Diari – Vivendo giorno per giorno con le aquile del Monte Nerone

Mi chiamo Massimiliano Martinelli, ho 54 anni e sono un fotoamatore che ogni tanto si cimenta anche in video naturalistici. Abito in provincia di Pesaro, in un piccolo paesino di circa 1900 anime incastonato in mezzo all’appennino umbro-marchigiano, con il Monte Nerone (1526 mslm) che sovrasta l’intero abitato, quello di Piobbico.

Il Monte Nerone sovrasta Piobbico, in particolare in questa foto il castello Brancaleoni

Proprio dal Monte Nerone inizia la mia storia. Lo frequento da sempre, tutti i giorni, siano essi caldi, freddi o bagnati. Non posso fare a meno di salirci e respirare l’aria fine della montagna, godendo del paesaggio che mi offre. Lo conosco talmente bene che potrei salirci ad occhi chiusi. Conosco ogni suo anfratto, ogni sua grotta, le forre e le vie di arrampicata che in un tempo ormai remoto  frequentavo assiduamente. Conosco pertanto anche dove le aquile nidificano ormai da anni e, con un po’ di pazienza, ho iniziato a seguirle – con la massima discrezione e senza mai recare alcun disturbo, neppure minimo, agli animali – nel periodo degli amori.

Un adulto di aquila reale in caccia

La zona di nidificazione fortunatamente rimane in un punto non facile da raggiungere. Non sono tanto i km da fare a piedi per raggiungere l’appostamento, ma il dislivello che si compie in un breve tratto, che è molto impegnativo, specie con diversi kg di attrezzatura sulle spalle. Se a questo aggiungiamo anche l’intenso caldo dell’anomala scorsa estate, il progetto risulta essere stato ancora più faticoso.

Aquila reale adulta posata

Tutto inizia quando nel mese di marzo incomincio a vedere le aquile trasportare rami su quello che sarebbe poi diventato il nido. Una bella “grotta” su una parete strapiombante. In questa fase le osservazioni il più delle volte sono piuttosto “comode”, direttamente dal paese, infatti poco fuori si riesce a monitorare la zona in maniera abbastanza significativa.

Passano i giorni e l’attività procede senza sosta, fino ad arrivare ad aprile quando salgo su e, appostandomi con il cannocchiale, comincio ad osservare. C’è movimento all’interno del nido, ma ancora vedo solo il maschio entrare ed uscire e solo di tanto in tanto anche la femmina. Essendo una “grotta” su una bella parete strapiombante, ho solo un punto di osservazione e si trova sulla parte opposta. La distanza che mi separa dal nido è notevole, pressappoco 800/1000metri. L’ingresso del nido è protetto da cespugli e la maggiore attività si svolge proprio dietro ad essi.

Uno dei due aquilotti fotografato, a grande distanza, in prossimità del nido

Ed eccoci al 22 di giugno quando finalmente riesco a vedere per la prima volta i nuovi arrivati, sono due e stanno bene. Due splendi aquilotti che ho ribattezzato Jake and Elwood in onore dei Blues Brothers.

Da lì inizia un monitoraggio quasi giornaliero a cui seguono ore e ore di riprese in tecnica di digiscoping. Fotografare con la mia attrezzatura non mi garantiva riprese eccezionali, posseggo un Nikon D700 e una D300s affiancate da un tamron 150/600 G2,  ma la grande distanza mi restituiva immagini per lo più poco nitide. Lo stesso vale a dirsi per le immagini video, ma sono comunque molto veritiere ed emozionanti, benché la qualità non sia delle migliori. L’ evento andava comunque documentato in tutte le sue fasi e in tutti i modi possibili. Per la seconda volta consecutiva, la stessa coppia, ormai stabile da anni sul Nerone, deposita due uova, si schiudono e i due pulli arrivano al momento dell’involo.

Avanti cosi fino ad arrivare al mese di Luglio, per esattezza siamo al 29, quando il più attivo dei due, Jake, grazie ad una folata di vento a suo favore,  riesce a decollare abbandonando il nido. Inizia fin da subito a destreggiarsi bene nei volteggi aerei, si posa su un posatoio vicino ed inizia ad incitare il fratello chiamandolo ripetutamente. Elwood non è sicuro, ci prova ma desiste. Anche lui chiama continuamente, sembra chiedere aiuto. La madre e il padre volano alti sopra la valle, il fratello chiama dal suo posatoio, ma Elwood non salta.

Il primo volo del giovane Elwood

Il giorno dopo, il 30 di luglio, torno di buona mattina all’appostamento, trovo il nido vuoto, sento chiamare continuamente ma non vedo niente. Passano le ore, vedo muoversi nella zona i grandi, poi vedo il giovane Jake, ma il quarto della famiglia non si vede. Sento chiamare continuamente, ma di Elwood nessuna traccia. Le aquile del Nerone sono tre, padre, madre e il giovane Jake. Stando a quanto da me visto in questi tre mesi di osservazione, uno dei due giovani era meno forte e brillante rispetto all’altro e nell’attimo del suo abbandono del nido qualcosa non è andato come doveva e il suo primo volo è stato probabilmente anche l’ultimo.

Ho più volte perlustrato la zona fin dove era possibile arrivare. Nei prati, che sono sopra la parete verticale dove c’è il nido, ci sono tralicci con cavi dell’alta tensione, dove l’anno prima un altro aquilotto, sempre nato lì, in un giorno di nebbia bassa perse la vita urtando i cavi, folgorato. Nulla ho mai trovato e l’unica spiegazione è che Elwood sia precipitato nel vallone sottostante.

Oggi, le tre aquile volano alte nel cielo sopra il Monte Nerone, a breve il giovane Jake sarà in qualche modo allontanato dai genitori stessi così che loro possano nuovamente iniziare il ciclo della vita. Inizieranno così nuove e romantiche evoluzioni aeree, “la danza del cielo”, che precederanno il prossimo accoppiamento.

Tutto quanto da me scritto è possibile vederlo in un video della durata di circa 10 minuti (lo trovate sulla mia pagina FB Tumassephoto, Masimiliano Martinelli Landscape and wild nature photography), sintesi di tre mesi passati ad osservare queste splendide creature nel loro ambiente naturale. Tante le emozioni passate e tante le gioie provate. Solo con la conoscenza e con il rispetto della natura tutta, l’uomo potrà salvarsi. Rispettare significa accettare e tutelare. Questo lo dobbiamo al pianeta, a noi stessi ma soprattutto ai nostri figli.

Testo e foto di Massimiliano Martinelli

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