Interviste – Apuane terre selvagge: parla il fotografo Lorenzo Shoubridge

_DSC9037Come spesso accade, cercando altro abbiamo trovato qualcosa di cui non conoscevamo l’esistenza ma che subito ha attirato la nostra attenzione. Sul monitor ci è apparsa improvvisamente la copertina di un progetto fotografico che speriamo possa  concretizzarsi anche in volume cartaceo: Apuane terre selvagge, di Lorenzo Shoubridge. È stata una folgorazione, subito abbiamo percepito una consonanza di ideali e fini con quelli del nostro blog: wilderness, animali nel loro habitat, fatica dietro ad un lavoro lungo e difficile. _DSC0150Abbiamo così contattato l’autore, Lorenzo, e concordato un’intervista in cui ci raccontasse questo suo progetto. Ne è nato quello che potete leggere di seguito… certo non vi annoierete.

Ciao Lorenzo, raccontaci di te e del tuo progetto Apuane terre selvagge.

Guarda… è un casino.. davvero. Ho dato tutto, ho fatto tutto quello che era in mio potere fare. Sono sette anni che ci lavoro a tempo praticamente pieno. Il progetto c’è, le foto sono eccezionali, un centinaio di livello pazzesco, tutte scattate da me e spesso in condizioni estreme. Ma è ancora è tutto un casino… eppure il cerchio si sta chiudendo, si deve chiudere.

_DSC2861Lorenzo non riesce a nascondere le fatiche e le frustrazioni. Aiuti ne ha avuti davvero pochi, soprattutto dalle realtà presenti sul territorio per cui invece il progetto potrebbe essere un volano ideale per trainare il rilancio di una delle zone più ricche di biodiversità della penisola ma ancora poco conosciuta, per attrarre un turismo naturalistico ed ecosostenibile, per trasformare la vocazione del territorio, conosciuto nel mondo per gli spettacolari marmi e poco altro.

_DSC3040Lorenzo ci racconta le fatiche, i mesi trascorsi all’addiaccio in capanni da lui costruiti, al freddo soprattutto d’inverno, in condizioni meteo spesso avverse, in punti di appostamento scoperti con passione ed esperienza dove aspettare gli animali selvatici senza mai disturbarli. Ci racconta dei pericoli e delle problematiche legate ad un così interessante ma anche controverso territorio. Sempre solo, anche quando quest’anno, mentre trascinava la sua pulka (slitta) carica di attrezzature (in parte andate perse) uno smottamento del manto nevoso lo ha fatto scivolare in un canalone per oltre 12 metri ed è stato fermato solo da un miracoloso albero, o quando tre anni fa con tre costole incrinate sul campo ha proseguito il suo lavoro senza mai smettere un attimo di sognare._DSC2568Poi però la sua voce stanca non riesce a trattenere l’amore e la passione per questa terra, la sua terra: Ma le Apuane sono bellissime, una terra magica. La biodiversità è estremamente varia con importanti presenze, una molteplicità di ambienti unici e imponenti che ha dato luogo ad endemismi pazzeschi, soprattutto a livello di flora… Ci ho voluto dedicare gli ultimi anni della mia vita e il risultato è incredibile. Ho fotografato le aquile reali, gli astori, le poiane (ma sono presenti sul territorio anche il gufo reale e il falco pellegrino, il primo rarissimo, il secondo difficilissimo da fotografare in modo soddisfacente).

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 Ho inseguito il passero solitario, il picchio muraiolo, il piviere trottolino (immagine di copertina), il codirossone – spesso sfidando la mia paura delle vertigini sui costoni delle cave. Ho osservato i gracchi corallini in combattimento e il merlo acquaiolo mentre si immerge nelle acque del fiume. Ho fissato nelle mie immagini cervi, mufloni, volpi, la faina (avrei potuto fotografarla a casa dei miei a pochi passi dalla mia abitazione e invece ho voluto coglierla nella natura più selvaggia, a 1500 metri s.l.m.)… e poi i lupi, solamente 3 avvistamenti in tutti questi anni, sempre per caso e nei momenti più impensabili.

