovare qui al sud un habitat favorevole e accogliente, con un clima più temperato e con vaste zone ricche di cibo.

L’alba nella palude è un momento magico. La rugiada, arrivata silenziosa nella notte, ha ammantato il paesaggio e migliaia di piccole goccioline rivestono interamente ogni cosa. Una densa coltre di nebbia avvolge i canneti e sfiora il pelo dell’acqua. Si respira a pieni polmoni il vero profumo di questo ambiente, denso e impregnato di umidità, mentre con gli occhi celati dalle lenti dei binocoli si indaga ogni angolo in cerca di fugaci presenze alate. La palude si risveglia gradualmente e come per incanto, sotto un sommesso appello, tutti gli abitanti rispondono con cadenza ai richiami dei propri consimili.

Un magnifico pollo sultano con la sua tipica andatura

Il pollo sultano (Porphyrio porphyrio), nascosto nell’intrico del canneto, esce timidamente allo scoperto. Lui, sovrano stanziale del canneto, si è esibito per buona parte della nottata con il suo inconfondibile verso scoppiettante, simile a una trombetta. La sua reggia è cambiata, da qualche giorno stormi chiassosi di anatre, limicoli e aironi animano vivacemente la palude per l’intera giornata. È il passaggio fugace del falco di palude (Circus aeroginosus) a mietere il silenzio: come un fantasma arriva di soppiatto sfruttando la vegetazione ripariale e compare improvvisamente scatenando il panico generale. Ma è solo un fulmine a ciel sereno; non appena il pericolo è passato, tutti gli abitanti della palude riprendono con tranquillità le loro faccende quotidiane.

Falco di palude in volo

Di alcuni di loro conosciamo solamente la specie, di altri distinguiamo anche il sesso e l’età, di altri ancora sappiamo tutto.

È il caso ad esempio di Kip, un fenicottero rosa (Phoenicopterus roseus) ormai diventato l’emblema del Parco Naturale regionale di Molentargius-saline, l’area umida più importante del sud della Sardegna. Deve il suo nome alla sigla incisa nel suo anello di riconoscimento che indossa elegantemente dall’estate del 1979, quando un’equipe di ornitologi e ricercatori lo catturò ancora pulcino nelle melmose paludi della Camargue, in Francia. Intorno al 1987 inizia a frequentare la Sardegna con regolarità, migrando dalla Francia alle saline di Molentargius. Nel 1993, sempre a Molentargius, prende parte al primo contingente di individui che formeranno la prima colonia nidificante d’Italia. Kip diventa padre, ma come tutti i suoi simili non può resistere all’innato istinto migratorio e puntualmente abbandona l’isola con la costante promessa del ritorno.

Kip, il fenicottero rosa

Passano gli anni e Kip non salta un appuntamento, ma intorno al 2011 una grave frattura ad un’ala gli impedisce di ripartire costringendolo a restare perennemente in Sardegna. Oggi Kip è sicuramente uno dei fenicotteri più anziani di Molentargius, con la veneranda età di 42 anni, ben oltre la media della normale popolazione in natura.

A pochi chilometri in linea d’aria dagli stagni di Molentargius si apre la laguna di Santa Gilla. Estesa per circa 15000 ettari, è un altro biotopo di incredibile valore naturalistico. Spatole (Platalea leucorodia), aironi cenerini (Ardea cinerea), aironi bianchi maggiori (Ardea alba) e garzette (Egretta garzetta) sono solo alcuni degli assidui frequentatori invernali dell’area. Con un po’ di pazienza non è difficile scorgere tra il bagnasciuga e le salicornie una miriade di piccolissime presenze che vivono costantemente alimentandosi nel fango. Sono i cosiddetti limicoli.

Un cavaliere d’Italia nella prima luce dell’alba

Un vasto ed eterogeneo raggruppamento di piccoli uccelli acquatici, molti dei quali migratori e svernanti regolari. Pivieresse (Pluvialis squatarola), gambecchi (Calidris minuta) e pivieri dorati (Pluvialis apricaria) trascorrono l’inverno in stormi misti insieme ad altre specie consimili, vivendo costantemente tra acqua e fango.

Falco pescatore con preda

È il falco pescatore (Pandion haliaetus) il rapace per eccellenza della laguna. Ricco di pesci, lo stagno di Cagliari rappresenta l’habitat ideale per questa specie. Molti esemplari giungono dal centro Europa, dai paesi dell’est, altri ancora dalla vicina Corsica. Il falco conosce bene il suo territorio di caccia, lo perlustra avidamente con il suo tipico volo sfarfallante e scruta attentamente ogni riflesso. Quando individua la preda, sosta in aria battendo le ali in fase di stallo per alcuni secondi, poi focalizzata a dovere e si lascia cadere in picchiata, ad ali serrate e con gli artigli affilati protesi in avanti. L’impatto con lo specchio d’acqua è incredibile: spesso il pesce riesce a sfuggire all’ultimo momento, ma la maggior parte delle volte il colpo va a segno e il rapace, afferrata la preda, cerca un posatoio sopraelevato dove potersi gustare con tranquillità il meritato pasto.

Integrità ambientale e condizioni ottimali rendono un ecosistema appetibile per la colonizzazione da parte di specie “elastiche” o, come nel caso del falco pescatore, creano le condizioni ideali per le tanto attese “riconquiste”.

Una sterna comune in volo

È la storia del ritorno del falco pescatore in Sardegna che, dopo quasi sessant’anni, ha ripreso a nidificare con successo sulle scogliere del Nord-ovest.

Nell’immaginario collettivo dei tempi passati la palude era un luogo da evitare, dimora di creature mitologiche, covo per zanzare e altri insetti vettori di temibili malattie. L’uomo, avido di terra e conquiste, nel corso degli anni ha attuato inaudite bonifiche che hanno sottratto a madre natura insostituibili tasselli di biodiversità.

La mancanza d’acqua rende aride anche le zone paludose (foto di Bobore Frau)

Fortunatamente ci siamo resi conto dell’importanza di questi ecosistemi giusto in tempo per cercare di porre rimedio ai danni fatti sino ad allora. Il 2 Febbraio del 1971, in Iran, nella cittadina di Ramsar viene firmata una convenzione, atta a tutelare le zone umide e gli uccelli migratori che ogni anno vi sostano, un importante traguardo per la salvaguardia di habitat che sino ad allora erano stati solamente sfruttati e deturpati. Ad oggi alla convenzione di Ramsar hanno aderito 171 Paesi, con ben 2.412 siti tutelati, per una superficie totale di 254.467.869 ettari. L’Italia è presente con 59 siti, di cui 10 sono situati in Sardegna. Con l’augurio che il numero continui a salire e che sempre più zone umide vengano valorizzate e tutelate per poter lasciare un’eredità inestimabile alle generazioni future.

Marco Corda Nato a Cagliari nel 1995, sin da piccolo nutre una passione viscerale per la sua Sardegna e i suoi segreti, che a tempi maturi l’ha spinto a girare in lungo e in largo armato solamente di macchina fotografica e binocolo. Fotografo naturalista, partecipa attivamente a censimenti e studi faunistici, coautore di articoli scientifici e mostre fotografiche, alcune sue foto sono state pubblicate su riviste e libri del settore. Dedica tutto il suo tempo libero alla ricerca e all’approfondimento sulla misteriosa etologia dell’avifauna isolana.

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