Pellegrini in terra elvetica: camminare lungo l’Alta Via Calanca

Un giugno estremamente caldo e secco, che segue un inverno ancora più secco e privo di neve, permette di affrontare con qualche settimana di anticipo trekking abitualmente da valutare con attenzione a causa della neve rimanente. Desideriamo un trekking di grande impatto paesaggistico, possibilmente ad anello, con notte in bivacco. Consultiamo diversi siti… e alla fine veniamo conquistati dal bivacco svizzero di Pian Grand, 2398 m.s.l.m, in Val Mesolcina: due semplici capanne che in totale contano 18 posti letto con materassi e coperte.

Optiamo pertanto per un anello che dai parcheggi invernali della stazione sciistica di San Bernardino, passando per l’Alp d’Ocola e Alp d’Arbeola, arrivi al bivacco Pian Grand, dove dormiremo. Il giorno successivo proseguiremo verso la Bocca di Rogna, supereremo il Pass della Cruseta e arriveremo al Pass Passit da dove scenderemo verso il paese di San Bernardino chiudendo l’anello.

Uno degli splendidi paesaggi che si godono lungo il cammino

In pratica percorreremo la prima tappa del sentiero alpino Via Calanca, uno spettacolare sentiero di più giorni tra crinali e laghi che dividono le valli del Grigioni meridionale Calanca e Mesolcina, 42 km immersi in un contesto paesaggisticamente straordinario. 

Partiamo leggeri, il clima mite e la possibilità di portare poca acqua (è disponibile lungo il percorso e a pochi metri dal bivacco Pian Grand) sono di grande aiuto. Lasciamo la macchina gratuitamente al parcheggio, mettiamo lo zaino sulle spalle, cappello, bastoncini e andiamo.

Uno scorcio dal limite del bosco

Ci incamminiamo verso il lago, ignoriamo il primo sentiero che sale verso il Pass Passit e prendiamo invece quello diretto a Pian Grand. La salita non è particolarmente ripida e il bosco mantiene la temperatura mite, procediamo di buon passo e con piacere. Un grosso maschio di capriolo alla nostra vista fugge rumorosamente… lo prendiamo come buon auspicio per il cammino. Le pendenze continuano a mantenersi dolci, il sentiero è costeggiato dal filo elettrificato per il contenimento degli animali da pascolo. Dopo un’ora abbondante raggiungiamo l’Alp d’Ocola con le sue spettacolari vacche scozzesi a pelo lungo, le Highlander dalle lunghe corna.

Vacche Highlander lungo il sentiero

Sono disposte lungo il sentiero, cerchiamo di non disturbarle e passiamo oltre. Dopo qualche decina di minuti, uscendo ormai dal bosco, tra larici sempre meno numerosi e continuando a seguire il sentiero ben segnalato, troviamo la salita verso l’Alp (lungo la direttissima che sale in tempi più brevi da San Giacomo a Pian Grand). Inizia lo strappo e, tra prati aperti  e paesaggi sempre più affascinanti, guidati dalla segnaletica bianca e rossa, anche verticale, raggiungiamo l’Alp d’Arbeola, un alpeggio in uso da parte dei proprietari di ovini della zona. Incontriamo una giovane pastore che, mentre ci abbeveriamo alla fontana dell’alpe, ci racconta dei suoi animali, della necessità dei cani pastore perché almeno un lupo vive in valle e addirittura un piccolo branco nella valle successiva. Ci racconta dei costi e dei rischi che la presenza del predatore comporta, di come spesso in alta montagna, siamo già sui 2000 mslm, sia difficile recuperare i resti delle pecore uccise per avere accesso ai risarcimenti e delle sfide che bisogna affrontare, anche tenendo sotto controllo la vegetazione, ad esempio le rose di montagna – noi li chiamiamo rododendri alpini – che invadono i pascoli e nascondono i sentieri. Noi di Animal Trip da sempre siamo convinti sostenitori della possibilità di una convivenza tra allevatori e lupi (recentemente su questa tematica abbiamo intervistato Io non ho paura del lupo, di cui condividiamo molte battaglie) e sentire l’equilibrio con cui una giovane allevatrice affronta il problema ci fa sperare che lo scontro non sia inevitabile.

