Le mille gru di Valmacca contro i cowboy

Due giorni dopo la soffiata di un amico birdwatcher “pare siano arrivate mille gru a svernare in un paese dell’alessandrino” la sveglia suona alle 6 e 15.

Sonno e catatonia, maledico l’idea di un’escursione dopo una cena con amici finita con troppi brindisi. Ma è solo un’ora e mezza di auto e una volta lì siamo nella pianura che più pianura non si può. Quindi è decisamente fattibile, anche se non mi sento pronto fisicamente alla finale olimpica dei 400.

Inoltre, questo straordinario uccello migratore non si trova proprio a bordo strada tutti i giorni…

La gru cenerina o gru euroasiatica (Grus grus ) un tempo abitante della nostra penisola (Boccaccio la cita nel Decameron e Dante nel V canto dell’Inferno, tanto per dire) viene dichiarata estinta come nidificante dagli anni ’20 (chiaramente “per merito” della nostra specie). Per molti decenni nel periodo invernale vengono avvistate solo in Sicilia, Sardegna e alcune zone della Toscana, dove si fermano cautamente a svernare poche centinaia di esemplari. Negli ultimissimi anni, fortunatamente, anche grazie all’inserimento nella lista delle specie protette, è ricomparsa anche in Pianura Padana e io non voglio perdermela. Poi il mio amico ha detto distintamente “mille”, che diamine!

Valmacca, il luogo che mi hanno indicato, è un paesino di mille abitanti che non avevo mai sentito nominare prima, tra Casale Monferrato e Alessandria (sorge vicino al Po).

Uscito dall’autostrada trovo foschia, nubi grigie, qualche garzetta nei campi e – per non farmi mancare nulla – i carabinieri. “Buongiorno, patente e libretto”. “Buongiorno” “Cosa ci fa da queste parti di primo mattino? Dove va?” Mentre come al solito traffico con il cruscotto, cercando i documenti preso dal classico panico da posto di blocco. Il mio cervello ancora assonnato non fa in tempo a bloccare la lingua: “Sto cercando un paese dove sono arrivate le gru…” Il carabiniere si stranisce e vedo che scruta me, l’abitacolo e il mio zainone sul sedile del passeggero. Corro ai ripari prima che pensi di avere a che fare con un pazzo: “le gru sono dei grossi uccelli… voglio fare le foto, sono un fotografo…” La sua espressione fortunatamente cambia, torna gentile: “aaah ok, allora deve andare verso sinistra, in direzione del Po secondo me, lì ci sono i campi e probabilmente ci sono degli uccelli. Buona giornata, non tenga il cellulare sul sedile se no la prossima volta la multiamo”. “Ok grazie, mi scusi”. Riparto.

Si può dire tutto ai birdwatcher, ma non che non siano precisi. E infatti, proprio mentre passo il cartello che indica il comune di Valmacca, sopra la mia testa ecco passare uno stormo di gru in formazione caotica e chiassosa. Non c’è una macchina in giro e ho modo di accostare e abbassare il finestrino. Il loro verso inconfondibile mi arriva subito alle orecchie, saranno una cinquantina, sono enormi. Il tempo di scendere con la macchina fotografica e sono già troppo lontane, volano verso i campi aperti alla mia sinistra.

In quel momento ho due certezze nella mente: la prima è che sì, questo è il posto giusto, la seconda, dovuta in parte a istinto in parte a esperienza, è che le signore dalle gambe lunghe oggi mi scherniranno senza pietà nascondendosi alla mia vista… 

Nel breve tragitto verso un parcheggio in un paese che sembra disabitato in questa domenica mattina sento il loro richiamo da un punto imprecisato nei campi nebbiosi, ma non riesco più a vederle. Mi dirigo a piedi in direzione del Po. Le sento schiamazzare in lontananza, seguo la strada fino ad un argine interno, ci salgo e proseguo; a sinistra campi, mucche e il paese, alla mia destra alberi, altri campi e, anche se non lo vedo, il fiume.

Dopo una decina di minuti oltre al vociare delle gru nell’aria si aggiungono dei suoni molto più forti: spari, tanti e continui, è l’ennesima domenica mattina di caccia. A cosa sparino nemmeno me lo chiedo per non rovinarmi la giornata.

