Diari – Alaska: un sogno che diventa realtà (parte I)

Ho visto luoghi spettacolari dove si nascondono dei pericoli, ma gli stessi pericoli sono di una bellezza disarmante. Ho visto la terra, il cielo e l’aria fondersi in un solo elemento.

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È stato un viaggio da cui siamo tornati più stanchi di quando siamo partiti e anche più poveri. L’Alaska è molto cara. Però una parte della nostra anima è rimasta lì. Non capita tutti giorni di andare in Alaska e quando alla fine decidi di realizzare questo sogno non puoi certo farti mancare certe occasioni. Ma partiamo dall’inizio, quando decidiamo di  contattare Grandi Viaggi Fotografici. È un team di fotografi professionisti che, grazie al supporto tecnico di un tour operator specializzato, propone viaggi fotografici di livello. Tra questi c’era l’Alaska. Inizialmente pensavamo di andare solo al Parco nazionale e riserva di Katmai per fotografare gli orsi, poi Alessandro Beconi, l’ideatore del progetto GVF, ci ha proposto di aggiungere altri giorni e andare a fotografare il Parco nazionale di Denali. Il tutto ci sarebbe costato 6800€ in due, spese extra escluse. Non abbiamo saputo resistere, quindi prima tappa Denali, lì ci siamo fermati due giorni. Ma andiamo in ordine. Il viaggio dall’Italia: quasi 24 ore.

Milano-Francoforte, Francoforte-Vancouver, Vancouver-Anchorage. I voli per l’andata e il ritorno ci sono costati 2600€. Arrivati ad Anchorage, prendiamo la macchina e pensiamo di fare solo 4 ore, perché l’ingresso del Denali, un parco grande quanto metà della Svizzera, è ben lontano dalla capitale del 49esimo stato degli Stati Uniti, e se trovi un incidente rischi di fare anche 2 ore di coda. Lo impariamo a nostre spese e ora lo sappiamo. Finalmente arriviamo a destinazione. Abbiamo dormito in macchina, questo perché costava di meno e poi, diciamocelo, le macchine americane sono delle case con le ruote.

Non abbiamo dormito molto dal nostro arrivo. Alle 4 del mattino eravamo a mangiare un panino da Subway (colpa del fuso orario). Alle 6 incontro con gli altri e via per andare a vedere il famoso Denali. Lo stesso parco di Into The Wild… e che dire?! Quelle 24 ore sono valse la pena. Ragazzi, una meraviglia. Ho ancora le lacrime al pensiero di aver lasciato un posto così. Dall’ingresso del Denali al Wonder Lake ci abbiamo messo 11 ore, tra andata e ritorno in autobus, non c’è la possibilità di attraversarlo con la propria auto. Novanta miglia per ammirare la varietà di questo parco, i colori, gli ambienti e gli animali. Un parco dalle mille facce. Facce che cambiano con il cambiar delle stagioni. Inutile dirvi che un posto così è a dire poco paradisiaco.

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Il secondo giorno a causa del brutto tempo le foto all’alba saltano. Si va a fare colazione e si compra un accessorio necessario per quello che avevamo in mente per quella giornata. Due campanelline. Poi vi spiegherò a cosa ci serviranno. Abbiamo deciso di arrivare al Polychrome Overlook e da lì fare una escursione a piedi.

Un posto incredibile,  appena lo vedi te ne innamori. Il panorama che si vede da lì ti fa innamorare sempre di più del parco.

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Il tempo però non sembra essere clemente, pioviggina e sembra voglia rimanere nuvoloso a lungo. Visto che noi camminiamo anche sotto la pioggia, di problemi non ce ne siamo fatti, ci dispiaceva solo per il paesaggio. Prendiamo i biglietti per l’autobus, circa 100 dollari a testa, e nell’attesa giriamo un po’ la zona intorno al Denali Visitor Center.

Lì si ha la possibilità di imparare qualcosa di più sul parco e i suoi animali. Dal visitor center partono anche diversi sentieri, alcuni lunghi e altri molto brevi. Ne prendiamo uno ad anello e di breve durata. Si è visto di tutto: alci, lepri, scoiattoli, gazze, corvi.

alce

Finito il giro prendiamo l’autobus. Durante il tragitto l’autista ci spiega che 5 miglia di quel percorso sono chiuse perché area protetta. Quindi non è possibile lasciare la strada principale e camminare nel bush. Questo perché, in quella zona, c’è un alta concentrazione di bacche di cui gli orsi si cibano. Di conseguenza è più facile avere incontri ravvicinati con essi e ad andare incontro a incidenti. Ed è proprio lì che vediamo un grizzly.

grizzly

Passate le 5 miglia rosse, così vengono chiamate, arriviamo a destinazione. Beh, ragazzi, nel frattempo le nuvole stavano andando via, il sole stava facendo capolino e davanti a noi c’era un paesaggio incredibile. Scendiamo dall’autobus. Da lì inizia la nostra camminata a piedi. Un’emozione che non potrò mai scordare. Siamo nel mezzo del parco in piena zona selvatica. Un paesaggio stupendo ma con la possibilità di incontrare degli orsi. Ecco perché le campanelle, il loro rumore segnalerà la nostra presenza e dovrebbe tenerli lontano, almeno ci speriamo.

Comunque siamo pronti a qualsiasi evenienza. Ovunque, nei centri del Denali, si possono raccogliere informazioni su come comportarsi in caso di avvistamento orso. Attacchiamo le campanelle allo zaino e incominciamo a camminare per tornare indietro. Sul tragitto incontriamo un animale sorprendente, lo scoiattolo artico. Sembra una piccola marmotta.

Dopo tre ore ci fermiamo poco prima della zona rossa, per aspettare un autobus e poi tornare indietro. Il saluto del Denali Park lo abbiamo ricevuto. È arrivato dritto al cuore. Un emozione che non ci abbandonerà mai. Pochi chilometri di pura meraviglia.

Anche al terzo giorno, purtroppo, l’alba salta per via del brutto tempo. Allora si fa colazione e poi si parte. Si torna ad Anchorage, ma prima una tappa per me obbligatoria. Igloo City, un vecchio albergo a forma di igloo ormai abbandonato.

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Qualche scatto e poi dritti verso Anchorage dove ci attende un comodo letto e nuove avventure.

 

Testo e foto di Alan Gallo

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