Recensioni – Italia selvatica

Wilderness e spazi incontaminati nella nostra penisola sono sempre meno ma, paradossalmente, gli animali selvatici stanno riconquistando terreno e le modalità di incontro/scontro con loro, e quindi il nostro rapporto con loro, stanno inevitabilmente cambiando: orsi bruni che attraversano una provinciale in Trentino o ripresi in un parcheggio Ikea in provincia di Gorizia, orsi marsicani a passeggio tra giardini e orti dei paesi del Parco Nazionale d’Abruzzo, volpi e cinghiali in città a cercare cibo tra la spazzatura o a bordo strada, cervi nei giardini a Barrea, lupi investiti in luoghi dove da decenni non erano segnalati… e potremmo continuare a lungo.

Se, a prima vista, per tutti gli appassionati di natura queste sono solo buone notizie, a livello mediatico e di opinione pubblica la realtà è più complessa e inutili allarmismi deflagrano tra fake news e strumentalizzazioni, trovando fertile terreno nelle ancestrali paure di cui non riusciamo a liberarci.

Ma ecco che ci giunge in soccorso il bel volume Italia selvatica (Utet, 2019) di Daniele Zovi, laureato in Scienze forestali e per quarant’anni in servizio nel corpo forestale dello Stato, prima di essere nominato generale di brigata del comando carabinieri-forestale del Veneto. Insomma, uno che di animali ne sa.

E attraverso la storia di otto selvatici (alcuni storici come orso, lince, lupo e cinghiale, altri da sempre presenti ma quasi invisibili come il gatto selvatico, altri ancora che per la prima volta si affacciano al nostro territorio come lo sciacallo dorato e il castoro (in realtà ritornato con un unico esemplare segnalato dopo 500 anni di assenza) ci racconta di questi animali curiosità, abitudini, sue esperienze in prima persona che ci fanno capire come il rapporto con gli animali non sia mai stato facile, nemmeno in passato, e come oggi banalizzarlo potrebbe essere molto pericoloso.

Il volume è anche un importante strumento per demistificare pratiche e idee che si stanno diffondendo (lo sapevate, ad esempio, che la caccia al cinghiale spesso non solo non risolve il problema della sovrappopolazione di questo mammifero artiodattilo ma lo peggiora perché se viene eliminate la femmina dominante le giovani si riproducono senza limiti?) o anche solo per riflettere su come gli animali abbiano influenzato la storia passata dell’Italia (si veda ad esempio l’interessantissima riflessione sui toponimi riferiti alla lince, al lupo o all’orso).

Un libro da leggere e meditare, prima che sia troppo tardi.

Prof. Gip. Barbatus

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