Settembre in Italia: 5 mete per chi sa dove guardare

Settembre è uno di quei mesi che dividono: per molti turisti è la fine, per i naturalisti è l’inizio di qualcosa. I migratori post-riproduttivi si mettono in moto verso l’Africa, a fine mese i cervi cominciano il corteggiamento nei boschi e le zone umide tornano a riempirsi dei primi svernanti. È anche uno dei periodi più comodi dell’anno per uscire: meno gente, temperature gestibili, luce laterale morbida per foto più poetiche. Cinque mete per settembre, con tutto quello che c’è da vedere — e da rispettare.

1. Foresta Casentinese (Toscana/Emilia-Romagna) — Il bramito che rimbomba nella notte

Il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna ospita una delle popolazioni di cervo nobile (Cervus elaphus) più dense d’Italia: circa duemila individui (la stima  del parco più recente è di 2000 esemplari), dei quali 400 sono maschi adulti in età riproduttiva. A partire dalla metà di settembre — a volte anche prima, a seconda delle temperature notturne — i maschi cominciano il bramito, il verso rauco e possente con cui marcano il territorio e sfidano i rivali. È uno degli eventi faunistici più spettacolari d’Europa, e la Casentinese è uno dei posti migliori in Italia per viverlo.

Il parco organizza ogni anno, intorno alla terza e quarta settimana di settembre, il censimento ufficiale al bramito aperto ai volontari — un’esperienza notturna di rara intensità, con decine di postazioni di rilevazione sparse nei fondovalle più remoti. Non sono uscite turistiche: si lavora sul serio, a fianco dei tecnici, e ci si iscrive in anticipo sul sito del parco. Oltre ai cervi, nei boschi vivono 12-13 branchi di lupi appenninici oltre che caprioli, daini; l’aquila reale e il gufo reale nidificano nel parco.

Percorsi e accesso Il parco offre sentieri per tutti i livelli. Per il bramito, le zone migliori sono i fondovalle del versante toscano, in particolare l’area intorno a Camaldoli e Badia Prataglia, e il versante romagnolo verso la foresta di Campigna. I sentieri notturni del censimento si svolgono fuori dai percorsi turistici standard. Di giorno, molti sentieri sono brevi e adatti a tutti.

Come arrivare: da Arezzo si sale verso Poppi, poi Badia Prataglia o Camaldoli (circa 40 minuti). Da Forlì, il versante romagnolo si raggiunge via Bagno di Romagna.

Attrezzatura: abbigliamento caldo per le uscite notturne di fine settembre — le temperature nei fondovalle appenninici scendono anche a 5-8°C. Torcia frontale. Binocolo per le osservazioni all’alba.

⚠ Etica e specie sensibili Il bramito è un periodo di altissimo stress fisiologico per i maschi: non vanno avvicinati, inseguiti o disturbati con richiami artificiali. Restare sui sentieri e aspettare: è la foresta che si fa trovare, non il contrario. 

2. Foresta di Tarvisio e Laghi di Fusine (Friuli-Venezia Giulia) — Bramito alpino e lontra ritrovata

La Foresta di Tarvisio è uno dei complessi forestali più intatti delle Alpi italiane — faggi, abeti bianchi, abeti rossi, larici che a settembre cominciano a virare verso il giallo. È anche una delle foreste faunisticamente più ricche: cervo, capriolo, camoscio, stambecco alle quote più alte, orso bruno presente con segnalazioni sporadiche, lupo in espansione. Ma il dato più sorprendente riguarda la lontra (Lutra lutra): scomparsa intorno al 1950, è tornata spontaneamente e nell’area dei Laghi di Fusine si trova oggi uno dei pochi nuclei riproduttivi delle Alpi italiane. Non è un avvistamento facile — la lontra è notturna e schiva — ma la sua presenza è confermata. Anzi dai diciamola tutta, vederla è quasi impossibile, ma la bellezza di scorgere qualche traccia, di percepirne la presenza, di sapere che forse poche ore prima era proprio lì dove buttiamo lo sguardo è comunque un’esperienza da fare.

A settembre il cervo è in bramito anche qui, da metà mese in poi, con i richiami che si diffondono nelle valli al tramonto e all’alba. I Laghi di Fusine — due specchi d’acqua glaciale ai piedi del Mangart — sono il punto di partenza per le escursioni: il percorso fino al Rifugio Zacchi (dislivello 450 m, almeno 3 ore e mezza andata e ritorno) è uno dei cinque sentieri italiani più citati per ascoltare il bramito in ambiente alpino.

Percorsi e accesso Il giro dei due laghi (Inferiore e Superiore) è un percorso facile, circa 4 km, senza dislivelli significativi — adatto a tutti. Il sentiero per il Rifugio Zacchi è classificato T/E (turistico/escursionistico), tre ore andata e ritorno, nessuna difficoltà tecnica ma richiede scarpe adeguate. Settembre è il mese migliore: meno gente dell’estate, luce ancora buona, fauna attiva.

