Diari – Faccia a faccia con l’arvicola rossastra

Passeggiando nei boschi, soprattutto nei boschi più vecchi, può accadere di scorgere un improvviso movimento tra le radici degli alberi o tra le pietre: ecco un musino vispo, due occhietti che osservano ogni movimento per poi sparire dentro cavità e cunicoli del terreno: è l’arvicola rossastra (Myodes glareolus), un piccolo roditore dei boschi legato agli ecosistemi forestali dove è presente un denso strato arbustivo, costituito da specie variegate, e abbondante lettiera.

L’arvicola predilige le aree boschive ben mature, a regime climatico non troppo caldo, pertanto si trova in prevalenza in aree montane, mentre risulta assente nelle aree costiere, e nelle pianure. Ad esempio, trova un habitat favorevolissimo nelle vetuste faggete del Parco Nazionale d’Abruzzo, celebri per gli orsi marsicani, i lupi, i camosci appenninici (leggete qui la straordinaria vita dei camosci più eleganti del mondo!) ma dove è sicuramente più facile incontrare questi vivacissimi roditori.

Queste ben definite esigenze climatiche sono utili anche in paleoclimatologia, in quanto i ritrovamenti fossili di arvicola in determinati strati di fossili forniscono precise indicazioni sulle condizioni climatiche della zona in periodi remoti.

Come molti roditori, l’arvicola ha una dieta varia che include gemme, foglie, semi, frutti, ma anche insetti e altri invertebrati.  È attiva sia di giorno che di notte, soprattutto al crepuscolo. La stagione dell’accoppiamento va da aprile a settembre e si possono avere tre o anche più parti durante l’anno. Nel periodo primaverile e autunnale, la femmina dà alla luce dai 3 ai 5 piccoli, in qualche caso anche di più. La durata della vita in natura mediamente supera di poco l’anno (in cattività l’età massima registrata è di 4 anni).

Le arvicole scavano complessi sistemi di gallerie sotto terra o sotto il fitto strato di foglie. Durante l’inverno conservano il cibo nelle tane sotterranee. Le popolazioni si moltiplicano nelle stagioni in cui vi è grande produzione di frutti come le faggiole (periodo di “pasciona”, in genere ogni 3 o 4 anni), per poi ritornare a livelli minimi nelle annate sfavorevoli.

Per l’Italia sono state descritte sino ad ora quattro sottospecie di arvicole rossastre: M. g. nageri (Schinz, 1845), M. g. hallucalis(Thomas, 1906), M. g. gaganicus (Hagen, 1958), M. g. curcio (von Lehmann, 1961). Il quadro è, tuttavia, ancora incompleto e necessita di ulteriori approfondimenti morfologici e genetici.

L’arvicola rossastra rappresenta una fonte primaria di nutrimento per numerosi predatori: barbagianni, allocchi, falchi e altri rapaci notturni e diurni, m anche donnole, ermellini, volpi e altri mammiferi di medie dimensioni che abitano le zone boschi; non da ultimo le arvicole sono predate anche da serpenti, come le vipere.

Correlazioni trofiche: le popolazioni di Myodes glareolus sono strettamente legate alla disponibilità di cibo, come detto in particolare le faggiole (frutti del faggio), e i loro picchi di abbondanza causano una risposta numerica dei predatori, che a loro volta aumentano il successo riproduttivo. In sintesi, l’abbondanza di arvicole sostiene l’intera catena alimentare superiore all’interno dell’ecosistema forestale.

L’arvicola rossastra è una specie utilizzata negli studi di monitoraggio ambientale come bioindicatore della qualità dell’habitat e della salute dell’ecosistema forestale.  

Testo di Luca Alberini e Angelina Iannarelli, foto di Angelina Iannarelli

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