Un gallo dove osano le aquile. Sulle montagne svizzere col Fagiano di Monte

Animal target: Gallo Forcello  Periodo: marzo

Pronto?

Ciao, questo week-end andiamo in un rifugio sopra la Val Verzasca, vieni?

Stavolta i miei amici montagnini non mi fregano, l’ultima volta all’Alpe Veglia mi stava venendo un infarto da quanto ho camminato.

No, non ce la faccio questa settimana ho del lavoro da finire…

Ho letto su un sito che lì ci sono i galli cedroni…

I galli cedroni? Sei sicuro?

No aspetta… l’altro… il Gallo Forcello!

Ah…

Si son fatti furbi; mi hanno fregato di nuovo.

Si sale quasi fino alla fine la Val Verzasca, dove scorre il torrente Verzasca con le sue acque dalla limpidezza sconvolgente esaltate dalle rocce metamorfiche e si arriva a Frasco; lì si parcheggia l’auto di fronte alla chiesetta e, ben indicato, comincia il sentiero che sale sui monti alla nostra destra.

Zaino pieno, con macchina fotografica, viveri per il tragitto, termos, vestiti di ricambio e ciaspole si parte subito con una buona pendenza giusto per farmi capire che per me non sarà una passeggiata. Su internet è classificato come sentiero per camminatori allenati, 3 ore di percorso, quindi 4 per me che mi fermerò a riposare ogni tanto con la scusa delle foto al panorama.

La prima tappa è in una delle ultime casette prima che ci si inoltri nel bosco pieno. Lì ci aspetta il custode per chiavi e raccomandazioni.

_DSC6800Abbiamo prenotato qualche giorno prima, cercando i contatti sul sito capanneti.ch dopo averne letto sul sito di escursionismo Hikr; pare che ci saremo solo noi cosa che non mi dispiace affatto. Il custode ci avvisa che l’acqua non c’è, ma ce lo aspettavamo, in cima persiste ancora neve e le tubature sono ghiacciate; ci garantisce che legna ce n’è in abbondanza e che, a parte l’ultima mezzora di tragitto, non troveremo neve alta.

Ripartiamo, il sentiero sale poco gentilmente, in effetti la definizione “camminatori allenati”(non esperti) rende bene visto che le mie gambe maledicono la giornata ma le mie vertigini non si palesano. Ho comprato delle bacchette da trekking e, anche se passo la seconda ora di salita a trovare una posizione comoda e a capire come non sbatterci contro la reflex appesa al collo, mi convinco che sono di certo l’acquisto migliore del mese visto che danno un aiuto visibile al mio incedere da passeggiatore della domenica. Più si sale e più i panorami diventano memorabili con la vallata ai nostri piedi e le montagne che sembrano a portata di mano. Nel percorso ci si imbatte in numerose impronte di camoscio e in cacche dalle svariate forme e colori che non riconosciamo (ad eccezione di una distesa di feci di capre nere della Val Verzasca presumibilmente). Pausa spuntino nei pressi di uno scheletro d’albero cavo abbattuto dai fulmini, foto da turisti di rito e ripartiamo con il mio fisico che impreca ma con l’animo che gioisce. Il bosco alle terza ora diventa più fitto e la neve comincia ad apparire con più insistenza. Decidiamo che comunque non è abbastanza alta da indossare le ciaspole, da una parte la cosa mi rammarica visto che non ho mai ciaspolato ma dall’altra mi dico che è meglio così vista la stanchezza che sta diventando abbastanza intensa.

Improvvisamente, senza preavviso, a 5 metri da noi, sfreccia un grosso proiettile nero tra i tronchi degli alberi, “è un uccello certo, ma cosa diavolo era?” “era bello grosso!” Era un Gallo Forcello? Non ne siamo sicuri.

Dopo qualche centinaio di metri avvistiamo la bandiera svizzera che sventola in alto. Un ultimo strappo devastante nella neve che faccio solo grazie all’entusiasmo di quell’unico avvistamento misterioso e siamo al Rifugio Costa. La visuale è abbagliante, siamo circondati da montagne innevate, alberi abbarbicati sulle rocce, di fronte al rifugio un ampio prato scosceso che punta verso valle che è l’ideale- penso tra me e me -per le esibizioni e le battaglie tra pretendenti che il Fagiano di Monte (o Gallo Forcello) compie in questo periodo(da fine marzo a maggio-giugno a seconda delle zone). L’Arena di canto, viene chiamata in gergo, dove i maschi si danno un gran daffare per conquistare le femmine.

Il Lyrurus tetri della famiglia dei Phaesanidae per chi ama la terminologia scientifica,  un tempo era diffuso in tutte le alpi ma oggigiorno è molto più difficile da avvistare se non in alcune zone specifiche. Nel versante svizzero pare sia più frequente incontrarlo e spero che la fortuna sia con me in questa breve escursione.