Salutiamo e ripartiamo, continuiamo a salire e finalmente arriviamo in vista del bivacco. Affrontiamo la pietraia, passiamo tra piccoli laghetti e finalmente siamo arrivati.

Il bivacco Pian Grand

Appoggiamo gli zaini e esploriamo le due strutture (abbiamo prenotato a questo link i nostri posti il giorno precedente). Nella prima, ordinatissima e molto confortevole, oltre alla cucina e al tavolo, ci sono alcuni posti letto. Tutto perfetto… mancano solo birre e vino.. strano per una capanna svizzera. Visto che siamo i primi scegliamo questa, lasciando l’altra struttura, solo letti, per chi verrà. Nutriamo la speranza di essere soli, essendo ancora giugno… chissà. Individuiamo anche la sorgente d’acqua e la latrina, spettacolare, una costruzione in legno con vista sulle valli. Resistono fortunatamente – per quanto ancora? – qua e là alcune chiazze di neve.

Laghetti e zone ricche d’acqua circondano il bivacco

Abbiamo ancora energie e optiamo, come ci ha consigliato anche la ragazza, per la salita alla vicina Bocchetta della Bedoleta (2412 mslm), proprio sotto la piramide della Bedoleta. La salita è breve ma ripida, tra rocce e passaggi con catene. Ci domandiamo se ne valga la pena… beh, la risposta è sì: dalla bocchetta si gode uno splendido paesaggio sulla valle successiva e su un incantevole laghetto (sarebbe l’inizio della seconda tappa del Sentiero Alpino Val Calanca, in direzione del Rifugio Capanna Buffalora).

Proprio mentre arranchiamo nella pietraia, incontriamo procedenti versi il nostro bivacco due ragazzi, saranno loro, insieme ad un’altra coppia di camminatori che sopraggiungeranno da lì a poco, i nostri compagni per la notte.

Ridiscendiamo, ci sciacquiamo in uno dei laghetti e, dopo un doveroso riposo, ci prepariamo a cucinare. Ci godremo un abbondante piatto di pasta al sugo e un bicchiere di buon vino italiano (portato faticosamente da casa, dopo la terribile esperienza del Merlot ticinese della Capanna Ribia).

Come sempre, le ore che lentamente declinano verso il buio sono le più affascinanti, la luce radente, i contorni che si stagliano netti sul cielo che si scurisce, la stanchezza che fa godere appieno dei minimi confort del bivacco più che se fossimo in un Grand Hotel.

A letto presto, domani partiremo di buon’ora.

Ci svegliamo verso le 6.30 dopo una notte tranquilla, sul materasso in genere si dorme abbastanza confortevolmente, a differenza delle notti trascorse sul tavolato, infernali. Una rapida colazione e poi via, verso Bocca di Rogna, tra paesaggi incantevoli, fischi di marmotte e qualche lontano gracchio.

Il traverso che porta al Pass della Cruseta

Da Bocca di Rogna lo scenario si apre, poi un breve traverso conduce al Pass della Cruseta (2456 mslm), forse il passaggio più ostico, breve ma molto ripido e attrezzato con catene.

Il Pass della Cruseta

Ci fermiamo a godere del paesaggio qualche minuto e poi la bellissima discesa verso Pass Passit e il suo laghetto (qui è il bivio per salire all’Ospizio di San Bernardino).

Ci concediamo una ulteriore pausa, il grosso del cammino è alle spalle. Tra le rocce un esemplare meno timido degli altri di culbianco e qualche fringuello alpino ci fanno compagnia. Il culbianco (Oenanthe oenanthe) è ancora abbastanza diffuso sull’arco alpino ma purtroppo l’aumento delle temperature e il conseguente innalzamento del limite del bosco riducono il suo habitat, una ulteriore sfida per questo piccolo passeriforme, uno straordinario migratore che sverna esclusivamente nell’Africa subsahariana.

La vegetazione nella zona del Pass Passit

Rimettiamo gli zaini e copriamo l’ultima ora di cammino, in una straordinaria varietà di paesaggi che scendendo di quota cambiano completamente… ed eccoci di nuovo alla macchina, mentre ci ripromettiamo di affrontare la prossima volta la Via Calanca in tutta la sua estensione.

Testo Prof. Gip. Barbatus

Foto Ivan Vania e Lorenzo Castelli

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