Diari – Grandi migratori: quando le oche selvatiche diventano compagne di viaggio delle gru

La gru cenerina o gru eurasiatica (Grus grus) è un uccello che appartiene alla famiglia delle gruidae. Maestosa, alta fino a 120 cm e pesante fino a 7 kg, con un’apertura alare di 180–240 cm, è facilmente riconoscibile dal colore prevalente grigio del piumaggio, con il collo bianco e nero e una macchia rossa sulla testa.

Gru cenerina

La gru si riproduce nell’Europa centrale, settentrionale e orientale, dai Balcani alla Russia, fino alla Mongolia e all’Asia minore. Migratrice capace di percorrere lunghissime distanze, con i classici stormi a V, torna sui cieli italiani in autunno, raramente per fermarsi a svernare, più spesso per raggiungere l’Africa settentrionale e orientale, dove trascorre l’inverno. In Italia, i pochissimi individui svernanti sono stati censiti in Sardegna occidentale, Sicilia e sulla media costa tirrenica (gli avvistamenti invernali di gru (sia svernanti che di passo) sono invece attualmente intorno a 1500 all’anno, in crescita e distribuiti in tutte le regioni). Le aree di svernamento si estendono, in modo frammentato, dalla Cina meridionale fino al bacino del Nilo e a tutta la regione mediterranea (compresi il Nordafrica e la Penisola iberica). La gru cenerina, al di fuori del periodo riproduttivo, si muove quasi esclusivamente in stormi composti da decine, a volte da centinaia di individui e, sempre “in branco”, si posa sulle aree umide, per riposarsi o rifocillarsi.

Gru cenerina ad ali spiegate

La fase di riproduzione di questo uccello inizia a partire dal mese di marzo e dura fino a tutto maggio. La tundra e le vaste aree paludose all’interno della taiga sono le sue aree di nidificazione preferite. Le coppie, giunte sui territori di nidificazione, si disperdono cercando luoghi isolati dove collocare il nido mentre i giovani e gli adulti non nidificanti rimangono uniti in piccoli gruppi continuando una vita sociale assidua. Il nido viene posto su un terreno appena affiorante dal livello dell’acqua e costruito portando erbe secche, falaschi e rametti fino a formare una piattaforma che garantisca un isolamento dall’acqua. A volte lo stesso nido viene usato anche negli anni successivi, mostrando quindi un forte attaccamento al territorio natio. Le coppie sono stabili per molti anni ed i cambi di partner avvengono raramente. Il legame di coppia è comunque sempre mantenuto attraverso le famose parate di corteggiamento che vengono eseguite tutto l’anno, anche al di fuori del periodo nuziale. Salti ad ali aperte, inchini e corse, piroette e ondeggiamenti del collo, il tutto corredato dal solito rauco, terribile ed abituale schiamazzo emesso da entrambi i partner. Vengono deposte normalmente due uova (occasionalmente tre o quattro), colore crema con ampie macchie marroni. La cova è quasi esclusivamente effettuata dalla sola femmina, con il maschio sempre appostato nei dintorni in difesa del nido. La cova dura circa 30 giorni ed i piccoli rimangono incapaci al volo per almeno dieci settimane, anche se il nido viene immediatamente abbandonato dopo alcune ore dalla nascita. Dopo un solo giorno i piccoli sono in grado di seguire i loro genitori nella ricerca del cibo nascondendosi alla necessità sul terreno, aiutati dalla loro livrea fortemente mimetica. In questo periodo le gru adulte effettuano quella particolare muta che le rende inadatte al volo restando con i piccoli celati nell’ambiente circostante.

Una coppia di gru cenerine

I loro nemici naturali sono gabbiani e cornacchie e grandi uccelli di rapina (aquile, poiane ed albanelle), nonché mustelidi e volpi. Le famiglie migrano insieme e trascorrono il primo inverno nei quartieri africani unendosi ai folti stormi migratori. La maturità viene raggiunta dopo i 3 anni, ma anche oltre, e la specie può vivere più di 30 anni. Per questo motivo e per il buon numero di esemplari presenti nelle diverse popolazioni, la specie non è considerata, al momento, a rischio.

Alcuni soggetti vengono inanellati e monitorati per conoscere spostamenti e rotte di migrazione

Molto spesso durante le lunghe migrazioni le gru trovano come compagne di viaggio le ‘chiassose’ oche selvatiche. L’oca selvatica (Anser anser) è invece un uccello, appartenente alla famiglia degli anatidi. Di dimensioni minori, l’oca selvatica raggiunge i 74–84 cm e ha un’apertura alare di 149–168 cm.

Oche selvatiche

Non presenta un particolare dimorfismo, solo la femmina è leggermente più piccola del maschio. Ha un piumaggio grigio-marrone, ad eccezione del ventre che è bianco.E ’ una specie caratterizzata da popolazioni sia migratrici che sedentarie. L’areale di nidificazione comprende Islanda, Inghilterra, Europa settentrionale e orientale, Asia centrale. Le popolazioni migratrici svernano nei paesi del bacino del Mediterraneo e in Asia meridionale. In Italia è migratrice e svernante regolare. Nel nostro Paese la maggior parte dei contingenti in migrazione compie solo brevi soste prima di dirigersi verso i quartieri di svernamento nord-africani. I primi gruppi provenienti dall’Europa centro-orientale giungono in ottobre-novembre, ma le presenze più consistenti si osservano da fine gennaio a febbraio-marzo, quando agli svernanti si aggiungono i soggetti che tornano dalle zone umide di Tunisia ed Algeria.

Testo e foto di Marco Brandi, fotografo naturalista, presidente di Maremma Pro Natura OdV

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