Una crociera ai confini del mondo per incontrare gli ultimi draghi della Terra

mappa komodoLenti, impacciati, apparentemente innocui … o forse no? Pericolosi, spietati, feroci… qual è la vera natura degli ultimi draghi sulla Terra? Certo chi li conosce bene e ci convive li teme, ne ha quasi un rispetto ancestrale. Ma per rendersene davvero conto bisogna arrivare fin qui, nel lontano Parco nazionale di Komodo, in Indonesia… e non è un viaggio per tutti.
IMG_0777Chi legge Indonesia e pensa a Bali o alle Gili Islands è davvero fuori rotta, siamo tra le isole del Mar della Sonda, lontano dal turismo di massa, lontano da hotel cinque stelle e ristoranti, lontano praticamente da tutto, se non da una natura selvaggia e in buona parte ancora incontaminata che lascia a bocca aperta.
Solo qui vivono ancora queste enormi lucertole (Varanus komodoensis), che possono superare i 3 metri di lunghezza e i 75 kg di peso.
Prima di cercare di osservare in natura i draghi, bisogna liberarsi dall’ingombrante repertorio cinematografico da B-movie che accompagna questi enormi rettili (naturalmente non ci riferiamo ai tanti documentari o al meraviglioso episodio della seconda serie di Planet Earth ma ai vari La maledizione di Komodo, Komodo, Komodo vs Cobra…) e il duro viaggio fino all’arcipelago aiuta.
IMG_0782L’Indonesia è enorme, geograficamente scomoda, con mezzi di trasporto poco efficienti e tempi lunghissimi. E’ ancora un melting pot di modernità nascente e arretratezza congenita. Si passa dal traffico congestionato di Giakarta e delle principali città (ore di coda per pochi km) alle attese infinite di bus scassati che partono solo quando il numero di passeggeri copre il costo della corsa, dai taxi colorati di pubblicità ai cavalli e agli asini nelle zone rurali. Ottimizzare i tempi, essere efficienti, essere puntuali non sono priorità in Indonesia. Ci vuole il tempo che ci vuole, è bene saperlo, inutile programmare rigorosamente le tappe, un qualche imprevisto farà cambiare ogni volta programma. Noi abbiamo scelto di arrivare a Komodo con una “crociera” (che incredibile varietà di esperienze si possono celare dietro la medesima parola!). La abbiamo prenotata da Gili Trawangan (ci siamo fermati qualche giorno nella tranquilla Gili Meno per goderci mare e tartarughe) e la partenza è fissata da Lombok. Partiamo da Sengiggi (sull’isola di Lombok) con Perama, una delle compagnie consigliate dalla Lonely Planet come sicura e, una volta saliti a bordo, non possiamo non immaginare come siano le altre. Noi europei abbiamo una idea di sicurezza decisamente “esagerata”, spesso incompatibile con realtà così lontane dalla nostra.
Poco prima di partire scopriamo che non è una round-cruise, come ci era stato detto al momento dell’acquisto dei biglietti, ma una crociera solo andata che ci scaricherà a Labuanbajo, sulla lontanissima isola di Flores, e poi da lì dovremo ritornare con mezzi nostri! Ci guardiamo preoccupati ma lamentarsi è inutile… ci penseremo poi!
Dopo inutili scrupoli di neocolonialismo (perché pagare di più? Se tutti acquistano un passaggio-ponte e non la cabina, perché noi no? Sarà il latente complesso di superiorità da occidentali che riemerge?) abbiamo pagato poche decine di migliaia di rupie in più (in totale 2.600.000 rupie per due biglietti) e ci siamo assicurati una cabina al piano superiore. Carichiamo gli zaini, facciamo un giro della nave e finalmente si parte. Si viaggerà soprattutto di notte, a pieni motori, e di giorno invece si alterneranno escursioni, bagni e brevi spostamenti.
IMG_0781I paesaggi marini sono affascinanti, il sole che emerge all’alba tra gli scogli e gli isolotti del Mar della Sonda e poi vi si rituffa a sera è uno spettacolo indimenticabile. Acque cristalline, pesci di ogni foggia e colore che nuotano vicino alla barca, voli di uccelli marini sopra la testa. Non siamo ancora arrivati a Komodo e già l’esperienza è indimenticabile.
Si mangia tutti assieme su una tavolata da cui ognuno si serve, frutta, verdura e uova non mancano mai, birra, acqua e coca-cola nemmeno. Noi “ricchi” delle poche cabine abbiamo diritto anche a un bucket quotidiano con birra, coca e wafer, che ci godiamo stravaccati sulle cuccette incastellate una sopra l’altra guardando il mare, coccolati dalla brezza. Le ore trascorrono nel silenzio dell’enorme distesa d’acqua.
I servizi igienici sono pochi e lontani dai nostri standard, la doccia gocciolante è collocata proprio sopra il wc, nonostante le contorsioni qualche goccia ti colpisce sempre. Ci sembra anche di scorgere veloci movimenti di qualcosa di scuro tra gli stipiti e le fessure del pavimento ma forse è solo suggestione.
