Mostre – Falchi sulle ali dello Spirito Santo

Conosciamo l’amico Andrea Daina Palermo soprattutto per i suoi bellissimi scatti sui rapaci notturni e per il suo progetto sulla riqualificazione di alcuni ambienti particolarmente antropizzati, ma questa volta, con un compagno d’avventura, il fotografo Francesco Paci, un lavoro diverso si è meritato uno spazio espositivo di grande bellezza come la Certosa di Pisa.

La mostra Falchi. Sulle ali dello Spirito Santo nasce appunto dall’unione degli ultimi progetti di Andrea e Francesco, adesso raccolti in una mostra di fotografia naturalistica incentrata su una delle specie più comuni tra i rapaci diurni, il gheppio (Falco tinnunculus). Ambientate nelle prossimità di edifici sacri come chiese e campanili, le foto che compongono il progetto mostrano il delicato periodo della formazione della coppia e della scelta del nido in prossimità di luoghi antropizzati. 

Dopo due inaugurazioni consecutive saltate per i motivi legati all’emergenza sanitaria, oggi le trenta fotografie scelte che riassumono questi lavori sono finalmente allestite in una delle bellissime sale della Certosa di Pisa.

Lo spazio espositivo del Museo, sito nel Comune di Calci, è un ambiente unico; al suo interno è possibile ammirare collezioni di livello internazionale e di enorme valore naturalistico.

Il titolo della mostra richiama la figura che questi rapaci assumono durante la loro caccia, bloccandosi ad ali spiegate nel caratteristico “Spirito Santo” appena prima di lanciarsi sulla preda, comportamento che contraddistingue questi piccoli falchi. Data la location attorno alla quale ruota tutto il lavoro, questa definizione accosta ancora di più gli animali al contesto urbano, mescolando artigli e croci, natura e atmosfere mistiche.

 

Se la presenza del falco su una chiesa è già un’immagine di forte impatto emotivo, specialmente se pensata in prossimità di ambienti così comuni, la vera particolarità della mostra è il doppio binario su cui essa si sviluppa. Questo progetto si compone infatti di due lavori fotografici distinti che, con il loro personale punto di vista, hanno seguito nidiate tra loro distanti in province diverse della Toscana. 

Una serie documenta l’intero arco temporale della scelta del nido e della schiusa delle uova, per terminare con l’involo dei piccoli, ripresi con grande discrezione dall’interno del campanile adiacente, nelle luci morbide della chiesa di Vada. L’altra serie ruota, invece, attorno all’attività quotidiana della coppia: qui è la croce del campanile di un convento semi abbandonato a Calci il vero fulcro della storia, scelta come posatoio dai gheppi, immersa nelle atmosfere suggestive date dal bosco circostante. 

Due lavori tanto vicini quanto lontani per atmosfere, contesti, possibilità di ripresa, che trovano continuamente punti di incontro per rafforzare la narrazione di storie che si intrecciano per integrarsi a vicenda. Ed è così che quello che poteva sembrare un incontro in un’ambientazione così eccezionale -una sorta di grande occasione- grazie alla doppia storia riporta l’attenzione delle immagini sull’essenza dell’animale, diffuso in tutto il nostro territorio. 

Uno a ridosso del mare e l’altro ai piedi di un monte, i lavori iniziano durante la quarantena imposta dall’emergenza Covid. Nei giorni di questa particolare primavera, grazie a una maggiore attenzione riservata agli spazi più vicini, in modo del tutto casuale abbiamo trovato queste situazioni a due passi dalle nostre abitazioni. Incuriositi dalle circostanze, alla riapertura dal lockdown, entrambi abbiamo voluto sviluppare e seguire le nostre storie documentandole con il proprio stile, senza però mai venire meno a un approccio etico e rispettoso tanto degli animali quanto dei luoghi. 

Andando oltre il solo fattore estetico, l’unione di queste immagini è stata pensata per rimarcare con forza l’importanza di uno sguardo sensibile ed attento verso la Natura che popola gli spazi attorno alle nostre vite quotidiane, molte volte offuscato da palcoscenici esotici e lontani. Nelle nostre regioni una ricchezza infinita in termini di biodiversità si nasconde spesso dietro ogni angolo, come in alcuni casi è stato possibile osservare dalle nostre finestre ai tempi della pandemia, e proprio da questa vicinanza tra uomo e Natura trova oggi giorno concretezza una riflessione sulle responsabilità del nostro spirito ecologista. 

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