Come arrivare: autostrada A23, uscita Tarvisio, poi seguire le indicazioni per i Laghi di Fusine (circa 10 minuti). Parcheggio a pagamento al lago.

Attrezzatura: scarpe da trekking, abbigliamento a strati. Binocolo. Per chi vuole tentare la lontra: uscita all’alba con spotting scope puntato sulle sponde dei laghi e dei canali — molta pazienza.

⚠ Etica e specie sensibili La lontra è una specie in recupero, con un nucleo riproduttivo fragile. Non avvicinarsi alle sponde dei laghi nelle ore notturne nelle zone segnalate come sensibili. Il cervo in bramito: stesse regole della Casentinese — distanza, silenzio, nessun richiamo artificiale.

3. Stretto di Messina / Monti Peloritani (Calabria/Sicilia) — Il corridoio dei rapaci

Lo Stretto di Messina è considerato uno dei 28 luoghi più importanti al mondo per le migrazioni dell’avifauna — il più importante in Europa. Il fenomeno primaverile (marzo-maggio) è quello più citato e più spettacolare, con oltre 60.000 rapaci censiti in due mesi. Ma in settembre c’è il viaggio di ritorno: i falchi pecchiaioli (Pernis apivorus), i nibbi bruni (Milvus migrans), le albanelle e i falchi di palude riattraversano lo Stretto diretti verso l’Africa. La migrazione autunnale è meno concentrata della primaverile — le rotte si disperdono su un fronte più ampio rispetto alla risalita — ma i movimenti sono reali e visibili, con migliaia di individui in transito nelle giornate di vento favorevole.

Il punto di osservazione migliore è la dorsale dei Monti Peloritani, in particolare l’area di Dinnammare (1.127 m) e il promontorio di Capo Peloro-Faro sul lato siciliano. I rapaci volano basso, sfruttando le termiche ascensionali sulle creste — in certe giornate si è letteralmente in mezzo agli stormi. A settembre passano anche gruccioni (Merops apiaster) in stormi numerosi, visibili e rumorosi nelle campagne intorno a Messina.

Vale la pena sapere che lo Stretto è storicamente uno dei principali “black spot” italiani per il bracconaggio ai rapaci migratori. Oggi la presenza di volontari di Associazione Mediterranea per la Natura, WWF e LIPU durante la stagione migratoria ha ridotto drasticamente il fenomeno — ma non eliminato.

Percorsi e accesso Dinnammare è raggiungibile in auto dalla periferia di Messina in circa 30 minuti. Capo Peloro si raggiunge dall’uscita autostradale Messina Nord. Nessun percorso impegnativo — sono essenzialmente postazioni di osservazione panoramica.

Come arrivare: da Messina centro verso Dinnammare seguendo le indicazioni per i Monti Peloritani. Per il Faro, SS113 direzione Capo Peloro.

Attrezzatura: binocolo potente (10×42 o 10×50). Spotting scope per i fotografi. Abbigliamento a vento — le creste dei Peloritani sono esposte.

⚠ Etica e specie sensibili I rapaci migratori transitano lungo corridoi precisi e qualsiasi disturbo visivo o sonoro nelle aree di decolla può deviare i flussi. Non usare droni nell’area — è vietato e causa dispersione degli stormi. Segnalare alle associazioni locali (MAN Messina) qualsiasi episodio di bracconaggio osservato.

4. Riserva di Vendicari (Sicilia) — L’ultima sosta (o quasi) prima dell’Africa

La Riserva Naturale Orientata di Vendicari, nei pressi di Noto in provincia di Siracusa, occupa 1.500 ettari di costa siciliana sud-orientale. Si trova a circa 350 km dalle coste africane ed è l’ultima zona umida di rilievo prima della traversata del Canale di Sicilia: per gli uccelli acquatici in migrazione autunnale, è la penultima tappa. Ospita oltre 240 specie censite tra migratori e nidificanti — circa il 35% di tutte le specie italiane.

A settembre inizia la stagione migratoria autunnale: i primi movimenti si notano già da fine luglio con i limicoli — pettegola (Tringa totanus), combattente (Calidris pugnax), piovanello (Calidris ferruginea), gambecchio (Calidris minuta), cavaliere d’Italia (Himantopus himantopus) e il corriere piccolo (Charadrius dubius) — che sostano nei pantani fangosi. In settembre arrivano i grandi stormi di garzette (Egretta garzetta) e aironi cenerini (Ardea cinerea), mentre i fenicotteri rosa (Phoenicopterus roseus) sono già atterrati in abbondanza. La spatola (Platalea leucorodia) e l’airone bianco maggiore (Ardea alba) diventano più visibili tra settembre e ottobre. Va detto con onestà: il picco di concentrazione a Vendicari è la seconda metà dell’autunno e l’inverno — settembre è l’apertura della stagione, non il suo apice. Ma è comunque un posto straordinario, e con meno gente dell’estate. Vogliamo poi dimenticarci che in Sicilia a settembre lo snorkeling è ancora ampiamente e piacevolmente fattibile?

