Il bramito al Lago Brasimone: il “ruggito” del cervo in amore

Ottobre non è solo mese di castagne e funghi ma, come tutti gli appassionati di natura sanno, anche il periodo del bramito, l’urlo d’amore dei cervi.

È il periodo dove si possono ammirare lotte, corteggiamenti, accoppiamenti e fughe d’amore ed è anche, probabilmente, il periodo più propizio per avvistare i grossi ungulati che, concentrati sulle loro passioni, si curano meno (ma comunque se ne curano) della presenza umana. Una presenza che in tempi antichi li ha resi, probabilmente, forzosamente, animali boschivi e sfuggenti nonostante palchi ingombranti più adatti alle praterie.

All’imbrunire e all’alba, boschi in ogni parte d’Italia risuonano del possente bramito ma per avere la certezza (certezza è comunque un termine azzardato) di avvistarli in campo aperto bisogna fare qualche ricerca. 

Noi ci affidiamo a Paolo Pifferi, guida escursionistica ambientale con una passione evidente proprio per il nostro Cervus elaphus.

L’appuntamento sarà nel Parco Regionale dei Laghi Suviana e Brasimone sull’Appennino bolognese. 

Nei giorni precedenti c’è un fitto scambio di messaggi tra noi e la guida, danno temporali ovviamente… quello che spaventa Paolo non è tanto la pioggia quanto il forte vento, che per sua esperienza non invoglia gli animali a uscire per molto allo scoperto.

Decidiamo comunque di partire, sono gli ultimi giorni disponibili per assistere a questi rituali, ci prenderemo il rischio di un flop e di un raffreddore.

Alloggiamo alla Locanda Gabana che ha solo 4 stanze doppie molto carine e pulite, è in un punto decisamente strategico e, come scopriremo la sera, ha una cucina casereccia fantastica. Lasciate le borse, decidiamo di fare un giro nei dintorni in attesa che cali il sole e che arrivi Paolo per cenare con noi.

Ci accolgono scenari affascinanti con un cielo plumbeo, boschi fitti alternati a grandi prati. Appostati qui e là fotografi armati di “cannoni” in tenuta mimetica, è evidentemente il posto giusto.

Camminiamo per pochi minuti lungo il sentiero fino a quando dal bosco di fronte a noi udiamo chiaro il primo urlo bestiale (gli appassionati di film di lupi mannari come me sentiranno un brivido correre lungo la schiena); ci accovacciamo tra l’erba e aspettiamo mentre una luce spettacolare ci circonda. Tra gli alberi fitti che si inerpicano distanti di fronte a noi sbuca un giovane cervo, bramisce, nella valle di sotto che non vediamo qualcuno gli risponde e lo sovrasta sonoramente. Il giovane rimane immobile e quasi pensieroso per qualche decina di secondi e poi scompare di nuovo alla nostra vista.

Dopo mezz’ora in cui non succede più nulla a parte il rapidissimo passaggio di un gheppio, decidiamo in un tramonto magenta di ritornare sui nostri passi verso le postazioni dei fotografi.

Una volta arrivati avvistiamo molto lontani un maschio con alcune femmine. Tranquilli, bellissimi.

La luce è sempre più fioca e, mentre ci dirigiamo verso la locanda il più silenziosamente possibile, un gruppo di femmine ci appare all’improvviso. Sono veramente vicine, ci fermiamo di nuovo, provo una foto impossibile, senza cavalletto e con gli ISO che chiedono pietà. 

Le cerve (dalla foto sullo schermo di casa scoprirò anche un giovane fusone intrufolato) sorvegliano la nostra partenza brucando qua e là. 

Davanti a un vino rosso della casa sincero e ottimi piatti (tra l’altro per una volta riesco a godermi la serata anche io che sono vegetariano – complimenti al Gabana) ci raggiunge Paolo che ci illustra l’itinerario del mattino seguente. 

Si parte a piedi con il buio alle 5.30. Ovviamente c’è un tempo da lupi (no, non li vedremo nonostante un branco bazzichi da quelle parti), pioggia, raffiche di vento e la luna piena, alleata della nostra visuale notturna, esce solo a rapidi tratti.

Ci si apposta vicino a un’isola alberata, sferzati dagli agenti atmosferici avversi; mi accorgo purtroppo che i miei scarponi non sono così impermeabili come me li avevano spacciati…

Per un’ora il gelo e il nulla, o meglio, in lontananza riconosciamo ombre furtive di cerve, ma ancora troppo lontane e poco illuminate per goderne appieno.

Con le prime luci dell’alba notiamo in basso, molto lontane a qualche centinaio di metri, tre femmine; ci hanno visto da tempo ma sembrano tranquille, quindi Paolo acconsente a spostarci e a scollinare in una zona dove ipotizza ci sia un branco. Mentre ci spostiamo, lenti, risuona un vociare umano nella valle decisamente forte e inaspettato. Alcuni fotografi appostati chissà dove nei pressi delle tre cerve imprecano contro di noi. A quel punto sì che gli animali si mettono in allarme. Lanciamo un cenno di scuse al nulla, poco convinto e ingiustificato. Alcuni fotografi con l’indole più da cacciatore e da collezionista di trofei che da amante della natura dovrebbero rivedere i loro comportamenti… ma chiudo subito qui la polemica.

Dopo un centinaio di metri, protetti da un filare di arbusti e piccoli alberi, Paolo avvista un enorme maschio accovacciato nell’erba. Ci appostiamo. Lui bramisce, si alza, bramisce di nuovo. 

Più in alto sulla destra sbuca dal bosco un’altro maschio seguito da cinque o sei femmine.

È un momento veramente emozionante. Si spostano, perdiamo la visuale, strisciamo più in basso nell’erba fradicia, ecco di nuovo il gruppo… cerco di scattare più foto possibili dimenticando il freddo, gli scarponi ormai zuppi e, a volte, anche le impostazioni della fotocamera.

Sulla collina alle nostre spalle, come apparso dal nulla, noto il grosso maschio (il primo) allontanarsi con due cerve. Le avrà rubate all’harem del rivale? O meglio, si saranno “fatte rubare” visto che nonostante gli sforzi dei maschietti pieni di testosterone, è la femmina alla fine a scegliere e a gestire la partita.

Soddisfatti e infreddoliti giriamo le vele verso la locanda e la colazione. Cerco di asciugare con un phon gli scarponi senza successo, pace, i miei piedi si abitueranno. In auto ci spostiamo verso altre zone. Sentiamo bramire nel bosco, ci infiliamo nel sentiero, tra prugnoli selvatici, biancospino, rose canine e sorbi montani. Due femmine si allontanano, il bosco, ora fitto di querce, è pieno zeppo di impronte fresche. Giriamo per un’ora ma senza successo, gli animali ci hanno sentito e sono saliti, lontano, svanendo dalla nostra visuale.

Giriamo ancora a vuoto per un’ora in boschi bellissimi, poi torniamo a pranzo prima di rimetterci in strada verso casa.

Che escursione fantastica, grazie Paolo, grazie cervi!

Delmiele Tasso – Foto Ale Zoc

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