Recensioni – Geografie del Collasso. L’Antropocene in 9 parole chiave

Abbiamo letto questo breve saggio (122 pagine) scritto dall’antropologo, geografo e narratore Matteo Meschiari edito da Piano B Edizioni

Prima di parlarne anticipiamo chi di voi si domanderà per quale motivo su Animal Trip, un blog di viaggi e natura, recensiamo un libro che discute le attuali e future catastrofi legate all’Antropocene (termine utilizzato sempre più frequentemente per identificare l’era geologica in cui l’uomo attraverso le sue attività sta modificando e condizionando con una rapidità impressionante l’ambiente).

La risposta si intuisce già in quest’ultima frase che spiega sbrigativamente il significato del termine. Il cambiamento climatico, la dissoluzione degli ecosistemi, l’inquinamento, la questione animale (e tutte le problematiche sociali, politiche, culturali che ne derivano) sono questioni che riguardano l’umanità in toto ma ovviamente per chi come noi ha la necessità di godere della bellezza della natura e, dunque, la responsabilità di rispettarla e farla rispettare, diventa un argomento decisamente rilevante.

Veniamo dunque al libro. E’ un libro particolare, non facile, a volte poco chiaro, angosciante in alcuni passaggi, visionario ma a tratti anche illuminante, schietto, ottimista e visionario (nell’accezione, questa volta, più positiva che possiate concepire).

Meschiari è, come dire, “pindarico”, cita filosofi e antropologi, disserta su Moby Dick e Tolkien, della pandemia di Covid, di survivalismo, di neonichilismo, di zombie, film di fantascienza, cani assassini, gamers, della cecità dell’uomo rispetto alle tragedie imminenti e di arte aborigena; esempi e linguaggio passano di continuo dal tortuoso all’intellegibile. Spiazza e incuriosisce, espone un concetto e poi te lo leva dagli occhi repentinamente. 

Il capitolo dal titolo “Complessità” inizia così: “Il miriagono è un poligono regolare con 10’000 lati, a occhio nudo può sembrare una circonferenza, perché i lati sono così piccoli da somigliare a punti, ma per la geometria piana esistono eccome…” – “… se non riesco a immaginare un miriagono, se lo vedo come una circonferenza, posso però avvicinarmi a un dettaglio, isolarne una porzione, e in quella porzione cercare di capire che un angolo di 179°57’50,4” e un angolo di 180° sono due cose diverse. Così, per avvicinare l’iperoggetto Antropocene, esistono tante finestre metonimiche dove una parte infinitesimale ci può aiutare a capire il tutto”.

Ecco questo libro è un po’ come il suo miriagono. L’autore non mira a un saggio esaustivo, approfondito, definitivo su un argomento tanto vasto ma vuole fornirci degli spunti, dei suggerimenti sul come immaginare in maniera nuova il futuro prossimo, sul come prepararci, sul come interpretare i segnali, sul come in seguito affrontare in maniera costruttiva la strada verso la distruzione o la ricostruzione. 

E’ un piccolo libro che va letto fino in fondo per riuscire a valutarne il grande valore.

Avvicinandosi comprendiamo che non si tratta come ho pensato superficialmente in alcuni passaggi di una “supercazzola” a forma di cerchio ma di una complessa rete di inviti a riflettere, reagire, rinnovarsi, riscoprire… quei punti sono angoli e quegli angoli sono piccoli semi da coltivare: inviti a leggere, ad agire, a informarsi, a pensare un nuovo linguaggio, a indagare la realtà in maniera più approfondita. 

“Bisogna prepararsi con strutture mentali solide, praticare modelli etici inclusivi e immaginare con coraggio delle alternative”.

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