Diari – Sul Monte Corrasi: tra lande desolate, fugaci mufloni e miraggi di grifoni

Esiste un posto, nel cuore della Sardegna, dove la natura selvaggia domina ancora incontrastata. Un luogo arcaico, di straordinario fascino e suggestione dove, una volta varcato un invisibile confine, si avverte un violento senso di smarrimento e dove è realmente possibile misurare se stessi al cospetto di madre natura. Siamo sul Monte Corrasi, un rilievo montuoso appartenente al comprensorio dei “Supramontes”.

Lasciato alle spalle il pittoresco paese di Oliena, la strada che si inerpica verso la montagna diventa man mano sempre più tortuosa e sconnessa. Dopo aver percorso alcuni chilometri in mezzo a una bellissima foresta di lecci si arriva a Tuònes, suggestiva località sita alle pendici del Corrasi, terreno di caccia dell’astore sardo (Accipiter gentilis arrigonii).

La lecceta di Tuones

Tuones rappresenta l’ultimo baluardo della fitta lecceta e d’ora in poi predominerà la roccia nuda e calcarea.  Parcheggiata l’auto in uno dei numerosi slarghi, si procede a piedi, su un’antica mulattiera di dubbia stabilità, verso il maestoso anfiteatro roccioso plasmato dalla Punta Carabidda. Un ultimo sforzo per raggiungere l’ampio valico di “Iscala e Pradu” e da qui in poi a perdita d’occhio il Corrasi si svelerà in tutta la sua immane bellezza.

Il Monte Corrasi

Un paesaggio lunare, desolato, costellato di ginepri colossali dai tronchi serpeggianti; nelle rare depressioni dove resiste un minimo di substrato fertile, germogliano pregiate essenze aromatiche ed endemismi di elevata importanza naturalistica.

La resilienza di un contorto ginepro

Il Corrasi è la patria del muflone (Ovis musimon), emblema della fauna sarda, sicuramente il selvatico che più si è adattato alla vita in questo ambiente ostile.

Mufloni

Il muflone in Sardegna ha rischiato l’estinzione a causa di un bracconaggio vigliacco, mirato a distruggere “gli ultimi”. Proprio in questa zona, ha resistito caparbiamente una delle ultime popolazioni originarie di tutta la Sardegna. Oggi in forte ripresa, può essere osservato un po’ ovunque sulla montagna, grazie all’incremento dei controlli venatori e alla diminuzione della presenza di pastori con le loro greggi, con cui i mufloni entravano in competizione alimentare.

Muflone nell’ora blu

Spesso li scovi mentre cammini, altre volte li aspetti nascosto per ore nei piccoli campi dove abitualmente si recano al pascolo all’imbrunire o all’alba. Una volta sorpresi, spesso si fermano a guardarti per un tempo imprecisato, una brutta abitudine che è costata la vita a tanti esemplari. Altre volte, si inventano una coreografica fuga in un ambiente che già di per sé evoca un fascino ancestrale. Sono sempre emozioni forti, che un fotografo di natura porta con sé nel bagaglio dei ricordi e che rievoca ogni qual volta se ne presenta una flebile nostalgia. Fotografare il muflone nel Supramonte è un’esperienza che ricompensa da ogni fatica.

Dal valico di “Iscala e Pradu”, guardando verso nord-est l’attenzione cade sulla ripida china che conduce a Punta “Sos Nidos”, la punta dei nidi. Era la vetta dei grandi rapaci, dei grifoni soprattutto, dei loro nidi irraggiungibili.

Punta Carabidda e Punta “sos nidos”

Una cima brulla e tormentata, visitata raramente anche dai mufloni per via del poco cibo e del vento che la scompiglia quasi tutti i giorni dell’anno. Là su, dove Supramonte e cielo si sfiorano appena, volteggiavano i rapaci sfruttando le termiche.

Sino a poco oltre la metà del secolo scorso il grifone (Gyps fulvus), ma anche l’avvoltoio monaco (Aegypius monachus) e qualche ieratico gipeto (Gypaetus barbatus), erano soliti perlustrare il costone del monte e tutto lo strapiombo sottostante in cerca di qualche animale morto di fame o che, distratto, fosse precipitato nel vuoto. Doveva essere davvero uno spettacolo mozzafiato vedere Punta “sos nidos” incorniciata da voli di venti, trenta e più grifoni, che avevano dimora in piccole conche o vertiginosi ballatoi e che costituivano una delle più importanti colonie di tutto il Nuorese. Esche avvelenate, spopolamento della montagna da parte degli ultimi pastori e la conseguente mancanza di cibo seguita poi dall’accanito bracconaggio, legato al collezionismo, hanno messo la parola FINE agli avvoltoi del Supramonte, lasciando un’amara nostalgia solo ai più anziani che hanno avuto la buona sorte di ammirarli mentre, cavalcando le correnti ascensionali, davano vita a un cupo carosello che era presagio certo di morte in quelle assolate distese calcaree.

Ora la situazione è cambiata radicalmente, come già accennato. Con l’abbandono dell’allevamento allo stato brado è venuta a mancare la materia prima per i rapaci necrofagi, di conseguenza sono andate scemando tutte quelle condizioni ideali per il sostentamento in natura delle colonie di questi fragili animali.

Oggi, solo occasionalmente qualche grifone visita questi territori, ispeziona per un breve attimo i desolati calanchi in cerca di una carcassa da spolpare. Non trova nulla e allora, deluso e affamato, cavalca un’altra termica spostandosi altrove, in cerca di fortuna.

Grifone in volo

Sono solitamente esemplari erratici, perlopiù provenienti dalla costa occidentale, dai monti di Bosa (leggi l’articolo sui grifoni di Bosa), dove è in corso un pionieristico progetto di “restocking” chiamato LIFE UNDER GRIFFONG WINGS, che vede per la prima volta in Italia la costruzione di una rete di carnai aziendali, dove gli allevatori smaltiscono le loro carcasse, ottenendo in questo modo un gratuito ed ecologico “servizio” da parte di questi rapaci.

Il progetto sta dando ottimi risultati, e la colonia presente nel Bosano è in crescita esponenziale. Con l’augurio che questo possa essere il punto di partenza per la lunga avventura della riconquista del grifone in terra sarda.

N.B. Avventurarsi nei territori del Supramonte, improvvisarsi e sottovalutare la natura è un rischio che non vale la pena correre. È auspicabile affidarsi a delle guide escursionistiche abilitate, esperte del territorio, competenti e in grado di accompagnare in totale sicurezza chiunque ne abbia la necessità. In merito, è doveroso citare il rinomato CENTRO ESCURSIONI SARDEGNA NASCOSTA, con a capo Fabrizio Caggiari, guida ambientale con un invidiabile esperienza e professionalità. 

Testo e foto di Marco Corda
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