Più puffins, più puffins!

Animal target: Pulcinella di mare

blog0K5A1038Null’altro avremmo potuto chiedere all’incredibile trekking attraverso la natura incontaminata della penisola di Hornstrandir se non… qualche puffins in più! In verità alcune bellissime pulcinella di mare (Fratercula arctica) le avevamo viste sulle ripide pareti scoscese di roccia del Corno (Horn), disperse tra centinaia di urie (Uria aalge) e gabbiani (soprattutto Rissa tridactyla), altre le avevamo scorte galleggiare placidamente attorno al traghetto all’andata e sulle acque del fiordo di Hesteyri nei pressi della nostra imbarcazione al ritorno, ma non ne eravamo rimasti completamente soddisfatti. Mancava qualcosa, un incontro più ravvicinato, intimo, con queste particolarissime creature del nord.

blog0K5A0961Il puffin (insieme al piviere dorato, Pluvialis apricaria) è l’uccello simbolo dell’Islanda, la sua effige è riprodotta ovunque: sui poster, sui cartelloni pubblicitari, sulle tazze per turisti, sui posacenere, ci sono pelouche e portachiavi a forma di puffin… insomma davvero ovunque. E vederne solo alcuni da lontano, a distanza di qualche metro, ci sembrava troppo poco!

Così abbiamo consultato alcuni siti islandesi (in inglese) e abbiamo trovato delle vere e proprie mappe che consigliano i principali hotspot per l’avvistamento. La colonia maggiore probabilmente è quella delle isole Vestmann ma avremmo dovuto prenotare in anticipo il traghetto, siamo in alta stagione. Ne scegliamo un altro: Dyrhólaey (“Isola della porta” in islandese, per la presenza di un imponente arco di roccia), sulla costa meridionale, non lontano dalla cittadina di Vik.

Per quanto nell’immaginario comune l’Islanda abbia dimensioni confuse e difficilmente quantificabili, vi assicuriamo che è molto estesa, che le strade asfaltate non sono troppe e che, escludendo la Ring Road, la Route 1, i limiti di velocità sono giustamente moderati. Pertanto ottimizzare gli spostamenti diventa una necessità (per risparmiare tempo e carburante, neanche qui lo regalano).

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Scelta quindi la meta, e inseritala in un tour sulla south coast che comprende alcune spettacolari location (come l’aereo precipitato a Black Sand Beach in uno spettrale paesaggio lunare o i basalti geometrici di Black Beach da cui gli uccelli si tuffano in mare), si parte.

Da Reykjavík a Dyrhólaey ci vogliono quasi quattro ore, la strada è asfaltata e ben tenuta ma i limiti di velocità non sono mai superiori ai 110 km/h, ci vuole il tempo necessario. La nostra meta è ben segnalata (noi per la fretta naturalmente abbiamo preso la traversa precedente finendo tra pecore, mucche, cottage in affitto, diversi piovanelli difficili da riconoscere dalla macchina (Calidris alba, alpina, maritima e canutus sono tutti presenti sull’isola in questa stagione) e beccacce di mare (Haematopus ostralegus)), si svolta sulla 218 e dopo pochi km si arriva al sito. Un comodo parcheggio accoglie i visitatori che in pochi passi possono raggiungere le scogliere.

Un solo pensiero fisso mentre saliamo le scogliere: ci saranno i puffins? Ci sono! Eccoli! Dalle pareti di roccia dove nidificano, apparentemente goffi se paragonati a gabbiani e stercorari maggiori (Stercorarius skua), volano planando sull’acqua, si immergono e tornano con il becco carico di pesce. A vederli non si direbbe, ma sono pescatori micidiali.

Seguono sempre le stesse traiettorie e non sbagliano mai un appoggio. Li vediamo in volo, fermi sulle scogliere, in acqua, sono davvero numerosi. Il più intrepido (forse il meno prudente) atterra a pochi metri da noi, tra l’erba che domina le rocce, e rimane a fissarci incuriosito. Ecco l’incontro che aspettavamo! Lo fissiamo negli occhi, lui fissa noi, fa pochi passi e poi vola via. Poche decine di secondi ma un ricordo indelebile!

 

Prof. Gip. Barbatus – Foto Ivan Vania

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