Diari – A piccoli passi tra i parchi della Norvegia

Dombas2Ultimo pomeriggio ad Oslo, di ritorno da Drøbak con le scarpe fradice ad asciugare in camera, ne approfitto per scrivere qualche appunto di questi primi tre giorni in Norvegia.

Prime impressioni di un Paese … tranquillo.

Fa specie aver visto in città solo 4 poliziotti (disarmati) e scoprire che dopo i fatti di Breivik la città ha risposto in maniera composta, tanto che per difendere i luoghi di interesse pubblico hanno installato solo i “panettoni” sui marciapiedi per impedire il parcheggio delle auto.

Oslo è una capitale sui generis, nel senso che non ci sono attrattive particolari, la stessa Cattedrale è proprio semplice, e comunque la zona centrale si gira tranquillamente in mezza giornata.

Abbiamo scelto, viaggiando con un bambino, di visitare un solo museo, quello dedicato ai Nobel della Pace, ottimo modo per spiegargli il significato di parte della nostra recente storia (scelta crediamo azzeccata, visto che è ben allestito ed interessante).

Proprio con l’obiettivo di coinvolgerlo maggiormente nel viaggio, il giorno successivo, sotto una pioggia battente, raggiungiamo il battello per Drøbak, per dedicare a lui l’intera giornata.

Sì perché la cittadina è uno dei “veri” villaggi di Babbo Natale. Certo la Tregaardens Julehus per noi adulti è uno shop, ma per i bambini è diverso; per i loro occhi ha ancora un significato, lo stesso che si respira  nelle decine di migliaia di lettere appese sulle pareti della pro-loco e indirizzate tutte al misterioso padrone di casa.

Drøbak comunque resta una graziosa cittadina, cresciuta grazie alla fama di Santa Claus, per cui anche il piccolo acquario abitato dalla fauna ittica dei fiordi ci lascia un bel ricordo di questa climaticamente gelida giornata agostana.

Passano i giorni, ora mi ritrovo a sorseggiare un’acquavite nell’accogliente sala lettura del nostro camping vicino a Dombas, ripensando a questa nostra seconda parte di viaggio verso il Parco Nazionale di Dovrefjell, famoso per la fortunata gestione del suo ospite più prestigioso, il musk ox o meglio il bue muschiato.

Prima però, lungo la strada, come dimenticare la Stavkirke di Ringebu, una delle ultime chiese medioevali in legno, semplicemente decorata ma ricca di spiritualità – merita una visita.

Dombas5Comunque la sala lettura da dove sto mettendo giù i miei appunti, mi fa tornare in mente il recente briefing avuto con la nostra guida che ci ha spiegato come organizzerà la giornata. Ha cominciato raccontandoci la biologia di questo mammifero, del successo del suo ripopolamento (ormai è presente in tre parchi nazionali), del fallimento invece dell’introduzione degli stessi alle Svalbard, dei sui comportamenti sociali, delle lotte tra i maschi nel periodo degli amori a suon di colpi di testate micidiali (le loro corna sono molto spesse, con una sorta di cuscinetto interno per preservare il cervello duranti gli scontri). Nessun nemico naturale qui, tranne i treni … sì ci racconta che spesso i convogli vengono caricati dai miopi animali, che ovviamente hanno la peggio.

Anche i lupi, in teoria in cima alla catena alimentare, non ci sono … eh sì, la Norvegia regina delle cause ambientali ha dei comportamenti controversi sulla natura, visto che vorrebbe re-introdurre la caccia al lupo per i branchi provenienti dal confine svedese…

Beh adesso la riunione è finita, tocca a noi, quindi si parte in auto per un tragitto di venti minuti, fino ad uno sterrato adiacente ad una base militare (il parco nazionale ha al suo interno uno spazio ad uso dell’esercito norvegese). Il termometro dell’auto indica 4 gradi e noi dovremmo camminare verso la cima. Sentieri non ce ne sono, si segue la guida che da buon nordico è di poche parole: o stai al suo passo o rimani indietro; per fortuna abbiamo ottimo allenamento (meno i 4 norvegesi che, seppur giocando in casa, rimangono sempre soli molto in lontananza)

Si cammina nella tundra artica, dove intorno a noi vediamo sempre più diradarsi la bassa boscaglia che lascia il posto a muschi, licheni e poche genzianelle, sullo sfondo le vette perennemente innevate. Fa freddo e ha cominciato anche a cadere fine acqua ghiacciata, ma il paesaggio è favoloso.

Dombas4Siamo fortunati perché dopo meno di due ore di cammino incontriamo un branco di buoi muschiati proprio sotto la vetta; siamo anche troppo vicini, tanto che la guida ci fa segno di indietreggiare, sia per non disturbarli, sia per la nostra incolumità.

Il fatto di essere a favore di vento, però, ci permette di non essere “odorati” dagli animali, così possiamo restare acquattati dietro le rocce per lunghi momenti e scattare fotografie indimenticabili.

E’ incredibile, siamo di fronte ad uno degli animali più antichi della Terra, così maestoso e potente, ma allo stesso tempo fragile e inconsapevole dei cambiamenti climatici che stanno stravolgendo il suo piccolo mondo.

La giornata scorre tra camminate in cresta e l’avvistamento di un altro piccolo branco; senza dubbio siamo soddisfatti quando infreddoliti torniamo alla macchina raccontandoci l’esperienza vissuta.

