Nel meraviglioso mondo degli anfibi: la magia della riproduzione negli anuri (parte II)

Gli anfibi – come già dicevamo nella prima parte di questo articolo – hanno in comune un ciclo vitale diviso in due fasi diverse: la prima parte della vita è vissuta in acqua allo stato larvale, la seconda, per la maggior parte allo stato adulto, sulla terraferma. Durante l’iniziale sviluppo in acqua questi straordinari animali subiscono una metamorfosi, una serie di trasformazioni che coinvolgono le strutture anatomiche interne ed esterne. La trasformazione che li accomuna tutti è la scomparsa delle branchie e lo sviluppo dei polmoni, il resto delle modificazioni è diverso da specie a specie. In base al fatto che durante la metamorfosi mantengano o perdano la coda, possiamo suddividerli in due gruppi: gli urodeli (o caudati) e gli anuri. Ognuno dei due gruppi si riproduce con modalità differenti. In questa seconda parte ci soffermeremo sugli anuri (rane, rospi e raganelle), l’ordine di anfibi più abbondante. Il nome indica appunto che si tratta di animali privi di coda allo stato terrestre.

Gli anuri depongono in acqua uova prive di guscio, dalle quali nascono larve acquatiche (girini) che subiscono una metamorfosi. Le uova sono avvolte da una massa gelatinosa che non solo le protegge dall’ambiente ma anche dai predatori, perché può contenere sostanze repellenti. Durante la metamorfosi, nei girini compaiono prima gli arti posteriori e poi quelli anteriori ed infine si riassorbe la coda. A differenza degli urodeli, gli anuri maschi emettono vocalizzi che sono amplificati nel periodo degli amori dal sacco vocale. Tali richiami, caratteristici per ciascuna specie, permettono ai maschi di essere riconosciuti dalle femmine della loro specie. 

A seconda poi della forma, della dimensione e della consistenza delle ovate o ovature (gli ammassi gelatinosi di uova) è possibile distinguere i diversi anuri che le hanno deposte.

Ma non indugiamo oltre. Tra gli anuri della nostra penisola, non possiamo che partire dalla rana appenninica (Rana italica), endemica di molte delle nostre regioni, distribuita dall’Appennino ligure fino all’Aspromonte. Al contrario della rana agile (Rana dalmatina), tipica di ambienti stagnanti e di pozze temporanee, questa specie è legata quasi esclusivamente ad acque fresche, correnti di ruscelli o torrenti montani, anche se in alcune località la si può rinvenire in abbeveratoi e fontanili. 

Un esemplare di rana italica

Come tutti gli anuri, i rituali di accoppiamento portano alla deposizione in acqua di uova fecondate da cui nascono i girini. Il periodo riproduttivo è estremamente variabile e può estendersi da gennaio a maggio; lo sviluppo embrionale richiede da 15 a 50 giorni, mentre quello larvale fino a 4 mesi.

Un girino di rana italica

I girini, che vivono esclusivamente in acqua, iniziano poi a trasformarsi, passando allo stadio di neometamorfosati.

Un neometamorfosato di rana italica

Molto più raro e localizzato della rana italica è l’ululone italiano, o appenninico, (Bombina pachypus), specie anch’essa endemica, distribuita dalla Liguria centrale e dall’Appennino emiliano fino alle regioni meridionali e all’Aspromonte, di straordinaria bellezza (una curiosa caratteristica dell’ululone è la sua pupilla a forma di cuore che lo rende particolarmente affascinante). Ogni femmina può deporre dalle 200 alle 300 uova, che vengono fissate in piccole “masserelle” – lo vedete qui sotto – alla vegetazione acquatica o sul fondo della pozza. Lo sviluppo embrionale avviene in una ventina di giorni o poco più, mentre quello larvale si estende da 1 a 3 mesi. Gli ululoni raggiungono la maturità sessuale al terzo anno di età.

