Diari – Un giro del mondo in compagnia degli assioli più minacciati del pianeta

Il magister guforum Marco Mastrorilli ci racconta una straordinaria storia di biodiversità (del tutto nuova per il pubblico italiano) che ha per protagonista il più piccolo dei rapaci notturni, l’assiolo, ma che vede attori fondamentali anche tutti noi, che con le nostre scelte possiamo cambiare un finale apparentemente già scritto

Quando ci si avvicina al mondo dei rapaci notturni, predatori classificati a livello tassonomico come strigiformi, ci si rende conto che si parla di un gruppo sistematico composto da un numero relativamente basso di specie (268). Tra l’altro, solo recentemente è stato raggiunto questo numero di taxa, e solo grazie alla riclassificazione di alcune sottospecie basata sulla biologia molecolare (si è passati appunto dalle 156 specie classificate all’inizio del millennio alle 268 attuali).

Barbagianni, allocchi, civette, naturalmente gufi… ma anche i meno conosciuti assioli, appartenenti al genere Otus (di cui in Europa abbiamo due specie, l’assiolo euroasiatico (Otus scops) e un nuovo endemismo, appena classificato come nuova specie, l’assiolo di Cipro (Otus cyprius), a lungo considerato una semplice sottospecie del taxon nominale.

L’assiolo di Cipro (Otus cyprius) nella foto di G. Kostantinou

Gli assioli hanno caratteristiche ben definite, che li accomunano un po’ in tutto il Pianeta. Si tratta di strigiformi di piccole dimensioni, di abitudini prettamente insettivore, dal piumaggio molto mimetico, con predilezione per habitat spesso legati agli ambiti boschivi o forestali. Dimostrano buona propensione al volo, a dispetto delle dimensioni, anche sui tratti di mare (non a caso l’assiolo euroasiatico è una specie capace di attraversare il Mediterraneo, come molti altri uccelli migratori).

La grande sorpresa però arriva analizzando la vita di questi assioli, tutti racchiusi nel genere Otus, che annovera ben 55 specie diverse. Infatti, è sufficiente curiosare tra i nomi delle singole specie per vedere che molti assioli sono legati a piccoli arcipelaghi o grandi isole, sovente sperduti negli oceani. Basti pensare all’assiolo delle Seychelles o all’assiolo delle Grandi Comore o a quello del Madagascar, delle isole Andamane o di Singapore e così via.

Andando più in profondità con la nostra analisi, la storia di questi assioli sparsi in vari continenti ci induce a compiere un sorprendente giro del mondo scoprendo vicende davvero curiose, sovente accomunate dal comune denominatore del rischio di estinzione. E allora… partiamo in compagnia di questi straordinari assoli e cerchiamo di soddisfare qualche curiosità.

Una spiaggia delle Isole Comore

Il primo incontro lo facciamo nell’Oceano Indiano, in quelle isole al largo del Madagascar chiamate Comore, isole lontane dal turismo di massa, un vero e proprio scrigno di endemismi straordinari. Qui infatti vivono diverse specie di assioli, ma il primo lo possiamo avvistare solo sull’isola di Anjouan, dove vive una esigua popolazione di assiolo di Anjouan (Otus capnodes).

Questo minuscolo rapace delle foreste è custode di una storia davvero particolare. A partire dal 1886 nessuno lo aveva più osservato e pertanto era stato ritenuto estinto, sino a quando nel giugno del 1992, durante una spedizione ornitologica, fu inaspettatamente ritrovato. Le popolazioni sono confinate nelle rimanenti macchie di foresta montuosa (oltre gli 800 m) sulla sola isola di Anjouan (Ndzuani), dove si stimava che la popolazione fosse ridotta a poche decine di individui, al massimo tra le 100 e le 200 coppie. Uno studio più recente (2004) condotto sull’isola ha invece determinato che questo assiolo ha un contingente stimato in oltre 3.500 individui. Questa rivalutazione, per una volta positiva, dimostra l’importanza dei monitoraggi delle specie a rischio per valutare in modo concreto le reali dimensioni delle popolazioni.

