Hornstrandir: ultima frontiera – parte 4

Animal target: volpi artiche, pulcinella di mare

Day 4: Hornvik-Hloduvik

3blog0K5A0810Apriamo gli occhi, li alziamo con cautela e arriva la prima buona notizia della giornata: la tenda c’è ancora! Nonostante il vento, i picchetti hanno tenuto e, forse anche grazie al siberian wood che abbiamo messo a protezione, non è volato via niente. Non ha nemmeno piovuto dentro, alla fine quindi tanto male non le abbiamo montate le tende!

Altra buona notizia: ha smesso di piovere e qualche squarcio di azzurro si mostra tra le nuvole. È a questo punto decisamente ora di andare. Colazione, zaino in spalla (i dolorini del primo giorno di cammino riaffiorano immediatamente, con matematica puntualità) e partenza.

3blog0K5A0822Torniamo alla spiaggia di Hornvik ma ci teniamo sulla sinistra, in direzione opposta al sentiero che abbiamo esplorato ieri  verso il guado. La spiaggia diventa subito sassosa, i grossi ciottoli di pietra grigia si mescolano a frammenti di lava erosa dal mare, grigia scura, talvolta color mattone. Il cammino non è agevole, bisogna prestare attenzione a non perdere l’equilibrio.

3blog0K5A0809Dopo poche centinaia di metri il sentiero conduce ad un passaggio da fare con la corda per superare un imponente blocco di roccia. Lo strappo in salita, breve ma molto ripido, e l’altrettanto ripida discesa ci svegliano definitivamente. Il paesaggio è ancora una volta spettacolare, da qui si coglie tutta la maestosità della baia di Hornvik. Presto si abbandona la spiaggia e si inizia a salire per un pendio erboso verso la prima sella. Oggi è la tappa più lunga, circa 15 km, con l’attraversamento di due passi, entrambi attorno ai 500 metri di altitudine sul livello del mare. Il peso dello zaino si fa sentire, le cinghie segnano le spalle, il passo si fa talvolta incerto.

A tratti l’erba è sostituita da uno spesso strato di muschio color verde elettrico, nel quale si affonda dolcemente per diversi centimetri. L’idea “mediterranea” di muschi e licheni stentati e asfittici è completamente inadeguata alla realtà dei paesi nordici, qui sono loro spesso i veri soli protagonisti del paesaggio nella loro vitalità e varietà.

3blog0K5A0836Terminata la prima parte dell’ascesa, attraversiamo alcuni altipiani rocciosi e in quota compaiono immancabili i primi nevai, accecanti nel sole. Ci dirigiamo senza esitazioni verso la sella, cerchiamo di serrare i tempi, anche per valutare con attenzione la nostra reale andatura. Se oggi possiamo anche permetterci di non rispettare la tempistica prevista (il lungo giorno artico di quasi 24 ore fa sì che montare le tende non sia un problema in nessun orario), domani abbiamo un traghetto da prendere e dubitiamo ci aspetti qualora non ci veda al molo!

Per fortuna, superata la prima sella, il sentiero non scende quasi, ma procede in quota verso la sella successiva. Forze risparmiate! Non ci resta che continuare, dopo naturalmente esserci premiati con qualche barretta e un po’ di frutta secca. I km scorrono senza intoppi, l’abitudine alla fatica comincia in qualche modo a rendercela più abituale e il piacere della scoperta, unita alle meraviglie di questa terra incantata, guida i nostri passi.

3blog0K5A0831Anche la seconda sella viene superata senza problemi, ora una ripidissima discesa ci porta in direzione della baia di Hloduvik, al termine della quale c’è l’area di sosta consigliata, che ancora però non riusciamo a scorgere. Affrontata la discesa con cautela, ci immergiamo nei prati fioriti e – cosa del tutto inconsueta in Hornstrandir – vediamo alcuni edifici affacciati sulla spiaggia, con diverse persone di mezza età che passeggiano serenamente parlando tra loro. Incuriositi, ci avviciniamo, anche perché il sentiero sembra proprio portarci tra loro. Sono islandesi e hanno affittato per alcuni giorni questi alloggi per rigenerarsi nella natura incontaminata della penisola. Una scelta davvero particolare. Abbiamo però notato già nei giorni scorsi che una parte significativa dei pochi compagni di avventura incontrati sul cammino erano proprio nativi dell’isola.

