La migrazione è quasi finita. La riproduzione è nel pieno. Ogni specie ha qualcosa da fare — e lo fa con una concentrazione che rende questo periodo straordinario.
Tra la fine di maggio e i primi giorni di giugno si apre una finestra naturalistica che non ha equivalenti nel calendario. I migratori transahariani sono arrivati e stanno nidificando, i mammiferi di montagna si mostrano in quota, i grandi trampolieri sono in cova o con i piccoli appena nati. È anche il momento più delicato per molte specie — e per questo è anche quello in cui l’etica dell’osservazione conta di più. Ecco cinque mete italiane per sfruttare al meglio questo periodo, con un occhio sempre alla fauna e uno al rispetto di chi la ospita.
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## 1. Parco Nazionale della Majella (Abruzzo) — Il camoscio con il piccolo e l’orso in movimento
La Majella è uno dei massicci appenninici più ricchi e meno frequentati d’Italia, e a fine maggio offre due spettacoli di raro valore. Il primo è il camoscio appenninico (*Rupicapra pyrenaica ornata*): i piccoli nascono tra la fine di aprile e gli inizi di giugno, e le femmine con i camoscetti sono osservabili sui versanti aperti, in particolare nell’area di Monte Acquaviva e Cima delle Murelle. La popolazione della Majella conta oggi oltre 1300 individui, una delle più importanti e in salute di questa sottospecie endemica dell’Appennino centrale.

Il secondo è l’orso bruno marsicano (*Ursus arctos marsicanus*): vive stabilmente nel settore meridionale dei Monti Pizi, con diversi individui che frequentano sempre più regolarmente anche altre aree della Majella. A fine maggio gli orsi sono pienamente attivi dopo il letargo e si muovono soprattutto nelle prime ore del mattino. Nei boschi, sono presenti importanti colonie appenniniche di gracchio corallino e gracchio alpino, rondone maggiore, aquila reale, picchio muraiolo e falco pellegrino negli aspri valloni calcarei del versante orientale.
**Percorsi e accesso**
La Valle dell’Orfento è il cuore naturalistico più accessibile: il percorso dal Centro Visite al Ponte del Vallone è circa 5 km, con una durata di 3 ore, adatto a escursionisti di tutti i livelli. Le escursioni nella valle richiedono dalle 2 alle 8 ore a seconda del percorso scelto — i percorsi più lunghi richiedono una buona preparazione. Per entrare nella riserva è obbligatoria la registrazione gratuita al Centro Visita di Caramanico Terme. Il Parco offre anche sentieri per famiglie e percorsi accessibili ai diversamente abili, tra cui i sentieri n. 1 di Lama Bianca e n. 21 ai piedi del Colle del Blockhaus.
**Come arrivare:** da Pescara o Chieti si raggiunge Caramanico Terme (PE) in circa un’ora. Punto di partenza per la Valle dell’Orfento è il Centro Visita “Paolo Barrasso” in Via del Vivaio, 1.
**Attrezzatura:** binocolo 10×42, scarpe da trekking impermeabili. Abbigliamento a strati — le quote sopra i 1700 m sono ancora fresche la mattina.
⚠ Etica e specie sensibili
Fine maggio è il periodo del parto per i camosci e di massima vulnerabilità per i cuccioli appena nati. Avvicinarsi alle femmine con i piccoli — anche solo a piedi, su sentiero aperto — può causare stress e abbandono del piccolo. Distanza minima di osservazione: **100 metri**, con spotting scope. L’orso marsicano è una delle popolazioni di mammiferi più a rischio d’Europa: qualsiasi avvicinamento volontario è vietato e pericoloso. Fuori sentiero è severamente sconsigliato.