Si tratta comunque di uno degli strigiformi minacciati a livello globale considerando la forte accelerazione dell’abbattimento delle foreste, nonché la frequente cattura da parte dell’uomo che lo usa addirittura come fonte di cibo.

Nella vicina Moheli, sempre nel medesimo arcipelago, vive anche un altro assiolo endemico, con habitat forestale, l’assiolo di Moheli (Otus moheliensis). Scoperto molto recentemente, nel 1998, da Renè Lafontaine e Nathalie Moulaert, fu descritto a livello tassonomico per la prima volta nel 1998. Ne fu determinata anche una stima di popolazione che si attestava sui 400 individui. Da allora nessuno ha studiato a fondo questa specie, pertanto a distanza di un ventennio non sappiano quanto sia critica la situazione, sebbene alcuni naturalisti abbiano analizzato la regressione della foresta primaria evidenziando un primo adattamento di questo assiolo ad occupare anche piante sino al livello del mare. La situazione resta comunque davvero critica, come evidenzia il suo status nella lista rossa.

L’assiolo di Moheli (Otus moheliensis)

Ma lasciamo questo arcipelago, dove peraltro sono presenti altri assioli endemici, e raggiungiamo un altro arcipelago, questa volta molto ambito dai turisti: le Isole Seychelles. Qui vive un altro rarissimo strigiforme, l’assiolo delle Seychelles (Otus insularis). A causa degli spazi limitati disponibili sulle isole, si può ritenere una specie a forte rischio di estinzione, anche perché la sua popolazione è localizzata solo nella foresta montana di Mahè, l’isola più grande dell’arcipelago con montagne granitiche che arrivano ai 903 mslm). Alcuni studi sulla biologia riproduttiva dell’assiolo delle Seychelles non hanno fornito risultati positivi poiché alcuni predatori di specie aliene (introdotte sull’isola) paiono costituire un vero problema limitandone il successo riproduttivo, al quale si aggiungono implicitamente anche i problemi di conservazione dell’habitat forestale già così ridotto.

Continuiamo il nostro giro del mondo e mettiamo piede ora sull’isola di Siau, a nord del Sulawesi, in Indonesia, per gettare uno spiraglio di luce sul più misterioso degli assioli, il più raro e… forse già estinto. Stiamo parlando dell’assiolo di Siau (Otus siaoensis).

L’assiolo di Siau (Otus siaoensis)

La specie è stata determinata grazie ad un solo olotipo (l’individuo sulla quale si basa la determinazione e la descrizione iniziale della specie) ritrovato nel lontanissimo 1866. Negli ultimi anni sono stati registrati alcuni individui e si pensa che nelle foreste ci possano essere ancora alcuni esemplari, ma la lista rossa della IUCN pone questo assiolo come specie a rischio estinzione con una stima massima di soli 46 individui!

Considerate le minuscole dimensioni dell’isola e le diverse parti di origine vulcanica prive di vegetazione, la popolazione è sempre stata ridotta ma la deforestazione minaccia ancor più questo gufetto. Nell’ottobre 1998, un’indagine di cinque giorni ha determinato che rimanevano solo 50 ettari di foresta, tutti sopra gli 800 m, a Gunung Tamata, nel centro dell’isola. Addirittura più recentemente una spedizione durata 30 giorni sull’isola non ha permesso il rilievo di nessun individuo ma fortunatamente a sconfessare l’estinzione è arrivato un video di un ritrovamento di un esemplare nel dicembre 2017.

Insomma il destino di questo assiolo è appeso un filo, così come quello di molti altri endemismi in giro per le isole del mondo. Gli endemici assioli insulari saranno i primi a scomparire dal nostro pianeta?

La prima risposta per invertire questa minaccia è frenare la deforestazione, limitare gli incendi che ovunque stanno determinando un drammatico calo di molte specie animali… e non parliamo solo di gufi e assioli.

Il futuro di migliaia di specie, ornitiche e non, dipende da noi. Riflettiamoci.

Testo di Marco Mastrorilli
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