Quarnei: un piccolo eden a 2000 metri in Val Malvaglia

_DSC2213Animal target: stambecchi, marmotte, camosci, cervi, rapaci  – Periodo: agosto

Si parte al mattino presto con Fluorenzo, verso la Val Malvaglia in Svizzera. Si passa Bellinzona e ci si dirige verso Biasca e poi Lucomagno; la nostra destinazione finale è la Capanna Quarnei un rifugio a 2100 metri.  Arrivati al paesino di Malvaglia si sale sulla destra per 40 minuti in una stradina di montagna che sale con un dislivello di 1000 metri. Si passano gallerie strettissime, una diga, pascoli e si arriva al parcheggio in località Cusié nelle vicinanze del bosco. Da lì partono due sentieri per la Quarnei uno di un’ora e un quarto l’altro di un’ora e quaranta, ovviamente scegliamo il più breve. Il sentiero è agevole  a parte l’ultimo strappo(in cui sudo non poco) che parte da un alpeggio verso il rifugio. Arrivati in cima ci si apre davanti agli occhi questo scenario quasi irreale tanto è perfetto: ci accolgono dei cavalli al pascolo nella piccola valle abbracciata dalle montagne e dalle cascate che vi discendono. Al centro vi è una torbiera (per la precisione è una palude visto che è alimentata sia dalla pioggia che dai ruscelli ma mi pareva un termine troppo sinistro) dalle tonalità veri e arancioni; più in là delle mucche brucano, marmotte fischiano e ai piedi dell’Adula (la vetta più alta del Canton Ticino) un pastore si inerpica tra le rocce con le sue 50 capre agilissime e chiassose.

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Sulla destra, in alto, a dominare la scena e a guardare verso la vallata sottostante con una visuale panoramica a 360 gradi il grande rifugio di sasso e legno.

_DSC2291Altri 5 minuti di salita e siamo lì. Spazioso (ha 50 posti), accogliente, pulito come da consuetudine elvetica. A gestirlo sono due ragazzi giovani e cordiali, Natalie e Nicolò.

Dopo una lavata rapida e una birra si decide per un’escursione poco impegnativa verso il Laghetto dei Corti a 40 minuti. Ridiscendiamo alle spalle della capanna verso i cavalli e la torbiera e cominciamo a salire sul sentiero tra le rocce. E’ tutto un balenare di marmotte (Marmota marmota) che si affrettano a rintanarsi; sopra di noi un gheppio (Falco tinniculus) è a caccia, ci godiamo qualche secondo del caratteristico “spirito santo” dove sembra fermare il tempo in volo poco prima di piombare in modo spettacolare in picchiata tra l’erba. E’ lontano, non vedo bene, ma credo, purtroppo per lui, che questa volta abbia mancato il bersaglio…_DSC2267Arrivati al piccolo laghetto decidiamo di proseguire in salita, tra i picchi sopra di noi c’è una cresta agevole da raggiungere che ha tutta l’aria di poterci regalare la vista sull’altra vallata. Ci inerpichiamo con una pausa per lasciare passare un gruppo di pecore (mai avrei pensato che fossero così a loro agio sulle rocce) e ci affacciamo ad ammirare la veduta mozzafiato (sia per l’oggettiva bellezza sia per le mie vertigini che mi dimentico sempre di avere…).quarneipan

Al ritorno alla Quarnei doccia e si va nella grande sala da pranzo panoramica dove ci aspetta il meritato vino e una cena (ottima tra l’altro!). Chiaccherando con Nicolò scopriamo la passione comune per le bestie e si offre di accompagnarci a cercare stambecchi e camosci la mattina successiva.

 

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Sveglia cinque e mezza, colazione e si parte… anzi no subito fuori dall’ingresso facciamo la prima sosta dopo tre metri perché guardando in basso a destra al limitare del bosco sottostante Nicolò ci indica una cerva (Cervus elaphus) con tre piccoli che si riposano nell’erba; ci dice che al mattino presto e alla sera è quasi una loro consuetudine quella di rilassarsi nel prato prima di ritornare nel fitto della vegetazione all’arrivo del sole.