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## 2. Lago di Vico (Lazio) — Il canneto vivo e i rapaci del bosco vulcanico
La Riserva Naturale Regionale del Lago di Vico, nel viterbese, è uno dei siti lacustri più sottovalutati del Centro Italia. Si trova all’interno di un antico cratere vulcanico, ed è questo che la rende unica: il microclima particolare permette al faggio di crescere a quote insolite, accanto a cerri e castagni, mentre la palude ospita oltre 170 specie di uccelli, molti dei quali nidificanti.

A fine maggio il lago è al suo momento migliore. Il cannareccione segnala il possesso del territorio con un canto aspro e prolungato dal canneto; tra gli aironi si trovano il tarabusino e la sgarza ciuffetto; folaghe e gallinelle d’acqua sono ovunque. Lo svasso maggiore, simbolo della riserva, è in piena fase riproduttiva. I rapaci annoverano il lanario (*Falco biarmicus*), il nibbio bruno, lo sparviero, la poiana, il gheppio e il falco pellegrino. Il falco di palude (*Circus aeruginosus*) è presente come migratore e svernante, ma non come nidificante confermato al Lago di Vico — la sua distribuzione riproduttiva in Italia è concentrata nel Nord e in Toscana. Nei boschi di faggio e cerro intorno al lago vivono barbagianni, allocco, gufo comune e assiolo.
Vale la pena segnalare che il tarabuso (*Botaurus stellaris*) è segnalato come svernante con maschi cantori fino a primavera inoltrata, ma a fine maggio è già in partenza. La moretta tabaccata (*Aythya nyroca*), classificata EN dalla Lista Rossa italiana, frequenta il lago principalmente in inverno e durante i passi migratori; a fine maggio è già partita verso i quartieri di nidificazione dell’Europa orientale. Entrambe le specie non sono da attendersi a fine maggio — ma il lago vale tutto l’anno.
**Percorsi e accesso**
Il lago si gira quasi completamente su strade sterrate e sentieri pianeggianti sul bordo della riserva. Il percorso principale intorno al lago è di circa 10 km totali ma si possono fare tratti brevi fermandosi agli osservatori. Non ci sono dislivelli significativi — adatto a tutti.
**Come arrivare:** Caprarola (VT) è il centro di riferimento, raggiungibile da Roma in circa un’ora (A1 uscita Attigliano o Viterbo). Dal paese si scende verso il lago seguendo le indicazioni per la riserva.
**Attrezzatura:** binocolo essenziale per il canneto. Repellente per insetti — siamo in un ambiente umido a fine maggio. Scarpe comode, non necessariamente da trekking.
⚠ Etica e specie sensibili
Fine maggio è il pieno della stagione riproduttiva per tutte le specie acquatiche. Lo svasso maggiore nidifica direttamente sul pelo dell’acqua in strutture galleggianti molto fragili: **non avvicinarsi con imbarcazioni o dal bordo in punti dove si notano nidi.** Il falco di palude nidifica nei canneti e reagisce allo stress con l’abbandono temporaneo delle uova — restare sui sentieri segnati.
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## 3. Oasi WWF Lago di Burano (Toscana) — La prima oasi d’Italia, viva come non mai
Il Lago di Burano, a Capalbio, è stata la prima oasi gestita dal WWF in Italia, istituita nel 1980. La riserva si estende per circa 410 ettari, di cui 140 occupati dal lago salmastro, separato dal mare da un doppio cordone di dune sabbiose.
A fine maggio l’oasi è in piena attività riproduttiva. Tra le specie più caratteristiche si trovano la folaga, il moriglione, la moretta tabaccata, il falco di palude e il porciglione. Il fratino (*Charadrius alexandrinus*) — piccolo trampoliere in forte declino su scala nazionale — nidifica sulla spiaggia antistante l’oasi: sono state documentate recentemente nidificazioni accertate di questa specie sulla spiaggia dell’Oasi, un segnale importante di spiagge correttamente tutelate e conservate. Nelle macchie retrodunali nidificano passeriformi caratteristici della macchia mediterranea: occhiocotto, magnanina, usignolo.

