Peter Simon Pallas! Chi era costui?

Sfogliando un qualsiasi manuale di zoologia o leggendo una qualunque rivista naturalistica dedicata alla fauna artica, l’occhio spesso incontra un nome, un nome ricorrente quasi quanto quello di Georg Wilhelm Steller… Peter Simon Pallas. Altrettanto spesso, dopo una breve esitazione (quasi a dire a sé stessi… questo l’ho già sentito) si passa oltre, affascinati da trichechi, narvali, orsi polari… e non si dedica a questa incredibile figura il tempo che meriterebbe.

Ma chi era davvero Peter Simon Pallas? Difficile trovare una sintetica definizione che sia anche esaustiva perché Pallas fu moltissime cose e tutte ad un livello eccezionale, con quella poliedricità tipica del XVIII secolo che oggi sembra irrealizzabile (forse perché siamo sopraffatti da una pericolosa iperspecializzazione che talvolta impedisce una vera visione d’insieme).

Tedesco, nato a Berlino il 22 settembre 1741 e morto nella stessa città l’8 settembre 1811, fu figlio d’un medico importante del tempo, chiamato da Caterina di Russia a Pietroburgo. Studiò scienze naturali a Berlino, Gottinga e Leida, dove si laureò in medicina con una dissertazione sui vermi intestinali. Lavorò per qualche anno nei musei di Olanda e Inghilterra, poi fu chiamato dalla Russia a prender parte ad una spedizione. Partito da Pietroburgo il 21 giugno 1768 si diresse dapprima a Mosca, da dove mosse verso Arzamas e Kazan′, per proseguire fino a Simbirsk, visitando l’antica città di Bolgar. Trascorso l’inverno, visitò la regione dell’Ural, quindi passò sulle rive del Caspio tornando a Oremburgo e poi a Ufa. Ripartì e percorse ampiamente gli Urali visitando le miniere di Ekaterinburg, quindi si recò a Troick, città al limite settentrionale della steppa kirghisa. L’anno successivo continuò il viaggio in Siberia toccando Omsk, Tomsk e Krasnojarsk sullo Jenissei, dove poté studiare le modalità di sfruttamento d’alcune miniere d’oro e d’argento. Ripartito ai primi di marzo 1772, proseguendo verso oriente, traversò il Bajkal (notandovi per la prima volta l’esistenza d’una specie di foca) e arrivò all’Amur. Quindi il lunghissimo viaggio di ritorno, durante il quale studiò le regioni del medio Volga e del Caspio, per fare ritorno infine a Pietroburgo il 30 luglio 1774, sei anni e un mese dopo la partenza. Nominato, per meriti sul campo, diremmo oggi, membro dell’Ufficio topografico russo e nel 1787 storiografo del Collegio degli ammiragli, nel 1793 fu nuovamente inviato nella Russia meridionale e in Crimea, dove visse per qualche anno in un podere regalatogli dall’imperatrice Caterina. Fece poi ritorno a Berlino, dove morì.

Fu evidentemente uno dei più eminenti esploratori del Settecento e raccolse dettagliatissime collezioni zoologiche, geologiche, botaniche, archeologiche ed etnologiche. La sua precisione, unita allo zelo e alla determinazione, ne fanno un punto di riferimento per la scienza del Settecento e per moltissimi studiosi dei secoli successivi. Nella ricerca eccelse soprattutto come zoologo e anatomico comparato: nella sua tesi di laurea sui vermi intestinali sostenne l’origine esterna dei vermi parassiti, contro coloro che li ritenevano nati per generazione spontanea, dalla corruzione degli umori. Ma la sua opera più importante è la descrizione esatta e precisa di un buon numero di animali (specialmente vertebrati) fino allora sconosciuti.

Quali? Beh potremmo citarne molti, ma i più significativi per noi sono sicuramente l’allocco degli Urali (Strix uralensis Pallas, 1771), il cui areale di distribuzione in Slovenia confina con le terre del Friuli Venezia-Giulia e che pertanto talvolta si riesce a osservare anche in Italia, e il gatto di Pallas (Otocolobus manul), che il nostro individuò e descrisse per la prima volta nel 1776, di cui abbiamo parlato recentemente in una bellissima intervista a Claudio Augugliaro e che vive da protagonista una straordinaria sequenza filmica nella Pantera delle nevi.

Prof. Gip. Barbatus

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