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Il sentiero in direzione Laghetto di Cardedo a 2605 mt è tutt’altro che per camminatori della domenica, ci sono dei punti che mettono a dura prova le mie solite vertigini; mi sento anche le gambe molli dalla fatica e dal vino del giorno prima, fossi da solo non continuerei ma i miei compari sono esperti e gagliardi, mi danno sicurezza; l’idea di portarmi le bacchette da trekking è stata anche questa volta azzeccata perché mi sostengono non poco._DSC2415 Dopo una mezzora con la montagna alla sinistra incrociamo degli stambecchi (Capra ibex). Sono una femmina con dei giovani bellissimi, ci vedono e si affrettano verso le cime; i ragazzi son giovani, indisciplinati e un po’ distratti così mamma stambecco li incorna amorevolmente per indicargli la strada giusta!

_DSC2474Grazie a questo avvistamento mi torna l’energia, stringo i denti e vado in scia dei miei montagnini; passati due ruscelli il sentiero non è più indicato dalla solita pittura bianca e rossa e bisogna arrampicarsi seguendo alcuni omini di pietra, non guardo dietro di me, penso agli stambecchi e salgo. Nicolò ci guida fino a questa spianata di pietre dove a destra abbiamo una veduta abbagliante e uno strapiombo per me agghiacciante e a sinistra la montagna con le sue cascate. Un posto fantastico dove spesso avvista i camosci (Rupicapra rupicapra) e pernici. In effetti ci sono escrementi ovunque segno che questo è un luogo decisamente apprezzato dagli ungulati, che ovviamente non ci sono o meglio c’erano ma ci hanno notati chissà da quanto. Ci accorgiamo dopo mezzora infatti che ci stanno osservando da molto lontano, abbarbicati sulle rocce di fronte a noi, oltre il vuoto. Ci accontentiamo di questa visione e ci sistemiamo per mangiare qualcosa.

 

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Pochi minuti dopo la “nostra” montagna viene abbracciata da una nuvola. Decidiamo quindi di aspettare a continuare la salita al laghetto per la scarsa visibilità (a me non dispiace una pausa dalla vista della scarpata alle nostre spalle a dire il vero!). Il pranzo diventa un doppio pranzo… se ne andrà questa nuvola prima o poi? Mi concentro sulle rocce. Delle giovanissime marmotte ancora non abbastanza diffidenti si esibiscono per me in giochi e lotte. Se le danno di santa ragione, cadono, corrono si appostano in agguato. Fantastiche.

 

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La nuvola alla fine non se ne vuole andare così cominciamo la discesa con gli occhi (almeno io) ben fissi al terreno. Arrivati alla capanna ci riposiamo, altro giro di birre e purtroppo ci prepariamo al ritorno. Insieme ad una mucca ispeziono un laghetto lì vicino alla ricerca della Rana Alpina o Rana Rossa (Rana temporaria) di cui ho letto su un cartello lungo il sentiero ma con mia grande delusione non ne trovo traccia. Salutiamo i ragazzi e ci incamminiamo verso il secondo sentiero. Abbiamo fatto bene a salire dall’altro perché questo è decisamente più scosceso ma abbiamo d’altronde scelto bene di provarlo dato che è ancora più affascinante: passa in un bosco (quello dei cervi) che è una gioia per gli occhi. Attraversiamo un torrente dove ci rinfreschiamo e troviamo anche, con mia grande soddisfazione, la nostra rana in perfetta posa!_DSC2737

Poco prima del parcheggio ci soffermiamo a pochi metri dal sentiero ad ammirare un antico ed enorme crotto diviso in due (da una parte stava il bestiame dall’altra i pastori). Con mestizia si arriva al parcheggio che indica il nostro ritorno alla vita normale… ma c’è tempo ancora per una bella sorpresa: il cellulare di Fluorenzo che pensava di aver perso chissà dove è illeso e tranquillo che lo aspetta sul tetto dell’auto. Lieto fine.

Delmiele Tasso – Foto Ale Zoc

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