L’ambiente è straordinariamente vario in pochi ettari: spiaggia, duna con macchia mediterranea, canneto, zona palustre aperta, lembi di foresta con sughere. Per un fotografo naturalista è un posto che può tenere impegnati un’intera giornata.
**Percorsi e accesso**
Il sentiero-natura, attrezzato anche per i diversamente abili, si snoda lungo la duna e si affaccia sul lago con 7 punti di osservazione — sei capanni e una torre di avvistamento. Il percorso principale è di circa 2 km (andata e ritorno). Il piccolo sentiero-natura che porta dal centro visite al lago è percorribile in autonomia negli orari di apertura, mentre l’ingresso nel resto dell’oasi è possibile solo con visite guidate.
**Come arrivare:** Capalbio Scalo (GR), sulla SS Aurelia, uscita km 133 direzione Marina di Capalbio. Poi 3 km verso Chiarone. Indirizzo Centro Visite: Strada Provinciale Litoranea del Chiarone, 35. Per fotografi e birdwatcher, il WWF prevede accessi speciali con prenotazione: contattare direttamente l’oasi.
**Attrezzatura:** teleobiettivo da 400mm o più per i capanni di osservazione. Binocolo indispensabile.
⚠ Etica e specie sensibili
Il fratino è una specie in declino che nidifica direttamente sulla sabbia, con uova mimetiche praticamente invisibili. **Non camminare sulla spiaggia antistante l’oasi al di fuori dei percorsi segnati.** Un uovo calpestato non si vede — ma una nidificazione persa è un danno reale per una specie già in difficoltà. I capanni sono lì apposta: usateli.
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## 4. Riserva Naturale Lago di Tarsia e Foce del Crati (Calabria) — Cicogne, aironi e la Piana di Sibari
La Piana di Sibari è chiamata “il nido delle cicogne” — e non è un’esagerazione. È la principale area di nidificazione della cicogna bianca in Italia: nel 2025 sono nati 107 pulli da 35 coppie nidificanti, e i nidi sono monitorabili anche grazie a webcam. Il Lago di Tarsia e la Foce del Crati formano insieme un sistema di zone umide di straordinario valore, rimasto ai margini dei circuiti naturalistici nazionali nonostante la ricchezza faunistica.

Tra le specie presenti si segnalano la sgarza ciuffetto, la nitticora (con nidificazioni accertate), l’airone bianco maggiore, l’airone guardabuoi, la spatola e, più raramente, il mignattaio (*Plegadis falcinellus*). La cicogna nera (*Ciconia nigra*) compare nei periodi di passo. Tra i rapaci si segnalano il nibbio bruno nidificante, il falco di palude, la poiana e il falco pellegrino. Nei boschi ripali e nella macchia mediterranea della zona collinare vivono la testuggine palustre (*Emys orbicularis*), la testuggine di Hermann, la natrice tassellata e l’ululone appenninico (*Bombina pachypus*). A fine maggio, con caldo già estivo, rettili e anfibi sono molto attivi.
**Percorsi e accesso**
Si accede alla riserva dai due centri visita: nel comune di Tarsia per l’area nord, e di Santa Sofia d’Epiro per l’area sud. I percorsi interni sono su sterrato pianeggiante, adatti a tutti. Il lago si raggiunge facilmente in auto e si può osservare dai bordi senza percorsi impegnativi.
**Come arrivare:** da Cosenza si prende l’A2 e si esce a Tarsia, poi si segue la segnaletica per la riserva. Da Sibari/Corigliano si raggiunge la foce del Crati in circa 20 minuti.
**Attrezzatura:** binocolo e repellente per insetti (fondamentale a fine maggio nella piana). Cappello e protezione solare — siamo in Calabria, il calore è già importante.
