Diari – Alla ricerca del mostro dalla schiena argentata

Marco, oltre che un amico, è un veterano dell’Africa, ci ha vissuto diversi anni. In Uganda, in Congo, in quello che sarebbe diventato il Sud Sudan, in altri paesi. Ama l’Africa, l’Uganda in particolare, Kampala è la sua città. Gli abbiamo chiesto di raccontarci la sua più emozionante esperienza di incontro con l’incredibile fauna del continente nero.

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Era il luglio del 2007 ed ero in sosta a Kampala dopo 4 mesi di progetto in quello che sarebbe poi diventato un nuovo stato dell’Africa, il Sud Sudan.
Solo quel progetto meriterebbe un capitolo di un libro ma…vi dico solo che ero stanco come lo ero stato poche volte in vita mia e così, dopo 16 ore di viaggio, prima in bus e poi in camion, data la rottura del motore del bus, arrivai a Kampala, capitale della Perla Dell’Africa, l’Uganda.
Ricordo che dormii 14 ore di fila in una pensione per camionisti vicino alla rimessa dei bus della città…
Da lì a pochi giorni cadeva il mio compleanno e così decisi, nonostante il costo, di farmi un regalo speciale, una cosa che volevo fare dopo tanti anni di Africa…andare a vedere il mostro argentato, il re della foresta, ovvero il gorilla Beringei, più comunemente noto come Silverback.

Mi feci qualche bel giorno di riposo passando le notti nei pub di Kampala, un toccasana che rimetterebbe in sesto chiunque: buon cibo, musica, gente, drinks, casino, urla e risate di donne piene di vita nonostante la vita.
Fu proprio una di quelle notti, mentre alzavo il mio bicchiere di whiskey verso il cielo che incrociò una luna piena e vivida tra le fronde di un mango, che decisi appunto di fare questo viaggio.

Due giorni dopo entravo all’ufficio della Uganda Wildlife Authority per cercare la disponibilità di un biglietto per entrare nel parco del Bwindi.
Ho infatti preferito organizzare tutto per conto mio, senza alcuna agenzia, così da risparmiare non poco…Sono i vantaggi di chi come me ha passato anni nella Regione Grandi Laghi e ha la fortuna di sapersi destreggiare.
Ci sono anche mesi di attesa per avere dei biglietti perché i permessi sono circa 40 al giorno (questo nel 2007, appunto e la situazione oggi non so se è cambiata). E’ una scelta del Governo per non sottoporre a troppo a stress gli animali. Allora il biglietto costava 300 dollari, che voleva dire 12 mila dollari di incasso giornaliero per questo paese, oggi ne costa 600!

Dopo un paio di giorni mi hanno trovato un posto… Via si parte!
Partenza dalla stazione dei pullman alle 6 del mattino, io arrivo direttamente dal pub con lo zaino. La partenza è sempre un po’ un mistero perché il bus in realtà parte solo quando è pieno…

Ecco si va…questo vagone con le ruote inizia a ruggire per scaldare il motore…sgancia il freno a mano e si contorce per le vie nel tentativo di fuggire dai tentacoli di questa città della perdizione…ci riesce e dopo una ventina di minuti siamo già sulla highway verso le città del sud-ovest, Masaka, Mbarara, Kabale…
Dormo un po’, forse un paio d’ore, poi una sosta all’”autogrill” mi sveglia. Il bus viene circondato da decine di persone che vendono ogni sorta di genere alimentare, spiedini di capra, di manzo, banane fritte, abbrustolite, cavallette in sacchetto, arachidi, bibite di tutti i generi, ananas…e polli…vivi, da portare a casa alla famiglia..
Guardo fuori dal finestrino: l’Africa scorre indietro, così come i miei ricordi di queste terre e di quando ci arrivai nell’ormai lontano ’95.
Quindici ore dopo eccoci arrivati a destinazione, il pullman arriva direttamente dentro al parco, poche centinai di metri oltre l’ingresso.
Ci sono varie tipologie di alloggio, dalle più inutilmente sontuose, al costo di 200 dollari a notte, a quelle normali e contenute ma dignitose da 15 dollari.
La mia è quella da 15 ovviamente, uno splendido bungalow in mattoni a vista con tetto in paglia, con balcone con vista direttamente sulla foresta, bagno interno, letto matrimoniale atto alla bisogna dato che non sono solo.

