Interviste – Rewilding Apennines si presenta

Oggi vogliamo farvi conoscere un’importante realtà italiana che lavora per proteggere gli ambienti e la fauna del nostro Paese, in particolare degli Appennini. Si tratta di Rewilding Apennines. Ce ne parla Angela Tavone, responsabile della comunicazione dell’associazione.

Foto di Angela Tavone

Ciao Angela, raccontaci che associazione è Rewilding Apennines? Quando nasce e con che scopi?

Rewilding Apennines è un’associazione strettamente connessa con la fondazione Rewilding Europe, con sede in Olanda. Fondata nel 2013, dal 2018 è stata riorganizzata con un nuovo consiglio direttivo e un nuovo team di lavoro, il tutto formalizzato quest’anno.

Gli obiettivi di Rewilding Apennines sono:

  • promuovere, organizzare e realizzare studi e ricerche sugli ambienti naturali, sulla fauna e flora italiani, nonché sulle attività socioeconomiche legate agli ambienti naturali, con lo scopo di fornire contribuiti al recupero ecologico, al ritorno della fauna selvatica, alla conservazione e gestione sostenibile degli ambienti e della fauna e flora selvatiche;
  • promuovere, sviluppare e gestire iniziative e progetti finalizzati a favorire il recupero in un migliore stato di conservazione degli ambienti naturali e seminaturali e della fauna e flora selvatiche.
Foto di Angela Tavone

Cosa significa far parte di una rete europea?

Significa che Rewilding Apennines gestisce sul territorio progetti condivisi con Rewilding Europe in una delle 8 aree (e altre nuove si stanno aggiungendo) in cui la fondazione europea investe energie e risorse, vale a dire l’Appennino centrale. Inoltre, Rewilding Europe tiene le fila di una rete di associazioni ed enti (circa 70) dedicati alla conservazione della natura in tutta Europa, la European Rewilding Network che include anche diverse altre organizzazioni italiane.

L’idea fondamentale della vostra filosofia è il rewilding. Cosa significa con precisione questo termine? È una prospettiva condivisa in ambito naturalistico o vi sono posizioni diverse in materia?

Rewilding” è una parola difficile da tradurre in italiano. Il concetto può essere espresso come il processo per cui la natura riconquista il suo spazio, i suoi equilibri, la sua piena funzionalità e la sua energia trasformativa laddove tutto questo era stato alterato da fattori antropici. Quando questo processo si verifica con o senza l’aiuto dell’uomo. La qualità della biodiversità e il funzionamento equilibrato degli ecosistemi costituiscono i primi risultati tangibili. Anche gli esseri umani beneficiano di questi risultati, perché un ecosistema in equilibrio è in grado di garantire numerosi servizi ecosistemici che accrescono la qualità della vita: aria pulita, acqua dolce, cibo sano, medicine, materiali per costruzioni, prevenzione dalle inondazioni e molto altro. Si tratta di un approccio riconosciuto da studiosi ed esperti di scienze naturali; diventa un approccio “scomodo” per tutti colori i quali pensano alla natura solo come “giacimento” di risorse da sfruttare per la crescita economica.

Ci sembra di cogliere una speciale attenzione verso l’area degli Appennini. C’è una ragione specifica? È così e le ragioni sono diverse. L’Appennino centrale è un’area ricca di parchi e riserve naturali e questo la dice già lunga sulla qualità ambientale che necessita protezione. Il tasso di biodiversità è molto elevato, con

numerosi endemismi e specie a rischio. Una tra tutte è l’orso bruno marsicano, sottospecie di orso bruno unica al mondo in pericolo critico di estinzione. Si tratta di una “specie ombrello”: le misure per la sua conservazione garantiscono la salvaguardia di tutto il suo habitat e delle altre specie ad essa connesse. Ci occupiamo molto di questo target in stretta collaborazione con l’Associazione Salviamo l’Orso Onlus, attraverso azioni concrete sul territorio.

Foto di Massimiliano de Persiis

Dal punto di vista sociale, inoltre, si tratta di aree a bassa densità abitativa, dove il fenomeno dello spopolamento dei piccoli centri sembra incontrovertibile. Qui, interventi volti a valorizzare le potenzialità economiche connesse con le eccellenti risorse naturali offrono un’opportunità in più per permettere alle persone di non emigrare (soprattutto i giovani), assecondando le tendenze attuali di spostamento verso le città.

Foto di Fabrizio Cordischi

Quali progetti sul territorio italiano state seguendo? In particolare, in merito alla fauna nazionale, avete in corso progetti?

Durante l’anno in corso ci stiamo concentrando molto sulle azioni di conservazione dell’orso bruno marsicano e del suo habitat, in collaborazione con Salviamo l’Orso e tutti gli enti pubblici deputati alla tutela di questo straordinario endemismo (Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, Regioni, riserve naturali, amministrazioni comunali ecc.). In particolare:

  • Ricerca e monitoraggio dei segni di presenza della specie di fauna selvatica nei corridoi ecologici che connettono le aree naturali protette (osservazioni dirette, fototrappolaggio).
  • Acquisto dei recinti elettrificati che montiamo e manuteniamo grazie all’aiuto di volontari per ridurre i conflitti uomo-orso e prevenire i danni da orso a piccoli allevamenti e apiari.
  • Miglioramento ambientale finalizzato all’incremento delle risorse alimentari naturali per l’orso e per altra fauna selvatica.
  • Riqualificazione ambientale attraverso la rimozione del filo spinato abbandonato in pregevoli ambienti di montagna, sempre grazie all’aiuto dei volontari. Un tempo il filo spinato era abbondantemente utilizzato per circoscrivere i pascoli e per salvaguardare le giovani piante degli estensivi rimboschimenti effettuati dal Corpo Forestale dello Stato.
  • Messa in sicurezza di pozzi e vasche per la raccolta delle acque piovane in montagna con griglie o rampe, in quanto questi costituiscono un pericolo mortale reale per l’orso e per la fauna selvatica (come è purtroppo accaduto il 15 novembre 2018 in zona Le Fossette a Villavallelonga, nella Zona di Protezione Esterna del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, dove sono morti annegati una femmina di orso e i suoi due cuccioli).
  • Attività di divulgazione e comunicazione destinate sia alle comunità locali, con incontri pubblici e iniziative educative, sia a visitatori e turisti, con eventi nelle piazze. L’obiettivo è sensibilizzare adulti e bambini sulla conservazione della biodiversità e sulle buone pratiche di convivenza con l’orso bruno marsicano e la fauna selvatica.
Foto di Mario Cipollone

Progetti futuri?

In futuro parteciperemo a bandi internazionali per ottenere finanziamenti e occuparci, qualora riuscissimo a ottenerli, della conservazione di altre specie di rilievo in Appennino centrale: mammiferi, uccelli, anfibi, rettili, invertebrati in ambienti diversi e di notevole pregio

In copertina foto di lupo appenninico in libertà scattata da una fototrappola

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...