3blog0K5A0863Scambiati quindi i saluti di rito, continuiamo a camminare quando, tra i voli brevi e le corse dei corrieri grossi (Charadrius hiaticula), su due scogli affioranti nel mare scorgiamo qualcosa muoversi al sole: sono due foche grigie  (Halichoerus grypus) sdraiate al sole. Sembrano quasi sorriderci! Che avvistamento fortunato! Ora la nostra check-list di mammiferi è davvero completa! Non avremmo potuto chiedere di più!

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3blog0K5A0733Spinti dall’entusiasmo, torniamo sulla costa e poi sulla spiaggia. Lo scenario della baia di Hloduvik è simile a quello della baia di Hornvik. L’avifauna però è sorprendentemente diversa. Insieme agli edredoni avvistiamo infatti una nutrita schiera di morette arlecchino (Histrionicus histrionicus). Elegantissimi i maschi con i loro colori iridescenti, meno appariscenti le femmine. In tutta Europa la moretta arlecchino risulta sedentaria solo in Islanda, dove comunque si contano poche migliaia di coppie. Ecco un’altra “cattura” straordinaria per gli animaltrippers! Con l’avvistamento della moretta arlecchino (dopo il quattrocchi di Islanda e la strolaga maggiore) abbiamo anche completato le specie arrivate in Islanda dal Nord America e che hanno in Islanda il loro unico areale di nidificazione in Europa!

Infine, avvistiamo da lontano il rifugio arancione antitempesta, non siamo troppo distanti dal campo. Ci separa però dalla nostra meta ancora un guado di discreta profondità. Rapidamente ci spogliamo e proseguiamo. Dopo poco incontriamo anche la consueta latrina dal tetto spiovente. Ci siamo.

3blog0K5A0843Tutto sommato, però, è ancora presto, non siamo stravolti e forse ci conviene procedere ancora un’oretta, per essere più tranquilli domani. Così, dopo una breve pausa, rimettiamo gli zaini, psicologicamente sempre più pesanti, e ripartiamo. Abbiamo deciso di accamparci ad un paio di km, non appena la strada comincerà a salire nuovamente. Rinunceremo senza troppi rimpianti alla latrina. La cartina racconta che incontreremo a breve sulla nostra strada un altro fiume da guadare, non troppo impegnativo ma da non sottovalutare. Ci prepariamo mentalmente al rituale che ormai ci è divenuto familiare, controlliamo ancora una volta le nostre scarpette da fiume e partiamo. Il peso degli zaini a fine giornata è davvero un ostacolo, così, dopo il guado e una salita di poche centinaia di metri, troviamo uno spiazzo erboso, sulla riva di un fiume, che scende al mare, che ci sembra adatto. Siamo in posizione sopraelevata, piuttosto riparata, il fiume per l’acqua è vicino senza essere pericoloso… montiamo le tende.

È l’ultima fatica della giornata, prima di rilassarci e cucinare. Stasera pasta e fagioli… liofilizzata naturalmente.

Il suolo però è più duro, sotto lo spesso strato di muschio c’è la roccia, e per la prima volta i picchetti fanno fatica ad entrare, le tende non sono montate come dovrebbero. Per ora c’è poco vento, nessuno di noi ha voglia di spostarsi, ci affidiamo alla buona sorte che finora non ci ha mai abbandonato.

Numerosissimi moschini ci attaccano, pur senza pungere sono decisamente fastidiosi. Avevamo letto di questo problema, ma dall’inizio del trekking non ne avevamo mai visti sciami tanto fitti. Ci cospargiamo di insetticida ma il risultato lascia molto a desiderare… almeno però non ci sono le zanzare!

I più arditi tentano un bagno nel fiume gelato, poi abbondante cena e crolliamo nei sacchi a pelo. Domani l’ultima tappa prima del traghetto.

Parte 1

Parte 2

Parte 3

Prof. Gip. Barbatus – Foto Ivan Vania

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