Tra i rettili, la testuggine di Hermann (Testudo hermanni) è ancora attiva a settembre nella macchia mediterranea.

Percorsi e accesso Il sentiero principale corre lungo la duna costiera ed è quasi completamente pianeggiante. Il percorso blu (da Eloro a Calamosche) è circa 6 km totali — facile, adatto a tutti. Sei capanni di osservazione e una torre di avvistamento. Nessun dislivello significativo.

Come arrivare: da Noto si scende verso la costa seguendo le indicazioni per Vendicari (circa 15 minuti). Da Siracusa, circa 40 minuti sulla SS115. Parcheggi nei pressi della riserva.

Attrezzatura: binocolo. Teleobiettivo per la fotografia. Cappello e protezione solare — in Sicilia a settembre fa ancora molto caldo nelle ore centrali. Scarpe comode (non necessariamente da trekking). Beh, vi consiglio anche il costume da bagno!

⚠ Etica e specie sensibili Le aree di alimentazione dei limicoli sui pantani fangosi sono estremamente sensibili: camminare fuori dai sentieri segnati disturba gli uccelli durante la sosta migratoria, compromettendo la loro capacità di ricostituire le riserve energetiche per la traversata. Una singola interruzione dell’alimentazione in un limicolo esausto può essere letale. Restare sui sentieri e usare i capanni.

5. Parco Regionale della Maremma / Uccellina (Toscana) — Daini, falco pescatore e i primi migratori costieri

Il Parco Regionale della Maremma — noto anche come Parco dell’Uccellina — è uno dei parchi costieri più importanti d’Italia, con 9.000 ettari tra i Monti dell’Uccellina, la foce del fiume Ombrone e le Paludi della Trappola. Settembre è il momento migliore per visitarlo: i turisti estivi sono spariti, la fauna riprende ritmi più liberi, e le zone umide cominciano ad animarsi per la migrazione autunnale.

I mammiferi sono il punto di forza del parco in ogni stagione. Il daino (Dama dama) si vede con facilità nelle radure, specialmente all’alba. Il cinghiale maremmano — sottospecie autoctona dell’Italia centrale, più piccola del cinghiale dell’Europa centrale, riconosciuta dall’Associazione Teriologica Italiana ma con purezza genetica oggi discussa a causa dell’ibridazione con esemplari alloctoni introdotti per la caccia — frequenta i boschi di lecci e sughere. Il capriolo è presente ma più schivo. Tra i carnivori ci sono il gatto selvatico, la martora, il tasso e l’istrice. A settembre, con la vegetazione ancora densa, le ore di alba e tramonto sono i momenti più produttivi.

L’avifauna è ricca di oltre 270 specie: il falco pescatore (Pandion haliaetus) — la Maremma ospita la coppia nidificante storica del Parco, frutto di un progetto di reintroduzione avviato nel 2006, oggi parte di un nucleo di 10 coppie italiane di cui 8 in Maremma toscana — a settembre è osservabile mentre si prepara alla migrazione verso l’Africa o come individuo in transito dalle popolazioni nordeuropee, ancora attivo in caccia sopra le acque dell’Ombrone e dei canali. A settembre alle Paludi della Trappola cominciano ad arrivare i primi migratori autunnali: garzette, aironi bianchi maggiori. 

Percorsi e accesso Il parco ha una rete di sentieri ben organizzata con accesso regolamentato: alcuni percorsi (in particolare quelli che scendono alle spiagge) richiedono prenotazione. Il sentiero A5/A6 da Alberese verso l’interno è classificato facile, circa 2 ore, ottimo per i mammiferi. I sentieri più lunghi verso le torri costiere (A1, A2) richiedono 4-5 ore — da segnalare per chi non è abituato all’escursionismo.

Come arrivare: il centro visita del parco è ad Alberese (GR), raggiungibile dall’autostrada A12 (uscita Rosignano o Grosseto Nord) o dalla SS1 Aurelia. Da Grosseto sono circa 15 minuti.

Attrezzatura: binocolo. Scarpe da trekking. Repellente per insetti — settembre in Maremma può ancora essere caldo e umido nei fondovalle.

⚠ Etica e specie sensibili Il falco pescatore conta oggi 8 coppie nidificanti in Italia, 6 delle quali in Maremma — frutto di decenni di lavoro di conservazione. A settembre la stagione riproduttiva è conclusa, ma ogni disturbo agli individui in fase pre-migratoria si traduce in energia bruciata in un momento critico. Non avvicinarsi alle piattaforme di nidificazione segnalate anche fuori stagione: la scelta del sito l’anno successivo dipende dalla tranquillità del posto. Alle Paludi della Trappola, i limicoli e gli aironi in sosta migratoria non vanno disturbati dai bordi dei canali: usare i capanni di osservazione disponibili nell’area. I cinghiali con piccoli, ancora presenti a settembre, possono essere aggressivi: mantenere la distanza e non alimentarli.

Delmiele Tasso – Foto Ale Zoc

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