Diari – Osservando da un punto di vista privilegiato il gufo comune

Andrea Daina Palermo, uno dei migliori fotografi naturalistici italiani di strigiformi, dopo averci raccontato con passione e con scatti straordinari la vita delle civette nella sua terra, la Toscana, ci regala una sua successiva scoperta: una coppia di gufi che ha deciso di nidificare in quella che era una discarica. Andrea ha seguito per oltre un anno e mezzo la coppia, le cacce, i rituali di accoppiamento, il rapporto con i pulli… eccovene un assaggio!

Quando penso ai gufi, gli splendidi rapaci notturni appartenenti al genere Asio (dai ciuffi auricolari, erroneamente scambiati per orecchie) immagino ali silenziose che tagliano il buio con estrema facilità, occhi arancioni incastonati su un disco facciale molto espressivo, zampe esageratamente potenti capaci di procurare ferite mortali e serrare la preda in una morsa eterna, un mimetismo estremo nella sua apparente semplicità.

La mia esperienza con il gufo comune mi ha confermato queste immagini e mi ha dato molti ulteriori spunti di riflessione. Ma ero tanto affascinato durante i momenti di osservazione quanto affranto mentre provavo a imprimere su un asettico sensore le naturali meraviglie alle quali mi trovavo davanti.

Mi sono dedicato per una stagione e mezzo a questo rapace notturno, quasi per caso, grazie ad un evento che mi ha costretto ad interrompere il progetto che stavo seguendo. Molto spesso gli imprevisti possono diventare delle fonti di opportunità, in questo caso mi hanno regalato la possibilità di osservare un animale tanto elusivo vicino a casa.

Il mondo dei gufi é associato alla notte, ma per una caratteristica molto particolare di questa specie è possibile individuare questi strigiformi anche in pieno giorno, soprattutto in inverno, stagione in cui si radunano in dormitori chiamati roost, dove possono raggiungere numeri considerevoli, soprattutto in Europa orientale.

Non ho trovato una situazione del genere nella mia zona ma una singola coppia nidificante. Uno dei problemi maggiori incontrati nel mio caso è stata la vegetazione molto fitta, un intricato nascondiglio di rami dove il gufo comune interpreta col suo mimetismo il copione di animale sfuggente. Molto spesso osservi per alcuni minuti un ramo strano o una sagoma “gufiforme” (non so se si può dire, ma credo che renda bene l’idea) e scopri che è un gufo comune soltanto se vedi aprire un occhio oppure un cambio di postura improvviso.

Cercare le borre, penne e piume in alcuni posti strategici, come possono essere i posatoi abituali, è la conferma della sua presenza in un determinato territorio (e in più aumenta la collezione di “reperti” di mia figlia).

L’osservazione diretta è altrettanto importante: arrivando sul posto poco prima del tramonto e posizionandosi soprattutto in controluce con un binocolo, è possibile individuare la sagoma del gufo nel cielo tenuemente illuminato dalla luce crepuscolare mentre perlustra la zona in atteggiamento di caccia.

Anche l’osservazione notturna è molto utile, la luna piena e la luce di un lampione (nel mio caso), svelano misteri che altrimenti il buio custodirebbe gelosamente, sempre a patto di sapere dove guardare. Serve molta pazienza, ma spesso i gufi sono abitudinari e frequentano i luoghi di caccia in maniera sistematica. In alcune zone o durante la nidificazione, le attività iniziano molto prima: ricordo con emozione alcune uscite con mia figlia Elena ad osservare il maschio intento a compiere agguati a pochi metri dalla nostra automobile.

I problemi veri arrivano quando si parla della parte fotografica. I richiami del maschio con il caratteristico “whuu”, le risposte più acute della femmina, i voli circolari delle parate nuziali con lo schiocco delle ali, il volo radente nei campi incolti in perlustrazione, le picchiate per afferrare una preda e la vita nella piccola pineta dove avevano deciso di nidificare… come possono essere rappresentate in fotografia, senza perdere l’essenza e la veridicità di quello che ho osservato?

È chiaramente una domanda che non ha ancora una risposta e forse, per i tanti limiti sia tecnici che personali, mai l’avrà.

Ammiro molto Heikki Willamo, grande fotografo finlandese, i suoi lavori ambientati nei paesaggi del grande nord mi hanno accompagnato durante le sessioni iniziate poco prima del tramonto.

Per esempio, fantastico e spero di ritrovare le stesse atmosfere della sua fotostoria sul gufo reale (Bubo bubo), mi dimentico quasi le zanzare e, alzando gli iso in modo scandaloso e quasi indecente, osservo e fotografo a qualche metro da terra un piccolo di Asio otus che si ciba di un uccello (dal monitor non riesco a capire che specie sia) ma, mentre cerco di pulire il più possibile l’inquadratura, dei rumori  mi riportano alla realtà: due persone corrono veloci intente a fare jogging, una signora parla con il  suo compagno a quattro zampe.

A me, immobile, scappa un mezzo sorriso sotto la rete mimetica. Cosa non si vede se non si hanno gli occhi giusti per vedere, anche qui, vicino a casa, in quella che non più di qualche anno fa era solo una vecchia discarica…

Testo e foto di Andrea Daina Palermo
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