Ho scelto di dividere il progetto per stagione, approfondendo anche gli aspetti cromatici della natura, dal bianco al blu nelle sue diverse tonalità, dal rosso infuocato al verde. Ho cercato di esprimere anche l’animo poetico e onirico delle Alpi Apuane.

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Cerambicide

 Hai usato solo la macchina fotografica o anche delle fototrappole?

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Poiana

Ho usato soprattutto la macchina fotografica (ho praticamente distrutto due corpi macchina, un’ottica e alcune fototrappole) ma anche alcune fototrappole, di cui una in particolare di qualità. Con questa, tarata al millimetro attraverso tantissimi tentativi, sono riuscito a scattare una foto eccezionale di un lupo, ci ho messo tre inverni e oltre 18 mesi di installazione sul campo! Può sembrare strano ma gli animali selvatici più intelligenti, i lupi in particolare, sono molto diffidenti riguardo alle fototrappole o qualsiasi altra modificazione del loro territorio, per cui le studiano, ci girano intorno e spesso le evitano. Non è affatto facile ottenere grandi risultati, ci vuole tempo e tenacia ma anche molto sacrificio fisico e di testa in quelle condizioni.

Qualcosa vi posso già anticipare da questo mio trailer:

Ci sembra di capire che la tua filosofia di fotografia naturalistica (che è anche la nostra) non sia quella oggi dominante. Spesso oggi si cercano foto straordinarie tecnicamente, con attrezzature tecnologiche costosissime, molto performanti, ottenute in contesti facili come capanni fissi dove la presenza degli animali è quasi scontata. Ci sono anche grandi fotografi che lavorano però diversamente, abbiamo ad esempio appena intervistato Laurent Geslin, il signore delle linci.

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Merlo acquaiolo in attesa di prede

La fotografia naturalistica sta morendo, se non è già morta. Fotografo per passione e non può esistere questa senza il rispetto e la conoscenza, non può esistere passione senza il sacrificio, senza lo studio, senza momenti bui in cui ti perdi letteralmente in quello che sogni di fare e non riesci più a trovare la luce se non nell’attimo in cui realizzi di avercela fatta, forse dopo poche settimane, talvolta nel corso degli anni. Il viaggio diventa parte preponderante del mio lavoro sul campo, non tanto inteso come tale ma come percorso, un utile strumento per imparare a conoscere la natura del mio ego e fondermi con ciò che si eleva attorno a me, ed è qui che mi piace stare, sulle mie montagne o nei sogni  delle terre nel grande Nord o dove ci sia spazio ancora per una fotografia responsabile, sudata, da vivere onestamente e lontana da tutto quello che la sta degradando sui social media, ingoiata dai vari forum e quello che sembra diventato essere una gara perenne per il miglior risultato.  Credo invece che il gusto dominante della massa vada in altra direzione, verso esperienze più standardizzate, dove quello che conta è il risultato, spesso ottenuto nel poco tempo disponibile, da un capanno fisso, in gruppo, tra una sigaretta e l’altra. Non è quello che amo fare, preferisco cercare di offrire esperienze autentiche, alcune mie proposte le trovate ai link qui sotto:

workshops    –   Facebook

Probabilmente questo decreterà anche la mia estinzione!

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Passero solitario

Ma adesso forse ci siamo, il progetto Apuane terre selvagge è ad uno stato avanzato. Che impatto speri possa avere?

Il progetto è praticamente finito anche se dopo quasi un anno di ricerca di fondi o aiuti non ho avuto nessuna risposta positiva, se potrò aggiungere qualche foto spettacolare (mi piacerebbe il tasso, ad esempio) lo farò. Spero che questo libro possa contribuire a valorizzare questa terra meravigliosa, le Alpi Apuane, a difendere questo scrigno di biodiversità ed endemismi, a proteggere alcuni biotopi unici in Italia e forse in Europa, come la palude di Faciomboli, che la trascuratezza, l’eccessiva antropizzazione e la mancanza di vera educazione ambientale stanno cancellando con grande rapidità. Stiamo perdendo qualcosa che non potremo riavere… e questo è drammatico. Queste sono le mie terre, ci sono nato e cresciuto, non posso permettere che vengano distrutte senza lottare.

Foto di Lorenzo Shoubridge

©Tutti i diritti relativi al testo sono riservati, proprietà di Animal Trip

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