Le notti sono più agitate, il mare è mosso, enormi onde colpiscono l’imbarcazione, siamo sballonzolati contro le pareti. La prima notte siamo svegliati dalle urla e dai lamenti di chi viaggia sul ponte: un’onda ha raggiunto il ponte, bagnando completamente chi cercava di dormire (lo scopriamo la mattina successiva e benediciamo il nostro neocolonialismo)! La seconda siamo svegliati dalle urla di terrore delle ragazze tedesche nella cabina esattamente sotto la nostra: sono vicine alla cucina e sono state invase da blatte giganti (non era solo suggestione). Ne vediamo qualcuna, sono davvero enormi! Ma evidentemente è tutto nella norma, visto che i ragazzi dell’equipaggio (alcuni non arrivano ai 15 anni) le allontanano annoiati a mani nude.
Le soste su spiagge isolate e i bagni rimandano a scenari da cartolina: coralli, granchi, paguri, pesci multicolore che ti passano tra le gambe… tutto è perfetto.
IMG_0780Dopo due giorni di viaggio in questo paradiso la voglia di arrivare a Komodo è cresciuta ancora. Eccoci, finalmente ci siamo, sbarchiamo sul molo dell’isola e raggiungiamo l’ingresso del parco. Vedremo i draghi? Sarà una delusione?
L’isola è piuttosto spoglia, pochi arbusti malandati, più numerosi i cespugli bassi e le chiazze d’erba rinsecchita. Lungo il percorso, mentre la guida continua a ripetere che non sarà facile vedere i draghi, si scorgono tracce di ungulati e di bufali d’acqua. IMG_0779Qualche scheletro testimonia la presenza e la pericolosità dei draghi ma per ora non ne incontriamo. Fa molto caldo, l’umidità è opprimente, forse troppo anche per i draghi. La selvaggia ferocia dell’isola è comunque interessante, tutto sembra essere come è sempre stato. Ma proprio mentre stiamo perdendo le speranze, ecco un giovane esemplare farsi vivo. E’ agile, veloce, incede con forza nonostante le goffe zampe e la lunga coda. Ci osserva, poi si nasconde nella boscaglia. Il primo incontro è stato veloce, non abbiamo avuto tempo di preoccuparci o spaventarci. Avanziamo nella speranza di imbatterci in qualche esemplare più adulto e di dimensioni maggiori. Siamo però ormai vicini al villaggio dove abitano i pochi residenti, sarà difficile avvistare altri esemplari. Invece no, eccoli, enormi e silenziosi, tra le capanne a ridosso del villaggio vero e proprio. Sono immobili, apparentemente innocui eppure… eppure sotto quella massa inerte si intravede la loro forza e gli indigeni, tutti, non si separano mai dai lunghi bastoni che usano come armi da difesa. IMG_0783Ognuno racconta di un proprio parente ucciso, sparito, di cui sono state ritrovate solo le ossa. Altri alimentano il mito raccontando dell’incredibile velocità con cui improvvisamente scattano questi rettili ferendo le prede che poi muoiono per setticemia dovuta ai batteri presenti nella saliva, dopo giorni di agonia. Nessuno vuole fare questa fine. Mentre ascoltiamo, i draghi ci guardano con le loro pupille allungate.
E’ ora di ripartire, risaliamo sulla nostra imbarcazione, la Perama 212, e veniamo scaricati a Labuanbajo. Lo sconforto per il lunghissimo viaggio di ritorno si fa sentire, avremmo voluto goderci un altro paio di giorni di crociera e invece dobbiamo ingegnarci per trovare una via di ritorno. Alla fine optiamo per la soluzione più funzionale, forse. Aspetteremo un giorno a Labuanbajo (ne approfitteremo per fare snorkeling a Rinca, spettacolare), poi prenderemo un traghetto per Sape, quindi ci trasferiremo via terra in bus a Bima e da Bima potremo prendere un volo per Mataram, sull’isola di Lombok. Le poche righe che descrivono l’itinerario non possono restituire l’idea del viaggio. Il traghetto è per indonesiani, quindi lentissimo, stracarico di gente e merci, con servizi igienici a dir poco inaccessibili, aria condizionata a fuoco e telenovelas indonesiane su ogni schermo. Per coprire pochi km ci mette 9 ore. L’autobus viaggia su strade indonesiane non urbane, quindi buche, asfalto precario, curve… i locali stessi non riescono ad abituarsi, molti vomitano, il bigliettaio distribuisce sacchetti di plastica e sono decisamente bene accetti. Anche l’aeroporto, a Bima, è qualcosa di estremamente anacronistico: una piccola pista che apre solo pochi minuti prima dei voli. Quando arriviamo, è tutto chiuso. Poi qualcuno ci apre una serranda ed entriamo senza alcun controllo in aeroporto, carichiamo i bagagli sul piccolo velivolo ad elica (50 posti) e aspettiamo con calma che arrivino tutti i passeggeri. Davvero un altro mondo…
Alla fine ce la facciamo, partiamo e ritorniamo a Lombok.
E’ stata un’esperienza incredibile, un’immersione in una realtà parallela estremamente lontana dalla nostra… e i draghi, gli enormi draghi di Komodo con la profondità del loro sguardo che ha attraversato il tempo ne sono i testimoni e i custodi.

Prof. Gip. Barbatus

©Tutti i diritti relativi a testo e immagini sono riservati, proprietà di Animal Trip

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