Le mucche pascolano, c’è un uomo con la jeep in mezzo a un terreno arato, il suo cane da pastore appena mi vede comincia a corrermi incontro a tutta velocità; è bello grosso, nessuno lo richiama e la cosa non mi fa stare tranquillo ma al mio primo “ciao bello” comincia a scodinzolare e a saltellarmi felice intorno. L’uomo mette in moto la jeep, lui si mette in allerta e corre di nuovo nei campi.

Le sento, le sento nella nebbia alla mia sinistra ma non ci sono sentieri in quella direzione. Ci sono che puntano verso il fiume, tra i filari di alberi ma da lì continuo a sentire gli spari. Non mi sento a mio agio per nulla. Probabilmente i nostri eroi stanno difendendo l’umanità da un’apocalisse zombie, perché arrivano raffiche come in un film di guerra. Che non venga impedito tutto questo in un areale di svernamento di un animale così delicato è decisamente sconfortante, per non dire di peggio.

La mia speranza è proseguire e lasciarmi i cowboy alle spalle e finalmente trovare un camminamento verso i campi o al limite sbucare al fiume e trovare un altro gruppo di gru. Cammino per quasi un’ora ma la fortuna e le mie previsioni non sono buone. Rimangono solo gli spari. Tra gli alberi una volpe spaventata fugge via e un airone non gradisce la mia presenza e prende il largo. Per il resto, in lontananza solo cani da caccia e cacciatori ritardatari.

Decido di fare dietro front e tornare verso il paese e da lì tentare l’assalto ai campi da un’altra via interna. Maledico la mia strategia quando tornato alla macchina non sento più il richiamo da nessuna parte.  Mi rimetto in auto e torno da dove sono venuto sperando di sorprenderle in qualche campo a bordo strada. Forse non è una grande idea ma in realtà vengo smentito subito.

Evidentemente le nostre amiche hanno una passione per il cartello bianco e nero con la scritta Valmacca, perché appena passato quello le intravedo a qualche centinaio di metri nel campo. Deja-vu della scena vista poche ore prima: accosto dove non creo intralcio e scendo sperando di potermi avvicinare un poco.

Le gru non sono molto confidenti, quindi mi avvicino piano cercando di trovare il giusto compromesso tra una foto decente e la loro tranquillità. Mi fermo a “conversare” con una nutria poi riprendo verso di loro. Sono ancora lontano ma le vedo bene, del resto un volatile alto un metro e venti e che pesa 7 chili non passa proprio inosservato. So però che sul più bello decideranno di volare lontano dalla mia vista e quindi preparo già la reflex. Avanzo di una ventina di metri alla volta, lentamente, poi mi fermo e aspetto qualche minuto, poi ricomincio.

Dopo una decina di minuti succede l’inaspettato. Un’altro stormo enorme appare dal nulla nel grigio del cielo, questa volta le sento e le vedo anche molto bene. Gridano, schiamazzano, si chiamano tra loro e vengono nella direzione mia e del primo gruppo che si mette in allarme e decide di lasciare la terra ferma. All’unisono le vedo agitarsi e poi spiccare tutte insieme il volo per unirsi alle compagne. Non so se siano mille ma sono una marea, abbastanza da non riuscire a capire quante siano…

Con queste zampe lunghissime e queste ali imponenti si alzano con un misto tutto particolare di grazia e goffaggine. Sembrano ballerine sulla luna i cui slanci godono della mancanza di gravità, ma al contempo rimangono impacciate per via della tuta da astronauta…

Stupende e fuori luogo finché non raggiungono una certa quota e si uniscono alle altre e mi passano sopra. Da lì è solo grazia e capisci che è una creatura che trova la sua dimensione perfetta non al suolo, né alla partenza e nemmeno all’atterraggio, ma nel viaggio stesso, nel tragitto che sia verso l’Africa, il nord Europa o la luna.

Le vedo scomparire nella foschia dell’orizzonte e sono felice, adesso posso tornare a casa.

Delmiele Tasso – Foto Ale Zoc

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2 commenti

  1. Ho apprezzato molto questo racconto, dettagli di vita quotidiani che si fondono in una grande passione, e non c’è cena un po’ allegra che riesca a non farci alzare dal letto quando anche una sveglia impietosa ci costringe a lasciare un caldo letto in una giornata uggiosa. Anche le foto di contorno con la nebbie ed i filari della grande pianura mi hanno trasmesso il silenzio del luogo. Gli spari ? Beh la perfezione non è di questo mondo, ma lo sono le eleganti Gru. Grazie.

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