Diari – Sulle tracce del Manumea di Samoa, il piccione più raro del mondo

Esiste – o forse ormai dobbiamo dire esisteva? – un columbiforme diverso da tutti gli altri, dai colori sgargianti, che vive solo nelle foreste delle due principali isole dell’arcipelago delle Samoa, unico nel suo genere, imparentato addirittura col mitico dodo. In italiano è chiamato diduncolo o piccione dentato (il suo nome scientifico è Didunculus strigirostris), in samoano Manumea.

Il didunculo o piccione dentato (Didunculus strigirostris) in una illustrazione ottocentesca di Gustav Mutzel

Esistono poi biologi che dedicano molto del proprio tempo e delle proprie forze a inseguire animali sull’orlo dell’estinzione e a volte riescono in imprese apparentemente impossibili. Gianluca Serra è uno di loro, lo conosciamo, vi abbiamo raccontato della sua incredibile scoperta dell’ultima colonia di ibis orientali in Siria. Ebbene, nel 2014, Gianluca è partito la prima volta per l’arcipelago delle Samoa sulle tracce proprio del Manumea.

Un progetto troppo audace? Gianluca non si è perso d’animo e ha deciso di provare a verificare di persona la possibilità di vedere in natura una delle icone del conservazionismo del Pacifico, un uccello tanto particolare da essere incluso nella lista degli animali evolutivamente più strani del pianeta.

Le premesse sembravano buone, alcuni cacciatori locali giuravano di averne visti poco tempo prima e di riconoscerli dal verso (la caccia al piccione è molto praticata nell’arcipelago, la selvaggina è u piatto tipico delle festività). Gianluca andò nella foresta con loro, li seguì nel fitto della vegetazione con le orecchie ben tese e a un certo punto ecco un richiamo, un richiamo molto particolare. Gianluca ci crede, scruta tra gli alberi e un piccione vola via spaventato. È il mitico Manumea? Purtroppo no! Altri due piccioni condividono l’habitat con il Manumea, il Fiaui (Columba vitiensis) e il Lupe o Piccione imperiale del Pacifico (Ducula pacifica). Questo era un Fiaui. Grande delusione, anche del cacciatore.

Ma qualcuno davvero sa ancora riconoscere il canto del Manumea? Gianluca comincia a capire che dei non pochi che dicono di averlo visto e sentito, in realtà la maggior parte ha avvistato e sentito un Fiaui o un Lupe… i Manumea sono ormai tanto rari che appartengono più all’immaginario samoano che non alla realtà, sono un simbolo più che un incontro, anche raro (ad esempio si trovano sulle banconote da 20, rappresentati sui murales nelle città, sugli automezzi…).

La banconota samoana da 20 tala (dollari samoani) con il diduncolo

Pochissimi samoani l’hanno però visto veramente, dati i numeri minimi di coppie rimanenti (la stima di 200 sarà realistica?) e le abitudini elusive dell’uccello che vive nel fitto della vegetazione

Non c’è proprio speranza? Gianluca ci riprova due anni dopo, confidando nella fortuna più che nella statistica, non vuole abbandonare l’idea di ascoltare “il muggito come di una mucca nella nebbia” del Manumea, come lo ha definito un naturalista britannico dell’Ottocento.

Il didunculo in una illustrazione ottocentesca di John Gould

Si informa con molta cura, scopre che l’animale è conosciuto soprattutto dai cacciatori anziani che dicono di averne uccisi alcuni anni prima (poi il crollo della specie ha reso la preda praticamente introvabile), interroga alcuni possibili testimoni e si convince dell’avvistamento di una coppia di Manumea dal terrazzo che dà sulla foresta di un albergo appartato. Frequenta quanto più possibili questo “osservatorio” e un giorno vede con la coda dell’occhio, per una manciata di secondi, un grosso piccione dal volo lento e impacciato. È lui??? Potrebbe essere… ma il dubbio rimane, anche se quel volo così particolare sembra poter essere una prova. Nel frattempo, grazie ai rilievi fatti in base alle testimonianze indigene raccolte, Gianluca costruisce una mappa di possibili punti di osservazione, di zone in cui la presenza del Manumea è possibile. E qualche mese dopo una spedizione naturalistica, utilizzando la sua mappa, conferma un avvistamento. Gianluca torna sull’isola, in quel sito e… il miracolo avviene! Dopo qualche ora di attesa, ecco spuntare in piena luce a 50-70 metri uno strano piccione di grande bellezza, blu sul corpo, giallo e rosso tra becco e testa e dal volo proprio impacciato! Il Manumea finalmente, il più raro piccione del mondo! Foto? Nessuna (l’ultima foto di un Manumea è del 2013… in un giardino di albergo, quando si dice il c… aso).

Gianluca poi è tornato altre volte, ma senza avvistare nuovamente il Manumea e ha stimato che attualmente la probabilità di vedere un Manumea è di una volta ogni 3-5 anni, se la ricerca è intensa.

Da lì in poi molte idee, molti progetti di conservazione nell’arcipelago, ma il salvataggio dall’estinzione rimane davvero difficile, tra pressione antropica crescente, perdita di habitat, caccia al piccione come attività tradizionale, aumento dei predatori (anche topi e gatti, se davvero come sembra il Manumea si nutre spesso a terra), difficoltà di reperire fondi consistenti…

Però nonstante tutto il Manumea c’è ancora, non si è arreso, e allora forse una speranza c’è. Bisogna crederci!

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