Bialowieza: notizie dalla grande foresta

È uno dei nostri luoghi dell’anima, l’immensa foresta primordiale di Bialowieza. Gli alberi secolari, la natura che segue lentamente il suo corso ciclico, i frutti che germogliano e crescono, la vita che cerca spazio verso l’alto, verso la luce, per poi crollare al suolo e diventare preda di muschi e funghi, con i loro incredibili colori e le forme più stravaganti.  E i bisonti, gli alci, i lupi… per non parlare della straordinaria avifauna (il ricordo dei francolini di monte ancora ci accompagna nei momenti difficili che ogni birdwatcher attraversa). Da quando vi abbiamo messo piede la prima volta, qualche anno fa, ci ripromettiamo ogni anno di tornarci appena possibile… ma ancora non ce l’abbiamo fatta e quest’anno, causa Covid-19, certo le cose non sono state più semplici. Sarà per l’anno prossimo, ci diciamo ancora una volta.

La foresta di Bialowieza

Abbiamo però lasciato non solo il cuore nella remota Podlachia polacca, ma anche un solido legame con la nostra guida, il portoghese Joao Ferro, che ci ha condotto a conoscere la grande foresta con la passione di chi si è lasciato alle spalle tutto per vivere a Bialowieza ogni giorno dell’anno, di chi di professione ha scelto la vita del bison tracker.

E allora nei giorni scorsi, in un momento in cui la nostalgia si è fatta viva in modo più pungente, abbiamo deciso di sentirlo e di avere notizie in tempo reale da Bialowieza.

Gli alberi sradicati continuano a vegetare arricchendo l’habitat

Anche Bialowieza è stata colpita dalle conseguenze della pandemia? Cosa è cambiato? La stagione turistica è stata stravolta?

Sì, anche la Polonia, e per quel che ci riguarda la Podlachia e Bialowieza, ha dovuto fare i conti con questo coronavirus. Ha vissuto il lock-down e poi l’apertura. Per fortuna, il livello di protezione della foresta non è cambiato dal 2015 quando la parte polacca (più piccola rispetto all’enorme territorio compreso nei confini bielorussi e molto difficile da visitare) è diventata Biosphere Reserve (e nonostante nel 2016 e 2017 alcuni interventi da parte dello Stato abbiano destato più di una perplessità tra gli ambientalisti). Anche le popolazioni di bisonti e lupi sono rimaste quantitativamente equivalenti negli ultimi anni e, proprio come in altre regioni d’Europa, durante il lock-down gli animali si sono riappropriati di spazi a loro normalmente preclusi (Joao ci ha raccontato di alcuni bisonti che tranquillamente si sono affacciati al laghetto del Palace Park!). Con la riapertura però le cose sono tornate alla normalità e ora non è certo più semplice di prima osservare gli straordinari abitanti della foresta.

Distese di aglio orsino tra gli alberi a Bialowieza

Ma quello che è cambiato di più, anche a Bialowieza, è stato il turismo. Il profilo del turista medio che affrontava il lungo viaggio da tutta Europa per godere dello spettacolo della wilderness polacca, amante della natura e abituato a convivere con i consueti disagi legati allo stretto contatto con la natura (pioggia, zanzare, zecche..) – outdoor people, per usare le parole di Joao – quest’anno non è arrivato in Podlachia. Sono arrivati invece beach tourists, with their urban profile, quasi costretti dall’impossibilità di non poter dare l’assalto alle consuete spiagge mediterranee italiane, greche o turche.

Pochissimi turisti dalla Scandinavia e da Spagna e Italia, flussi turistici consistenti solo da Germania, Olanda e Belgio, oltre che dalla Polonia stessa.

Insomma non è stata proprio la stessa cosa. Ma come stupirsi, se anche in Italia abbiamo vissuto qualcosa di analogo? Vi ricordate l’assalto ai rifugi di montagna più accessibili da parte di beach tourists in infradito? vi ricordate gestori di rifugi costretti a mettere in evidenza che al rifugio si arriva a piedi camminando (orrore!) e non in macchina?

Speriamo di poter tornare presto ad incontrare in montagna gente che ama il silenzio e la fatica e a Bialowieza viaggiatori che amano la pioggia che inzuppa fino al midollo, e – quanto ci pentiremo di queste parole – le zanzare e le zecche!

Prof. Gip. Barbatus

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