Il giorno successivo dedichiamo la mattina a Fokstumyra, una riserva protetta utilizzata dagli uccelli migratori come luogo di nidificazione; sapevamo che la maggior parte degli uccelli erano già partiti verso sud, però siamo comunque speranzosi di avvistare qualche animale e comunque di godere di bei panorami su questo lago.

In effetti, a parte il freddo a tratti pungente, dobbiamo ammettere essere stata una bella camminata in parte su passerelle in legno, culminata anche con l’inaspettato incontro con 4 rumorosi esemplari di gru comuni. Dedichiamo il pomeriggio al riposo, dato che parteciperemo al safari serale alle ricerca dell’alce.

In auto con la stessa guida del giorno prima, veniamo guidati su strade secondarie, dove al limitare del bosco gli avvistamenti non si fanno mancare, almeno una decina di esemplari di cervi e alci, di cui uno veramente maestoso con un palco enorme … altro bel regalo per il nostro viaggio.

Femund7L’indomani si parte. Salutiamo il Furuhaugli, un campeggio dove abbiamo lasciato un pezzo di cuore, per dirigerci verso Røros, città patrimonio Unesco, grazie al suo centro storico fatto di case per minatori con pareti in legno e il caratteristico tetto in torba. Il centro, piccolino, diventato un susseguirsi di gallerie d’arte, offre ancora begli scorci sul passato  minerario della zona, con le piccole case degli operai in bella mostra dietro la chiesa. Di sera ci gustiamo una cena nel miglior hotel della città, dopo aver passato un paio d’ore nella corroborante SPA, dato che da domani rimetteremo gli scarponi perché saremo nel Femundsmarka, un parco nazionale poco frequentato da italiani, ma consigliatoci da un’amica norvegese.

Volo di rientro da Oslo; ho tempo di rimettere in ordine i pensieri degli ultimi giorni di viaggio… Sul mio taccuino rileggo dell’arrivo a Sorken, un minuscolo puntino sulle mappe geografiche ai lati del lago Femund dove siamo accolti da un branco di renne che ci attraversano tranquillamente la strada. E’ vero che sono semi-brade, nel senso che appartengono ai Sami della zona, e non fanno parte degli ormai sempre meno numerosi branchi che effettuano le migrazioni, però vederle aggirarsi nel bosco fa sempre un bell’effetto.

Femund8Ad ogni modo la nostra sistemazione al Femund Canoe Camp è per diversi aspetti eccezionale. In primis la location, ai bordi di un placido fiume che dovrebbe essere abitato da una famiglia di castori (anche se i nostri silenziosi appostamenti serali si sono rivelati inconcludenti, anche se molto divertenti) e dalla hytta (o bungalow) diciamo molto spartana … in tipico stile norvegese.

Femund2Italiani in questa zona non ne vedremo, anche se a dire il vero le nostre escursioni saranno sempre in quasi completa solitudine. Ne abbiamo effettuate due: una in canoa, in una zona ancora più isolata caratterizzata da piccoli e meravigliosi laghetti dai nomi impronunciabili (Glen e HalvørsOjen), che ci ha regalato una giornata piacevole e rilassante, immersi nella natura selvaggia (la meravigliosa wilderness della zona) e accompagnati solo dagli sguardi di  qualche curiosa renna, oltre che dal fortuito incontro con un gruppo di pernici nordiche.

Femund5La seconda con gli scarponi: abbiamo l’obiettivo di arrivare in vetta a Sorkvola, con una bella escursione, in parte nella foresta, fino ad una cima sempre sferzata da incessanti venti. Da lì si apre una vista mozzafiato sull’intero Parco Nazionale del Femundsmarka che ci ha lasciato senza parole, come l’impronta fresca di un ghiottone impressa davanti ai nostri passi…

Ci avanza una mezza giornata prima di riconsegnare l’auto, per cui con le poche informazioni trovate al volo in rete decidiamo di fermarci ad Elverum e, tanto per stare in tema, visitiamo il museo sulla foresta (dai suoi abitanti agli usi e sfruttamento del legno, alla conservazione ecc.) : molto interessante e da prendere da esempio quando si vuole valorizzare un’esposizione al massimo delle sue possibilità … dovremmo impararlo.

Di quelle giornate ricordo l’incontro su un sentiero e la breve chiacchierata con un anziano signore norvegese; noi tornavamo alla nostra hytta, lui con zaino e sacco a pelo camminava verso un’isolata casetta sul lago. Ecco questa è l’immagine che porto con me di questo viaggio … un viaggiatore con i piedi stanchi.

Lo so che è una scelta difficile da condividere, so che tanti non capirebbero perché abbiamo scelto di non fare crociere sui fiordi o di non arrivare a Capo Nord, ma invece di camminare per ore sotto una fine pioggia ghiacciata solo con la speranza di incontrare il bue muschiato, per tanti un semplice animale, per noi uno degli ultimi relitti viventi dell’era glaciale.

Femund9So che non è molto facile comprendere perché abbiamo deciso di camminare per ore in un altro remoto parco nazionale per raggiungere una vetta e godere per pochi minuti della vista sottostante, lo posso capire.

Perciò, anche se poco condivisibile, io e la mia famiglia dedichiamo tutto ciò a coloro che in viaggio preferiscono tornare alla sera al loro giaciglio con le gambe stanche, qualunque cosa abbiano deciso e voluto fortemente fare durante il giorno… anche per questo, grazie Norvegia!

 

Testo e foto di Marco Ciccone

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