Recensioni – Il leopardo delle nevi

Tra i più elusivi felini del pianeta vi è sicuramente il leopardo delle nevi (Panthera uncia, secondo la più recente classificazione, Uncia uncia, secondo le precedenti). Ancora negli anni Settanta del secolo scorso gli occidentali che avessero vissuto l’esperienza dell’avvistamento in natura del signore dell’Asia centrale si contavano sulle dita di una sola mano e l’esistenza di questo sorprendente animale era qualcosa di leggendario, non diversamente da quella dello yeti, riguardo al quale le popolazioni himalayane nutrivano pochi dubbi (in ogni villaggio tibetano si raccontava normalmente di incontri, sempre brevi e sfuggenti, con questo orso/scimmia).

Proprio per osservare in natura il leopardo delle nevi parte nel 1973 Peter Matthiessen, naturalista ed esploratore statunitense, in compagnia del connazionale zoologo e naturalista George Schaller, interessato invece maggiormente alle abitudini del bharal, la pecora azzurra himalayana (Pseudois nayaur).

La meta prefissata è la Montagna di Cristallo, nel cuore del Dolpo, l’ultimo baluardo della cultura tibetana dopo la conquista cinese del Tibet. Il viaggio si snoderà a piedi per oltre 250 km, a quote sempre significative, in inverno, con la costante preoccupazione che la neve sopraggiunga abbondante e chiuda i passi alle proprie spalle, impedendo per lungo tempo il ritorno.

L’autore, che ha perso da poco la moglie per malattia, ha promesso al figlio di ritornare per una data precisa ma, dopo pochi giorni di cammino, gli è evidente che ciò non dipenderà solo dalle sue forze e dalla sua volontà. C’è molto di più… la fatica, gli inconvenienti di un viaggio in una terra dura e spesso poco ospitale come il Nepal degli anni Settanta (i problemi con i portatori, le scarpe che fanno sanguinare i piedi, i cani randagi che circolano liberi appena fa buio, i viveri che scarseggiano, il freddo che costringe a rimanere in tenda nel sacco a pelo…). Siamo davvero lontani dai viaggi organizzati di oggi!

Eppure il richiamo della montagna è più forte di tutto. Non l’ansia della vetta, l’affermazione del proprio io, al contrario la fusione con la natura che, seguendo la via del buddismo (che l’autore abbraccerà fino alla fine della sua vita), significa accettazione del proprio ruolo all’interno del cosmo, del fluire della vita che scorre al di fuori del nostro controllo in ogni cosa.

Così, tra momenti di difficoltà – l’ingombrante presenza spirituale della moglie, la separazione dalla quale, precedente alla malattia, non ha lenito il dolore della perdita, e i sensi di colpa nei confronti del figlio lontano – e momenti di estasi mistica, in cui la comunione con gli elementi circostanti conduce ad un livello di consapevolezza superiore, il viaggio procede. E la ricerca di se stesso si fonde con la ricerca del leopardo delle nevi, di cui Peter scorge le tracce, le fatte ma nulla più.

Non c’è però spazio per la delusione, perché l’autore è sicuro che il leopardo delle nevi si mostrerà solo quando il tempo sarà maturo, ed evidentemente non lo è ancora.

Il mondo è cambiato, oggi del leopardo delle nevi si sa di più, su internet circolano alcuni spettacolari video che mostrano cadute incredibili e scene di caccia (tra gli altri, https://www.youtube.com/watch?v=X-C5squEOvY), alcune fondazioni si dedicano specificamente alla tutela di questo meraviglioso animale (ad esempio, https://www.snowleopard.org/ e http://slf.org.pk/), agenzie di viaggio propongono tour mirati (http://www.biosferaitinerari.it/). Eppure il fascino di questo felino dal manto talmente mimetico da essere praticamente invisibile anche da pochi metri, dalla lunga e folta coda con la quale si avvolge il muso per proteggersi dal freddo, è persino maggiore che in passato.

E leggendo lo straordinario diario di viaggio di Peter Matthiessen (nuova edizione BEAT) il peso della soffocante quotidianità delle nostre città si fa intollerabile e nasce l’impulso irrefrenabile di preparare lo zaino, rinunciare alle comodità che ci frastornano e partire con solo quello che possiamo portare con noi, verso un’esperienza di vita autentica. Non arrendetevi!

©Tutti i diritti relativi al testo sono riservati, proprietà di Animal Trip

Immagine di copertina (Wikipedia,  immagine Tambako The Jaguar, edit Niabot)

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