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Una buona cena, semplice ma gustosa, rischiarata dal lume di alcune lampade a petrolio. Qualche topo piccolissimo si avventura tra le gambe dei tavoli nella speranza di fare un buon sacco per la prole. Sono di una razza che ho trovato solo in questo paese, un adulto può arrivare al massimo a 3 centimetri, lunghezza compensata da una velocità senza eguali. Più volte mi sono ritrovato nel corso degli anni con uno di loro che mi guardava immobile da una credenza…

Il giorno dopo sveglia come quella del giorno prima ma senza aver fatto nottata al pub…
C’è il ritrovo al capanno generale delle guardie, dove ci viene impartito un mini-corso su cosa fare in caso di pericolo e su cosa NON fare una volta raggiunti gli animali in foresta.
Mai urlare, non fare foto col flash, non fare gesti stupidi come battersi i pugni sul petto (un israeliano lo ha fatto e se ne è pentito amaramente), mai correre (non certo perché si stimola l’istinto di caccia come in altri animali, bensì perché è inutile); in caso di pericolo buttarsi a terra con il viso nell’erba come se voleste vedere cosa stà accadendo dall’altra parte in Cina e restarci finche non è tornata la calma, se torna.
Con me ci sono diverse altre persone che, non essendo mai state in Africa, sembrano più simili a degli alieni tanto sono spaesati e “fuori luogo”: abbigliamento coloniale da cinema anni ’50 e atteggiamenti come se fossero a bere uno smoothie in centro a New York…

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Si parte per la foresta, per fortuna nel mio team ci sono un paio di elementi validi. Due ore di salita tra una selva che dapprima è fatta di eucalipti piantati dall’uomo e poi di vera e propria vegetazione spontanea tipica delle zone equatoriali, fitta e verdissima. Il sentiero si fa scivoloso e ripido, una cicciona del Connecticut viene spinta sulle chiappe da due portatori e passa anche lei oltre la china.
Abbiamo delle guide con fucile che credo non userebbero mai contro un gorilla francamente. Hanno dei walky-talky per comunicare con i colleghi che hanno passato la notte in foresta non lontano da dove il gruppo di gorilla si è messo a dormire la notte prima. Questo trucco permette di andare quasi sempre a colpo sicuro. Ora si cammina sulla cresta di questa collina nel cuore di tenebra…umidità, liane, felci primordiali alte anche più di 3 metri…Sono sudato in ogni punto del corpo, i vestiti aderenti alla pelle…mi fermo, bevo…sono il primo del gruppo assieme ad una guida…Lui si volta e mi fa un segno, quello inequivocabile di non parlare (bello come certi gesti siano universali..)… a meno di 5 metri da noi c’è un gorilla, un maschio adulto, un armadio di peli sdraiato a terra… fa davvero spavento, un’emozione mai provata in vita mia, nemmeno quando ho visto gli orang-hutang a Sumatra anni prima…Si resta davvero immobili all’incontro di questo primate.

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E’ sdraiato a pancia in giù con il palmo di una mano sotto al mento e il gomito dello stesso braccio appoggiato al suolo, sembra quasi che ci stia aspettando, mai vista una posizione così umana in un non umano. Gli occhi gialli mi esplorano… io glisso come se fossi lì per caso, guardo in giro, sminuisco… Poi lo riguardo…è ancora fisso su di me…
la testa è enorme, allungata. Si volta verso una zona da cui proviene del rumore a pochi metri e si intravedono delle femmine coi piccoli. Mi sposto quindi in quella direzione per fare qualche foto anche agli altri esemplari. Arrivo per primo, mi accovaccio a circa 3 metri, dalla posizione in cui mi trovo vedo anche il maschio di prima che ad un certo punto si alza in modo repentino per sgranchirsi Tutti noi abbiamo intuito male il suo gesto, mi volto per spostarmi da dove mi trovo e vedo che tutti quelli dietro di me stanno scappando temendo che il gigante venga qui a difendere la famiglia. Tutti fuggono in direzioni sparse, persino la guardia e la cicciona del nord America…Meno male che non bisognava mai scappare!

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Venti minuti di visita…i venti minuti più intensi della mia vita in Africa, a parte quando mi rapinarono, ma questa è un’altra storia…

Volo A/R per l’Uganda: dipende dalla stagione, si vola molto bene e comodi con Ethiopian Airways anche per 530 euro.

Pernottamento a Kampala: 15 euro a notte presso Hotel Ken Rock Muyenga, posto pulito e con molte facilities nelle vicinanze.

Permesso di accesso al parco per visita ai gorilla: oggi si parla di 500/600 dollari a persona (era arrivato a costare anche fino a 700).

Trasporto da e per il parco in autobus: massimo 40 euro (circa 900 km andata e ritorno).

In una settimana si fa tutto, una volta ottenuti i permessi per il parco.

 

Testo e fotografie di Marco Macchi

©Tutti i diritti relativi a testo e immagini sono riservati, proprietà di Animal Trip

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