Uno straordinario scatto di ululoni in accoppiamento (il maschio, come sempre negli anuri, ha dimensioni minori della femmina)

Dalla forma e dalle dimensioni dell’ovatura si può distinguere il tipo di anuro. Qui un’ovatura di ululone

Un girino di ululone

La bellezza di un ululone tra la vegetazione acquatica

Decisamente più facile da incontrare, ma non per questo meno affascinante, il rospo comune (Bufo bufo). Di colori e aspetto molto variabili a seconda degli individui, anche questo anfibio anuro presenta dimensioni differenti tra maschi e femmina. Nel periodo tra tardo autunno e inizio primavera si svolge una fase di letargo. Al risveglio, l’appuntamento, sia per maschi che femmine, è presso abituali invasi d’acqua relativamente ferma, come canali, stagni, laghetti… che ogni anno ospitano l’imminente fase riproduttiva.
Le femmine vengono letteralmente prese d’assalto dai maschi, a volte anche da più individui contemporaneamente. Il maschio si lega alla femmina in un abbraccio ascellare e provvede alla fecondazione esterna una volta che la femmina estromette le uova (alcune migliaia). Queste ultime si presentano gelatinose e in forma di lungo cordone. A seguire si svilupperanno le larve (girini). In questo periodo del ciclo vitale viene condotta una vita completamente acquatica.
A fine primavera-inizio estate, attraverso un passaggio metamorfico, le larve si trasformeranno in piccoli e giovani rospi, iniziando così una vita terrestre.

Rospi nel momento dell’accoppiamento, tra le uova

Le uova dei rospi sono particolarmente facili da riconoscere.

Uova di rospo

Girini di rospo

Un giovane rospo neometamorfosato

Non possiamo poi certo dimenticare la raganella italiana (Hyla intermedia), forse l’anuro più elegante tra quelli che vi abbiamo raccontato. Affascinante, dai mille colori – di cui alcuni insospettabili – è una specie tipicamente arboricola e la si trova facilmente tra le foglie, attaccata per mezzo dei dischi digitali a qualche foglia, con cui per il suo colorito facilmente si confonde. Si porta nell’acqua soltanto all’epoca della riproduzione. Il maschio è dotato di un ampio sacco vocale ed emette un canto molto forte e sonoro.

Una splendida raganella verde spicca su di un tronco

Attualmente in Italia, oltre alla raganella italiana (Hyla intermedia), sono presenti altre 4 specie di raganelle, tutte molto simili ad un occhio non esperto: Hyla arborea, la raganella europea, Hyla perrini, la raganella padana, considerata una specie indipendente e descritta solo nel 2018, Hyla sarda, un endemismo tra i tanti di una terra straordinariamente ricca di “eccezioni” (vi ricordate dell’astore sardo, della pernice sarda e del barbagianni sardo di cui vi abbiamo raccontato?), e  Hyla meridionalis, la raganella mediterranea, presente da noi solo in Liguria.

Ovatura di raganella italiana

Durante il periodo riproduttivo (da aprile all’inizio di luglio) i maschi di raganella si radunano negli stagni e si producono nei caratteristici cori di richiamo notturni. Gruppi numerosi sono allora udibili anche a oltre 1 km di distanza. Durante l’accoppiamento il maschio avvinghia la compagna dorsalmente, nella zona ascellare, e feconda a mano a mano le 500-1000 uova che questa depone in diversi ammassi e appiccica alle parti sommerse delle piante acquatiche. Dopo soli 4-8 giorni vengono alla luce  i primi girini. Lo sviluppo dei girini dipende dalla temperatura dell’acqua. Temperature ideali, di 25-28 °C, portano in 40-60 giorni alla metamorfosi da girini branchiati a giovani raganelle polmonate, atte a vivere sulla terraferma. La maggior parte delle raganelle raggiunge la maturità sessuale dopo due anni di vita.

Un girino di raganella, profondamente diverso dai girini degli altri anuri

Testo di Luca Alberini e Angelina Iannarelli, foto di Angelina Iannarelli

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