Il canto d’amore della rana temporaria

Puntualmente, ogni anno, il miracolo si compie. Centinaia, migliaia di rane rosse – le rane alpine (Rana temporaria) – si svegliano dal torpore invernale e raggiungono contemporaneamente i luoghi di riproduzione: stagni, piccoli laghi, pozze più o meno profonde. È la stagione della riproduzione: apparentemente dal nulla, le superfici prima quasi immobili dei piccoli specchi d’acqua diventano increspate dai continui movimenti delle rane che salgono a respirare o rimangono immobili con la testa fuori dall’acqua, tra le dense ovature deposte e fecondate.

Le uova di rana temporaria si presentano come densi ammassi gelatinosi. Sono molto diverse dalle ovature di rospo comune (Bufo bufo) con cui spesso condividono gli spazi

Uova di rospo, nella consueta configurazione filiforme (foto di Angelina Iannarelli, tratta da Nel meraviglioso mondo degli anfibi: la magia della riproduzione negli anuri)

La forza dell’amore è implacabile, non è raro assistere a veri e propri grovigli di maschi che “abbracciano” la stessa femmina, talvolta addirittura impedendole di risalire a respirare e quindi condannandola alla morte.

Rane temporarie nella stagione degli amori. Il maschio – sopra come molto spesso tra gli anuri – “abbraccia” la femmina nel cosiddetto amplesso nuziale: la cinge con le zampe anteriori all’altezza delle ascelle per avere una presa ben salda in modo da poter fecondare esternamente le uova nel momento in cui vengono deposte in acqua. Nei maschi, a questo fine, nella stagione riproduttiva si sviluppano cuscinetti ruvidi, detti calli nuziali, per una presa più forte

Ma la cosa più incredibile – oltre alla varietà di colori dei singoli individui: nessun altro anfibio europeo mostra una variabilità di colorazione e punteggiatura maggiore – è il canto. Nel silenzio della natura il gracidio delle numerosissime rane si trasforma in un ininterrotto canto d’amore, indimenticabile per chi ha la fortuna di ascoltarlo anche solo una volta.

Rane temporarie nella stagione riproduttiva: si noti la marcata differenza di colori. La femmina, sotto, decisamente gravida di uova, presto si recherà in acqua per la deposizione, implacabilmente abbracciata dal maschio, a meno che non subentrino rivali più forti

Assistervi – in rispettoso silenzio e senza arrecare alcun disturbo – è questione di timing: tutto inizia e si conclude in pochissime settimane. Sembra incredibile ma laddove c’era silenzio improvvisamente esplode la vita. Ma così come tutto è iniziato, rapidamente finisce.

Noi abbiamo avuto la fortuna di scoprire uno di questi stagni sul versante meridionale del Parco del Campo dei Fiori, dove purtroppo gli habitat adatti non sono così frequenti, e anche quest’anno non ci siamo persi lo spettacolo.

Il piccolo specchio d’acqua si apre tra la vegetazione

Il piccolo stagno, caotico nella sua vegetazione tra cariceti e boschi igrofili, ha equilibri molto delicati: oltre ai problemi di progressivo interramento, in base alla quantità di pioggia caduta può essere quasi secco o molto esteso e questo naturalmente ha un impatto enorme sul successo riproduttivo delle rane (da un lato, non è raro vedere ovature deposte in troppa esigua quantità d’acqua e destinate a seccare dopo soli pochi giorni di caldo, dall’altro troppa acqua rende l’ambiente poco protetto).

Dettaglio della vegetazione igrofila, habitat ideale per le rane rosse (e per diversi altri anfibi segnalati nel parco: tritone crestato italiano meridionale (Triturus carnifex), tritone punteggiato (Lissotriton vulgaris), salamandra pezzata (Salamandra salamandra), rana agile (Rana dalmatina) e rospo comune (Bufo bufo)

Quest’anno le piogge piuttosto regolari dell’inverno – nonostante la pochissima neve, ahimé una tradizione legata al recente cambiamento climatico – hanno favorito la stagione riproduttiva delle rane rosse.

Ma ora tutto tace… aspettiamo il rinnovarsi del miracolo il prossimo anno!

Prof. Gip. Barbatus

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