⚠ Etica e specie sensibili
Le cicogne nidificano su pali e tralicci in piena vista — il disturbo visivo diretto non è problematico, ma **avvicinarsi alla base dei pali di nidificazione con mezzi o a piedi può causare lo svolazzo difensivo degli adulti e il rischio di caduta dei pulli.** Osservare a distanza. Il fratino nidifica anche qui sulle zone sabbiose della foce del Crati: stesse avvertenze dell’oasi di Burano.
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## 5. Promontorio del Gargano e Foresta Umbra (Puglia) — Gruccioni, caprioli e l’UNESCO tra i faggi
Il Gargano a fine maggio è una macchina naturalistica che gira a pieno regime. Sono state censite oltre 170 specie di uccelli, rendendo questa zona una delle più importanti per il birdwatching in Italia. Il protagonista assoluto di questo periodo è il gruccione (*Merops apiaster*): arrivato dall’Africa sub-sahariana a fine aprile, a maggio è già in cova nelle colonie che scavano gallerie nelle scarpate argillose delle campagne garganiche. Lo si trova facilmente intorno a Manfredonia e lungo le strade che risalgono verso il promontorio — è impossibile non sentirne il richiamo metallico prima ancora di vederlo.
Nella Foresta Umbra, patrimonio UNESCO, tra i mammiferi spicca il capriolo italico (*Capreolus capreolus italicus*), sottospecie endemica dell’Italia centro-meridionale confermata da indagini genetiche: il Gargano ospita uno dei tre nuclei storici principali insieme a Castelporziano e ai Monti di Orsomarso — uno stato di conservazione estremamente precario che rende ogni avvistamento un privilegio. Insieme al capriolo: gatto selvatico, cinghiale e donnola. A fine maggio i caprioli sono in piena stagione riproduttiva. Un’escursione nel mese di maggio nella Foresta Umbra è qualcosa di unico per la melodia degli uccelli: picchio rosso, sparviero, gufo reale, frosone, bigia grossa. Nelle zone umide costiere — Lago Salso e lagune di Lesina e Varano — si osservano spatole, airone rosso, cavaliere d’Italia e falco di palude.

**Percorsi e accesso**
La Foresta Umbra offre 15 sentieri ben segnalati, di difficoltà variabile, accessibili a piedi, in mountain bike o e-bike. L’accesso è gratuito. Alcuni percorsi sono quasi completamente pianeggianti (lecceta), altri richiedono qualche ora. I percorsi più lunghi possono arrivare fino a cinque ore andata e ritorno — da segnalare per chi non è abituato all’escursionismo. I sentieri brevi (1-2 ore) sono adatti a tutti.
**Come arrivare:** dalla A14 (autostrada Adriatica) uscita Foggia o San Severo, poi SS89 Garganica verso Manfredonia e poi Vieste. La Foresta Umbra si raggiunge dalla SP52 interna al promontorio.
**Attrezzatura:** binocolo essenziale. Cappello e acqua abbondante — a fine maggio le temperature nella piana e lungo la costa sono già estive. In foresta è più fresco ma portate comunque acqua.
⚠ Etica e specie sensibili
Fine maggio è il pieno della stagione riproduttiva per il capriolo italico: i maschi sono aggressivi e le femmine con i piccoli (nati a maggio) sono estremamente vulnerabili al disturbo. **Mantenere il sentiero, non inseguire gli animali nel bosco.** Il gufo reale (*Bubo bubo*) nidifica sulle pareti rocciose del Gargano: segnalare ai gestori del parco eventuali avvistamenti di nidi, senza avvicinarsi. Nelle lagune costiere, i cavalieri d’Italia e i fratini sono in cova — le stesse regole già citate: sentieri, capanni, distanza.
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*Fine maggio è il momento più intenso dell’anno per la natura italiana. È anche quello in cui un osservatore responsabile fa la differenza — tra un avvistamento che arricchisce e un disturbo che può costare una covata. Andate, ma andate piano.*
Delmiele Tasso – Foto Ale Zoc
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