Il rifugio è ben tenuto e pulito, alla svizzera diciamo, il bagno utilizzabile è fuori a diverse decine di metri ma poco male, legna molta, stufa in perfette condizioni. Ci accorgiamo però da subito che la corrente elettrica salta di continuo. Telefoniamo al custode che è un vero montagnino, insomma non uno che ha tempo da perdere con queste facezie… ma alla fine impietosito da una certa nostra insistenza ci spiega come aprire la porta e accedere al contatore nella sala caldaia. Proviamo. Niente, non funziona. Pace, sarà ancora più wild. Ci si gode il panorama, si sente in lontananza una sorta di tubare come di colombi ma più intenso, un wuuu ffuuu molto particolare che non ho mai sentito. Che sia il gallo forcello?

_DSC6956Alle nostre spalle oltre le cime delle montagne si scorgono delle sagome in volo, enormi, probabilmente aquile , troppo lontane per esserne certi ma abbastanza vicine per godere dello spettacolo. Dopo un paio d’ore ci si organizza per la nottata, si accende la stufa per scaldare il rifugio e asciugare le mie scarpe malconce dopo anni di sfruttamento e le calze ormai fradice; si riempie la pentola con la neve per fare la pasta. Prima che il sole cali decidiamo di non usare il fornello a gas ma di accendere un secondo fuoco per cucinare e scaldarci fuori dall’abitazione; non sarebbe necessario forse, ma staccarsi da quella vista è un peccato. La legna è buona e il fuoco prende in fretta; quando è già buio la fiamma fa da catalizzatore, è ipnotica e la sua bellezza ancestrale ci fa ritrovare tutti e tre li di fronte, nonostante il freddo cominci a farsi sentire. E’ una specie di rito non dichiarato che ci avvicina ancora di più alla montagna e alla vita all’aria aperta seppur per una notte sola. Anche il sugo per la pasta su quel fuoco viene straordinariamente buono; forse sarà solo suggestione ma è anche per quello che siamo saliti fino a qui a 2000 metri, per le suggestioni. Tutti una volta ogni tanto hanno il diritto di sentirsi David Crockett.web_DSC6992

Nel frattempo per ovviare al problema luce ci siamo organizzati con candele trovate sul posto e con delle torce a led che mi ero portato per provare a sperimentare qualche foto notturna. Intanto nel cielo una stellata di quelle che solo in alta montagna si possono trovare comincia ad accendersi. La luna non è ancora salita oltre le vette quando decidiamo che è ora di dormire e per questo abbandono l’idea di una gita notturna alla ricerca di animali.

Alle 6 del mattino maledicendo la mia vescica mi sveglio e decido che il freddo fuori non è un buon motivo per soffrire oltre. I miei compagni dormono. Prima di uscire per un colpo di genio o per abitudine afferro la reflex; faccio solo due passi fuori dall’uscio e mi accorgo che il tubare del pomeriggio precedente ora, è molto più presente, mi blocco e cerco di aguzzare la vista nella direzione del prato. Questa volta ci siamo.

web_DSC7006Sono lì e ne intravedo la testa nera con gli occhi sovrastati di rosso intenso che appare e scompare. Sono due maschi (la femmina ha un piumaggio completamente diverso bruno-grigiastro con striature bianche e nere); si stanno confrontando nell’arena. Il prato è scosceso e non riesco a vederli bene ma so che se mi avvicinassi di più li disturberei e scapperebbero, così, rimango fermo come un manichino con la mia improbabile tuta rossa che uso come pigiama. Finalmente dopo una ventina di secondi in lontananza ne vedo uno salire verso di me, riesco a scattare due foto ma il mio errore principale è quello di fare due passi indietro verso la porta con l’intenzione di svegliare i miei soci. È un istante e con insospettabile rapidità quei due uccelli massicci volano rapidi verso il bosco. Si quello di ieri era lui.

La mattinata la dedico intorno al rifugio speranzoso ma nessun animale si fa sorprendere dal mio sguardo. Trovo solamente nel prato, nei presi dell’arena dei maschi, dei ciuffi di peli bianchi soffici e delicati. Un ermellino in muta invernale senza ombra di dubbio ma che di certo non ha intenzione di farsi scoprire.

web_DSC7026Nel primo pomeriggio si affronta la discesa ancor più faticosa ma allietata dall’incontro con un camoscio per nulla spaventato da noi nel bosco e da un ramarro nelle vicinanze dell’auto che raggiungiamo dopo qualche ora.

Devo decisamente rimettermi in forma, queste gite sulle Alpi sono un’esperienza da rifare più e più volte…

Delmiele Tasso

Foto Ale Zoc

©Tutti i diritti relativi a testo e immagini sono riservati, proprietà di Animal Trip

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