Interviste – Wilderness in Italia – A piedi nei luoghi del silenzio

Intervista a Valentina ScagliaCapo Sud 2011 861Noi di Animal Trip amiamo gli animali liberi nel loro habitat e di conseguenza la natura, soprattutto se poco o per nulla antropizzata, e quindi l’idea di wilderness ci ammalia. Personalmente subiamo soprattutto il fascino del “mito della Val Grande”, per ragioni geografiche, e quando possiamo vi ci nascondiamo. Così, cercando sul web informazioni sulle wilderness in Italia, ci siamo imbattuti nel tuo libro… ed è stata una rivelazione. Dimostra una conoscenza della materia molto approfondita e soprattutto vissuta in prima persona. Allora abbiamo contattato il tuo editore, Hoepli (che ringraziamo per la gentilezza e la disponibilità), ed eccoci. Partiamo da qui, raccontaci di te, di questa tua scelta di vita, di cosa ti spinge ad andare avanti, ad esplorare, e cosa rappresenti per te l’idea di wilderness.
E’ un scelta che viene da lontano, avevo solo 18 anni quando vissi la mia prima esperienza di wilderness in un campo speleologico in Sardegna, in provincia di Nuoro. Dormire in tenda, fare vita da campo, senza regole imposte e contatti con l’esterno (i cellulari ancora non esistevano…) fu qualcosa di estremamente eccitante. Da allora non ho più saputo farne a meno. Così ho viaggiato lungo le Alpi e gli Appennini, in Italia e in Europa, alla ricerca delle stesse sensazioni e le wilderness, a distanza di tanti anni, ancora me le comunicano. Camminare dove non ci sono sentieri e indicazioni, dove spesso devi aprirti la strada tra la vegetazione è per me l’essenza della libertà.

Nelle pagine iniziali del tuo libro si cerca di definire l’idea di wilderness da diversi punti di vista. A tuo parere in un futuro prossimo, in Italia, le wilderness cresceranno quantitativamente o diminuiranno? Costituiranno na risorsa, un’alternativa di vita per pochi o l’ennesima occasione persa nella crescente dicotomia tra il sovrappopolamento di alcune aree e l’abbandono di altre?
Grande Traversata del Supramonte 508E’ difficile rispondere a questa domanda, impossibile prevedere il futuro e capire quale sarà il ruolo delle wilderness. Generalmente infatti sono tali in quanto difese da qualcosa: una barriera (naturale o meno), un ostacolo (una frana che chiude il sentiero di accesso, un ponte che crolla), una servitù militare, una riserva di tutela a protezione integrale. E’ quindi sufficiente che queste condizioni vengano meno perché un’area inaccessibile ritorni ad essere frequentata. Naturalmente può capitare anche il contrario e un’area prima frequentata diventa improvvisamente inaccessibile. E’ questo il caso di alcune nuove wilderness che ho scoperto, come alcune valli laterali della Val di Taro (Parma) o la Val Gorotta (Parma) (in questo caso proprio per il crollo di un ponte) o la Val Boreca (Piacenza). E allora il bosco avanza, riconquista i suoi spazi e i sentieri cominciano a perdersi, la vegetazione a ridiventare padrona… In altri casi ancora la creazione di un ente parco, come in Val Grande, dà visibilità a zone un tempo selvagge, le informazioni cominciano a circolare (internet naturalmente ha reso la ricerca esponenzialmente più facile) e il turismo di settore comincia a prendere piede, si perde il “mistero”. Oggi in zone della Val Grande un tempo inaccessibili e in cui era altamente improbabile incontrare qualcuno per giorni è facile imbattersi in gruppi di escursionisti… le cose cambiano, e in fretta.

Ma veniamo a qualcosa di più leggero. Tra tutte le aree wilderness che hai frequentato in Italia, quali ami di più e perché?
Amo particolarmente il Supramonte, in Sardegna, forse la wilderness che conosco meglio e in cui torno più volentieri (probabilmente anche perché proprio in Sardegna è iniziata questa mia passione) e la Val Grande, dove mi rifugio appena ho anche solo un giorno libero. Ultimamente poi frequento spesso la Val Trebbia (Piacenza).

Ci vuoi raccontare qualche esperienza in cui hai provato paura o altre emozioni inaspettate ma che possono capitare nella “selvaggità”?
Inutile negare che a volte, in luoghi fuori dalle rotte più battute, può capitare di trovarsi in qualche difficoltà. Bisogna sempre essere preparati. Fortunatamente non mi sono mai capitati episodi di particolare gravità ma ancora ricordo un trekking in Calabria in cui tanti anni fa, con una compagna di viaggio, perdemmo completamente l’orientamento. La neve che non ci aspettavamo e per la quale non eravamo pronte (anche come abbigliamento), le frequenti doline da aggirare (zona carsica), la mancanza di punti di riferimento, ci portarono completamente fuori rotta per molto ore. La sensazione di smarrimento è per l’uomo moderno fortemente straniante, non sapevamo più cosa fare. Fortunatamente poi ci imbattemmo in una conformazione morfologica di una vetta molto particolare e riuscimmo a ritrovare la direzione, trovammo una mulattiera più ampia e tutto si risolse per il meglio.

Capo Sud 2011 806.jpgNoi siamo animaltripper, cercatori di animali. Dal punto di vista dell’osservazione degli animali, quali wilderness e quali itinerari ci consiglieresti? Hai avuto nel corso dei tuoi viaggi esperienze di avvistamenti particolarmente interessanti?
Non è così semplice avvistare animali nella natura più selvaggia, tuttavia ho spesso incontrato cervi, caprioli e volpi. L’incontro più “da vicino” con un animale lo ho avuto però con una martora. Forse inconsapevolmente mi ero avvicinata troppo, fatto sta che ha cominciato a seguirmi. La storia è andata avanti per diversi minuti, poi, ad un certo punto, come era apparsa così è sparita. Molto divertenti da osservare trovo anche i tassi, con il loro meraviglioso manto a strisce. Più di una volta li ho sorpresi nella penombra (sono animali notturni e crepuscolari). Infine non posso non citare i lupi. Non ho mai avuto la fortuna di imbattermi in questi fieri canidi ma una volta, tanti anni fa, durante una notte trascorsa in tenda in Val Boreca (Piacenza), ne ho sentito gli ululati… e prendere sonno non è stato facile.

Vuoi lanciare un messaggio prima di lasciarci?
Certo… andate, partite, piantate una tenda in una zona selvaggia, lasciatevi alle spalle tutto per qualche ora, qualche giorno, non abbiate paura. E’ un’esperienza che vale la pena vivere!

Grazie, la lettura del tuo libro e queste tue parole ci hanno fatto crescere ulteriormente la voglia di wilderness, di “selvaggità”. Proveremo qualcuno degli itinerari da te suggeriti e ti faremo sapere! Sicuramente ne varrà la pena, la libertà non ha prezzo!

Puoi acquistarlo qui: V. Scaglia, Wilderness in Italia. I luoghi del silenzio, Hoepli 2016

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